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Post - Rickard

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Firpo
Citazione
Interessante lettura.
Grazie

Citazione
Ma i metodi di Fisk erano già violenti e coercitivi nei confronti della popolazione di quella stessa Hell's Kitchen che lui diceva di voler salvare (lavorava con i russi che trafficavano in esseri umani e non solo...). Visto che citi I did it for me è lo stesso Fisk a pronunciare questa frase quando dice di avere ucciso il padre non per proteggere la madre ma per sé (dice proprio I did it for me).
Esatto. Lui lo dice perché non vuole "farsi illusioni". non vuole trovare giustificazioni per un atto che in realtà era piuttosto comprensibile e giustificabile. Un bambino abusato dal padre violento che sta pestando a morte la madre. Chi non giustificherebbe? E invece no. Lui inizia dicendo I did it for me, non lo dice alla fine, come di solito avviene. Non è una realizzazione frutto del superamento di una lunga negazione.

Fisk sa chi è e cosa ha fatto. Il suo I did it for me è una enorme presa di responsabilità, un volersi sempre ricordare cosa ha fatto e perché l'ha fatto.

Cosa ben diversa da Matt, che si getta a più riprese fra le braccia del prete e tira in ballo Dio e il Diavolo per descrivere le sue azioni e motivazioni. Matt cerca delle scuse, e lui non dice mai (né all'inizio né alla fine) I did it for me.

Citazione
Matt è un'eroe discutibile senza dubbio, oscuro (anche secondo me si è assolto troppo facilmente dalla morte di Nobu), ma sempre ricordando la serie della frase sopra, se mai fosse arrivato a uccidere Fisk (e secondo me non lo fa per cercare di fare la cosa giusta) non lo farebbe per prenderne il posto nei suoi traffici illegali e nella sua scia di morte. Non sostituirebbe il male con una nuova forma di male.
No, ma non lo fa solo per conservare una illusione di superiorità morale e insieme per avere qualcuno da combattere. Se Fisk muore, il "gioco" finisce (essendo il superboss della situazione).

Matt è tanto "oscuro" e "borderline" ma non fa mai il "grande passo" (anche se Nobu...), ma non per una presa di posizione morale (alla Batman, per intenderci), bensì perché lui non vuole assumersi la responsabilità.

Matt è un fuggiasco seriale. Fugge da Claire, che stava innamorandosi di lui. Da Foggy e Karen, mentendogli ripetutamente. Dal prete (finché non ne ha bisogno per "sentirsi meglio").

è paradossale, ma tra Fisk e Murdock è il primo ad avere più rigore morale, e questo contando tutte le azioni orribili e criminali. Azioni orribili che in realtà anche Daredevil commette in quantità, cercando anche di "darsi un tono", quando dice che lo fa perché gli piace; che è vero, tutto sommato.

Citazione
Comunque per me è più compromessa Karen di Matt che non ha esitato ad uccidere un uomo che la minacciava e ha anche causato indirettamente la morte di Urich. She's the bad girl.
Vero. Un'anima gemella per Matt. Totalmente auto-assolutoria. Ma d'altra parte è bella, bionda e pure con gli occhi azzurri, quindi... :|

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Marvel's Daredevil / Re: I'm not the bad guy. Allora chi è?
« il: 18 May 2015, 10:20:59 »
Punto di vista interessante.

Diciamo che l'impressione che la serie mi ha dato è che Kingpin "ci ha provato". Ad essere buono. A non essere un mostro. Ci ha provato sinceramente, andando contro la sua natura e il suo passato.

Nel discorso che le fa la Gao, sullo scegliere fra luce ed ombra, la sua prima scelta era la luce.

Credo che le motivazioni di Matt siano brillantemente sintetizzate nella tua firma, a sua volta omaggio ad un'altra bellissima serie: I did it for me. E ci aggiungo anche il completamento: I did it for me. I liked it. And I was good at it.

Personalmente, è nell'escalation del suo scontro con Daredevil che ho visto la discesa di Kingpin verso il male e l'oscurità, come di uno che alla fine non ce la fa più a contrastare i pesi che lo trascinano a fondo.

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Salve a tutti.

Vorrei fare una piccola riflessione sulla serie Daredevil, la quale, lo premetto, è una delle migliori trasposizioni fumettistiche mai fatte sul piccolo schermo (o sugli schermi in generale).

Non parlo di analisi “tecnica” (recitazione, azione, effetti speciali ecc.), parlo di qualcosa che questa serie permette di analizzare, grazie al suo taglio molto dark e maturo (ed è un prodotto Marvel! Pensa te…).

In questa analisi, pur non citando direttamente gli episodi, parlerò della storia e del suo evolversi, quindi uno SPOILER ALERT è d’obbligo.















****************************SPOILER ALERT****************************


















La domanda a cui vorrei cercare di trovare risposta è la seguente: chi è il cattivo in Daredevil?

Ovviamente Wilson “Kingpin” Fisk è l’antagonista della serie, e si vedono tanti altri villains più o meno interessanti (il buon Wesley, Gao, i fratelli Karamazow ecc.).

Quello che mi ha turbato della serie (che mi sono “sparato” tutta d’un fiato) è la progressione del Kingpin e del suo nemico Daredevil.

Kingpin è l’unico il cui arco si sviluppa davvero e si completa. Alla fine sceglie, come suggeritogli dalla Gao, la sua strada, l’oscurità.

Daredevil non impara nulla nella serie. Resta sempre uguale. Lui non vuole cambiare. Non vuole fermarsi. E alla fine “l’ha vinta”, riuscendo a far arrestare Fisk e compiacendosi della sua opera.

Le motivazioni, appunto. Quali sono le motivazioni di questi due personaggi?

Partiamo da Kingpin

Kingpin ha un’infanzia terribile, uccide il padre per difendere la madre. Cerca in tutti i modi di fare tesoro di quell’esperienza traumatica, infatti (come lui dice) porta i gemelli del padre per ricordare a se stesso di non essere crudele per il gusto di esserlo, di non essere un mostro.

Ha un rapporto vero e sincero con le persone della sua vita, che sono Wesley (ciò che per Murdock è Foggy, ma molto più cool e senza buffoneria) e ovviamente Vanessa, con la quale è sincero, onesto, non mente su chi è. Le confida ogni cosa (persino la sua tragica infanzia). Lotta per lei. Non le mente, non la picchia, non la tradisce. Insomma, va detto come coppia sono piuttosto invidiabili.

Cosa vuole Kingpin? Vuole rendere Hell’s Kitchen un posto migliore. O meglio, vuole distruggerla per ricostruirla da zero. Farla “rinascere” (usa proprio quest’espressione). Sa che per compiere quest’impresa ci vogliono soldi, potere e influenza. Non è un ingenuo e sa che dovrà inevitabilmente sporcarsi le mani. Fare affari con brutta gente (Gao, Yakuza, i russi…) per arrivare al suo scopo. Un “male necessario”, per lui, non semplicemente un fine che giustifica amoralmente i mezzi. C’è da essere crudeli per l’obbiettivo, ma non per il gusto di esserlo.

E oltretutto Kingpin non ha le “mani libere”, ha degli obblighi verso i suoi soci in affari (sporchi) e molte delle sue azioni sono influenzate anche da questi obblighi. Deve destreggiarsi fra tutto questo, senza contare i molti nemici che ha.

In ogni caso, Wilson Fisk si è sempre assunto in prima persona i rischi e le responsabilità delle sue azioni, andando anche in “prima linea”, quando occorreva, senza limitarsi a demandare tutto ai suoi “scagnozzi” e senza architettare facili scuse (come se non lo facessi io lo farebbe qualcun altro ecc.).

Continuiamo con Daredevil

Matt Murdock è il tipico ragazzino-eroe. Salva la vita a un vecchio rimettendoci la vista (ma guadagnandone in superpoteri). È bello, figo, sicuro di sé, avvocato e pure vigilante notturno.

Già. Vigilante. Perché, esattamente, Matt si trasforma in Daredevil? La storia della bambina violentata dal padre la conosciamo e sicuramente è stato giusto agire in quell’occasione. Ma, aldilà di quell’episodio, perché lo fa? Perché continua?

Perché nonostante le continue ferite, il quasi morire, le (molte) donne che non vedrebbero l’ora di “accollarselo”, vuole così disperatamente continuare?

Perché Matt vuole morire.

Lui è come suo padre. Un combattente. Uno che “non molla”. Che ha il “diavolo dentro”. Il padre è morto per avere la soddisfazione di vincere finalmente e assicurare un futuro al figlioletto cieco, ma era anche una via di fuga. Un grande gesto teatrale con cui finalmente riscattare una vita da perdente professionista.

Similmente, Matt considera la città come il suo ring e combatte. Combatte perché vuole combattere. Vuole prendere a botte il mondo intero. Perché è cieco. Perché suo padre è morto. Per combattere il senso d’impotenza che neanche i superpoteri possono scacciare.

Vuole suicidarsi, è solo che non vuol essere lui a farlo. Vuole morire combattendo. Un gesto teatrale molto simile a quello fatto dal padre, ma più egoistico, perché qui non c’è nessun figlioletto cieco di cui preoccuparsi.

Nonostante rischi più volte la vita, non ci pensa neanche a procurarsi protezioni migliori. Lui vuole semplicemente lottare e in realtà il crimine è solo un pretesto per poter dare sfogo ad una pulsione estremamente distruttiva. Anche le molte confessioni dal prete sono un modo tutto sommato facile di scaricare la propria coscienza, di voler pensare che tutto questo faccia parte del piano di Dio.

Anche quando scoperto dal fedele Foggy, Matt dice chiaramente che non vuole smettere. Mente a tutte le persone care, ma non per proteggerle. Non si preoccupa delle possibili conseguenze dell’andare contro Fisk per le persone amate. Lui allontana le persone amate (Foggy, Claire, Karen), perché sono un intralcio alla sua lotta contro il crimine. L’importante è continuare a lottare contro il mondo. E Fisk. Soprattutto Fisk, che viene sempre più identificato come l’origine di ogni male (il diavolo stesso).


Il cambiamento dei personaggi
Kingpin cambia molto nella serie. Per via del rapporto con Vanessa, Weasly ed altri. Alla fine non è per niente lo stesso uomo dell’inizio. Il rapporto tra Kingpin e Vanessa ha tutta una sua evoluzione e il suo primo pensiero e tenerla al sicuro. Infine, abbraccia la sua natura oscura e diventa come gli uomini animati da intenti malvagi della parabola del buon Samaritano.

Come detto prima, Matt non impara nulla. Inizia diavolo di Hell’s Kitchen e finisce Daredevil. Non si pente di nulla. Rifarebbe tutto. E continua a farlo. Dice di non aver ucciso nessuno (benché Nobu potrebbe avere qualcosa da ridire). Il suo rapporto con Karen è sempre basato sulla bugia. Quello con Claire semplicemente sparito e ridotto a infermierina personale. Foggy si limita ad accettare il tutto senza colpo ferire.

Più Daredevil combatte, più Kingpin è costretto ad essere crudele e spregiudicato (vedi il caso della signora dei condomini). A Daredevil non importa nulla di Kingpin o delle sue motivazione. Lui deve solo combattere.

Wilson Fisk cercava con tutte le sue forze di cambiare la sua natura e di non soccombere al proprio passato. Di non essere un mostro e di usare i suoi soldi e il suo potere per un “bene maggiore” non semplicemente per accumulare maggior potere e denaro. Ci prova disperatamente a cambiare e ad essere migliore. Attraverso le sue azioni. Attraverso il suo rapporto con Vanessa (che lo convince ad esporsi al pubblico). Non vuole il “male per il male”. Infatti, appena può, uccide tutti i russi, che (fra le altre cose) si macchiavano di spregevoli traffici di donne e bambini.

Daredevil invece non vuole sconfiggere il crimine, ma solo combatterlo. è “devil” fin nel nome ma non ha le “palle” di andare fino in fondo, uccidendo Fisk, ad esempio, se è vero che è così malvagio e che “non tutti meritano un lieto fine”. Lui si comporta con Fisk come il Joker si comporta con Batman: gode nell’idea del loro eterno duello e in realtà non vuole ucciderlo, altrimenti si annoierebbe, privato della sua nemesi.

Chi è il cattivo
Alla fine, è Daredevil il cattivo, nonostante lo neghi a se stesso più volte (I’m not the bad guy). È un cattivo che nega totalmente di esserlo. Ha “costretto” Fisk ad abbracciare il peggio della sua natura, dopo tanto lavoro fatto per incanalare la sua rabbia in qualcosa di perlomeno costruttivo. Non gliene è mai importato niente (chi era Fisk, le sue motivazioni ecc.).

Fisk è anche lui il cattivo, ma un cattivo molto più tragico e “Shakespiriano”, che lotta contro il suo destino e alla fine “si ritrova” in un ruolo che aveva con ogni sua forza cercato di evitare. Ci si ritrova perché un aspirante eroe voleva a tutti i costi un cattivo a cui anteporsi.

Conclusione
Dunque sia Matt che Wilson sono cattivi, anche se il primo è sicuramente più ottuso e monodimensionale del secondo.

Una serie davvero bella. Perché solo una serie bella fa riflettere su cosa sono gli eroi e cosa sono i cattivi, aldilà del tono fumettistico che sarebbe stato tanto facile avere, come via di fuga. E invece no. Questa serie è abbastanza matura da lasciarsi alla spalle simili facili trucchetti (come quello del cattivo “perché sì”).

Se c’è una convinzione che Marvel’s Daredevil ha rafforzato in me è proprio questa: è l’eroe, o meglio, chi vuol fare l’eroe, che crea il “proprio” cattivo. Perché un eroe senza cattivo non è un eroe, ma solo uno svitato che gira in un costume da finocchio.

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The Leftovers / The Leftovers VS Damon Laurence Lindelof
« il: 9 September 2014, 15:44:57 »
Salve.

Apro un topic tutto nuovo perché volevo portare all’attenzione dei lettori un elemento ricorrente che ho visto in The Leftovers o, per meglio dire, nel modo di valutarlo.

Si sa che Damon Laurence Lindelof è lo sceneggiatore di questa serie e che sicuramente ha contribuito a crearla e renderla ciò che è, nel bene e nel male.

È qui interessante notare come per molti non fosse affatto un dettaglio indifferente che Lindelof facesse parte di The Leftovers, e subito si sono formate “fazioni”, chi era entusiasta per la partecipazione di questo autore, e chi invece reagiva male, ricordandone i precedenti lavori (soprattutto Lost).

La cosa che vorrei portare all’attenzione di tutti (“pro” o “contro” Lindelof) è la seguente:

Credete davvero che The Leftovers sia stato fatto solo da Damon Laurence Lindelof?

Il tono e l’impostazione di un’infinità di commenti presenti in questo forum è tale per cui sembra che ci sia Damon Laurence Lindelof e una manciata di attori che recitano. Nient'altro.

Autori della storia (basata sul libro di Tom Perrotta che partecipa anche qui). Altri sceneggiatori. Co-Sceneggiatori. Co-Autori. Registi. Aiuto-Registi. Produttori. Tecnici di scena. Gli stessi attori. Questi e molti altri sono gli elementi che tutti insieme creano il risultato finale.

Qui invece l’impressione è che fosse tutta opera di Lindelof, che tutto ciò che vedevamo e ascoltavamo negli episodi fosse esclusivamente frutto del suo personale disegno, senza che nessun altro avesse preso parte al processo creativo e di concreta realizzazione.

Questo equivoco iniziale ha, secondo me, viziato l’intera analisi di The Leftovers e soprattutto il modo in cui molti lo guardavano e valutavano: non come un telefilm da vedere, apprezzare, disprezzare, promuovere o bocciare, ma come un’opera di Lindelof. La valutazione di The Leftovers è molto spesso risultata viziata da questo elemento. Se le precedenti opere di questo autore erano piaciute, allora anche The Leftovers era bello, profondo e perfetto. Se invece si disprezzava Lost (ne dico uno per tutti), allora tendenzialmente anche The Leftovers veniva disprezzato.

Spiace dirlo, ma in molti che hanno scritto il proprio amore per questa serie hanno seguito il percorso di questo autore, partendo fortemente prevenuti (in modo positivo) nei riguardi di qualsiasi cosa a cui egli prendesse parte, illudendosi che questa sia la serie di Damon Laurence Lindelof e non il frutto combinato di molte menti, competenze ed esigenze diverse.

Quello che dico è facilmente verificabile in tutti i topic in cui, già al pilot o al secondo episodio, era un fiorire di “capolavoro”, “serie del decennio” e GIF di omini vomita-arcobaleni. Non si tratta di negare la possibilità di un innamoramento istantaneo per una serie, sono gli stessi utenti che, in quei commenti entusiastici, non riuscivano a non nominare Lindelof ogni due per tre, lodando il suo stile, la sua caratteristica impronta, la sua scrittura, i suoi temi ecc.

Può essere interessante riflettere un attimo su questo, magari per evitare in futuro di farsi prendere “eccessivamente” dall’entusiasmo, e a dare a tutte le cose il giusto peso, senza credere che una singola persona sia il creatore unico e solo di un prodotto complesso come un film o una serie televisiva.

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Episodio finale di The Leftovers.

Tecnica, musiche e recitazione di livello molto alto, non c’è che dire.

Come non c’è che dire che lo svolgimento delle varie linee narrative di questa puntata sia stato ampiamente telefonato (I CS e il loro piano, il “suicidio di massa”, ecc.) e che la sua conclusione sia stata altrettanto aderente a quella impostazione già tracciata, in realtà fin dal Pilot. Alcuni esempi di ciò.

1)   La sparizione e i suoi motivi: Come già ampiamente intuito da vari utenti, viene suggerito (ovviamente secondo lo schema lancio-sasso-nascondo-mano) che la sparizione sia un qualcosa che ha a che fare col concetto di “peccato”. Il peccato di aver voluto che certe persone “sparissero” perché causavano un senso di soffocamento ad altre. E in effetti è proprio questa la mirabolante cosa che Kevin ha capito “grazie” al suicidio di Patti.
2)   La dinamica del “cerchio che si chiude”: Ora Kevin ha la sua famiglia di nuovo tutta unita in un posto e anche il cane che prima “non voleva” ora torna ed è benvoluto (e si comporta pure bene, il Flagello dei Canidi dovrà dare a Kevin il dollaro che avevano scommesso).
3)   L’aggiunta di elementi soprannaturali o apparentemente tali senza che rientrino nello schema narrativo: Questa puntata, come quasi tutte le altre, ha avuto i suoi momenti soprannaturali, che poi sono stati puntualmente abbandonati, senza che producessero alcuna vera conseguenza e non fungessero a nulla se non a richiamo dell’attenzione dello spettatore. Mi riferisco ovviamente a tutta la serie di “visioni” e “sogni” di cui è stata tanto pregna questa serie. In questo episodio in particolare, il sogno di Kevin sbattuto in manicomio con visita della Patti ghost e lettura dell’inute numero del National Geographic (già sbandierato più volte).

Dunque, alla fine, quale è stato il senso di The Leftovers? Quali sono stati i suoi pilastri? Proviamo a rispondere.

1)   Il senso di colpa unito al peccato originale: Tutta la serie è permeata dalla “colpa”, dal concetto di peccato originale e da fatto che se fai o anche solo pensi qualcosa “di male”, sei “macchiato” e questo produrrà conseguenze terribili. Kevin non è un good guy, come lui stesso dice. Nora desiderava di essere libera dall’asfissia familiare; Matt il Prete Roulette gioca d’azzardo ma poi, “non meritandosi” la vincita perché picchia un ladro, viene preso a sassate, finendo in coma e non riuscendo a salvare la sua chiesa, e così via.
2)   L’impossibilità di andare avanti e migliorare se stessi: L’aspetto che personalmente considero più terribile e deleterio della morale di The Leftovers è il senso di impossibilità di fare qualsiasi cosa e l’inevitabilità di ritrovarsi permanentemente al “punto di partenza” (come dice anche Nora nella lettera). Durante tutta la serie praticamente tutti i personaggi hanno cercato di risolvere i propri problemi e fare i conti con se stessi, ma hanno tutti fallito, creando la deprimente sensazione di ineluttabilità di cui parlavo. Laurie cerca di raccogliere l’accendino regalatole da Jill e va ancora nel retro del loro giardino, Kevin cerca di salvare il cervo o ritrovare il bambin Gesù ma fallisce sempre, Nora è intrappolata nel suo limbo di sofferenza e i suoi apparenti progressi sono platealmente rinnegati in quest’ultima puntata, dove sceglie la fuga.  Il “problema” non sta nella visione molto pessimistica che viene prospettata, bensì nel modo, poiché inneggia al crogiolarsi nella drammaticità di una situazione senza mai reagire, anche quando la reazione sarebbe certamente possibile; vuole essere una enorme zavorra che costringa tutti a rimanere dove sono, in realtà senza un vero motivo che giustifichi un approccio coì lassista e compiaciuto della sua depressione. Un po’ che quelli che si compiacciono e si autocompatiscono di tutte le proprie disgrazie, vere o presunte (conosciamo tutti qualcuno così). I CS sono poi l’incarnazione di questo fatto.

Abbiamo ormai stabilito che The Leftovers è una serie con una Struttura Emozionale, il che è vero e falso al tempo stesso, poiché utilizza spesso i modi e i tempi di tale struttura, volendoli però far coesistere in qualche modo con altri della più tipica Struttura in Tre Atti. La troppo evidente mancanza di logica e razionalità dei personaggi, delle situazioni e del loro evolversi rischia seriamente di generare (come ha già fatto) momenti di comicità involontaria.

I CS che riescono a montare un circo simile senza mai essere scoperti e senza intoppi, nonostante sette simili vengano sorvegliate da forze di polizia apposite (come l’AFTEC ma non solo), il comportamento surreale di molti personaggi (il Flagello dei Canidi in primis, ma anche Laurie e la tizia montata da Kevin durante la sparizione). Oltretutto, dopo un casino simile (incendi e anarchia cittadina), la logica vorrebbe che l’AFTEC o chi per essa proceda d’ufficio allo sterminio/arresto in massa di tutti i CS (col plauso degli abitanti a questo punto) e che tutta la loro dottrina e le loro rivendicazioni finiscano nel giro di una manciata di minuti.

Ormai è chiaro che tutti gli elementi soprannaturali o che comunque strizzavano l’occhio al soprannaturale erano messi lì solo per il solito build up, cioè per alzare la posta e mantenere vigile l’attenzione degli spettatore, contemporaneamente illudendone altri che “prima o poi” qualcosa sarebbe stato concesso/spiegato. Quella che molti (a ragione) hanno definito al “tecnica Lost”: Si continuano a buttare elementi nel calderone e ovviamente si rimanda tutto a “poi”, alla prossima stagione, in cui nuovo elementi saranno introdotti, per proseguire col giochino.

Tutto visto e tutto considerato, ho dato in piena onestà a The Leftovers la sua possibilità di farsi valere, e l’ha sprecata, volendo sempre arroccarsi su livelli fintamente elevati, volendo essere “oscuro” ed elitario, simulando una profondità che esiste più come effetto ottico che come sostanza.

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Puoi vederla così oppure puoi vederla anche in maniera ottimistica. Magari la morale, se proprio senti il bisogno di trovarcene una, è del tipo: "Vogliatevi bene, ragazzi, perché se le brutte cose che pensate si avverassero poi sareste tristi e vedreste cervi". La morale rimane comunque un elemento sopravvalutato.
Da come sono composti e disposti gli elementi narrativi della puntata, direi che una visione “ottimistica” di essa sarebbe come minimo forzata. Tutto The Leftovers è permeato dal tema e dalla morale del senso di colpa, del fallimento (la puntata incentrata sulla sparizione del bambolotto bambin Gesù) e in generale sull’incapacità di “andare avanti” (che probabilmente è il tema centrale della serie).

Sia chiaro, questo non è un male in sé. Lo diventa quando, per proseguire questo tipo di narrazione, si sacrifica il realismo, non tanto della scena, ma il realismo dei personaggi.

Se fai una serie con una struttura emozionale, i personaggi devono essere veri, devi diventare loro, immedesimandoti totalmente, devi ridere e piangere assieme a loro; per questi motivi i personaggi devono essere “realistici”, devono avere comportamenti e reazioni nei quali ci si possa specchiare. Qui invece per molti versi siamo spesso nel surreale (il modo in cui Kevin si comporta nei confronti del Flagello Dei Canini, Jill, il figlioccio idiota, Laurie...) e oltretutto veniamo continuamente “provocati” col mistero della sparizione (anche in questa puntata), ma poi ci si vuole riparare dietro un paraculistico il mistero della sparizione non è il tema principale della serie… Se non è il tema principale, finitela di disseminare suoi elementi a caso, solo per illudere una fascia di spettatori che “prima o poi” sarà data una qualche spiegazione.

Dissento sul punto che la morale sarebbe “sopravvalutata”. La morale è l’essenza di una storia, il messaggio che si sta cercando di veicolare, di trasmettere. Non confondete morale con moralistico, cioè l’essenza di una storia con il bacchettonismo, che poi è quello di cui è ampiamento dotato The Leftovers.

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Puntata flashback, del tipo “calma prima della tempesta” (che sarà al season finale, presumibilmente).

Recitazione buona (ma non ai massimi livelli di questa serie), musiche belle, il cervo in peggior CG mai vista. Analizzando gli aspetti della puntata, devo dire che, aldilà della ben confezionata esteriorità, non mi sia piaciuta granché.

Si comincia con la casa perfetta e famiglia perfetta di Kevin, ma poi si vede una crepa nel muro, che ci urla a squarcia gola che “qualcosa non va” nella apparente perfezione. Jill 14enne nun se po’ vedè, il figlioccio idiota di Kevin (a cui mi rifiuto di attribuire un nome) era già idiota prima della sparizione.

Kevin che è infelice non-si-sa-perché, se non per il generico e superutilizzato senso di “soffocamento” proveniente dalla famiglia e dalle responsabilità, come Nora (un espediente visto infinite volte). Dal discorso di Kevin Senior mi sarei aspettato che Kevin già tradisse la moglie e che lui, sapendolo, cercasse di tenere la cosa sotto silenzio per convincerlo a smettere senza far scoppiare un casino, e invece quel discorso padre-figlio alla fine resta privo di significato e grazie a Kevin abbiamo scoperto che nulla fa arrapare una donna come mettere sotto un cervo con la macchina, tanto da raccattare il primo Kevin che passa.

I dialoghi sono involontariamente esilaranti. Le persone vere non parlano così. Se tuo marito ti dice che un tombino gli è praticamente esploso in faccia tu non gli rispondi “puzzi di sigarette”. Gli adolescenti non parlano né si comportano così. Qui tutti agiscono come se in qualche modo già sapessero che “qualcosa sta per accadere”, dato che da tutti i dialoghi possiamo cogliere il doppio senso con la sparizione (non ho una famiglia di Nora, tanto per dirne una).

Nota comica per la (futura) sindaca che, al colloquio con Nora, dice che lei e Kevin Senior sono “soltanto amici”. Tanto valeva che gridasse mi rivolta come un calzino ogni martedì e giovedì!.

Come in ogni puntata-flashback dobbiamo sorbirci la solita storia che tutti i personaggi erano in qualche modo collegati fra loro e hanno interagito. Laurie e Gladys, la moglie di Matt, Nora e sindaca ecc.

Il cervo è stata la parte più pallosa dell’episodio. Oltre ad essere l’animale più idiota della storia, che scambia case per foreste e riesce a disintegrare porte ecc., è troppo palese e “urlata” la sua funzione metaforica di “alter ego” di Kevin, che come lui è “intrappolato” in un ambiente che sente non essere suo. Troppo ovvio il desiderio di Kevin di salvarlo (per salvare se stesso). Infine, casomai ce ne fosse il bisogno, scopriamo che a distanza di 3 anni Kevin continua a “vedere il cervo”, che è sempre “intrappolato”.

I personaggi non sono affatto cambiati e di quelli che il cambiamento l’hanno fatto non è stata fatta vedere la progressione a quel cambiamento.
-   Patti era già “stramba” e “outcast” già prima del fattaccio.
-   La moglie di Matt e Gladys si vedono solo per pochi attimi, il loro percorso (soprattutto di Gladys) non viene mostrato.
-   Kevin era già insoddisfatto.
-   Nora è rimasta al punto di partenza e il senso di soffocamento per la famiglia e il marito è stato sostituito dal vuoto, dall’incapacità di andare avanti (sottolineato dalla pratica del farsi sparare per provare qualcosa).
-   Lou era, è e sarà sempre uno stronzo perché ci vuole sempre il collega stronzo che per contrappasso è anche grasso e brutto. Solito bacchettonismo americano.
-   Jill e figlioccio idiota di Kevin erano una famigliola perfetta in stile Mulino Bianco e onestamente non si capisce la svolta emo di una o la tendenza alle sette dell’altro, se non perché the plot demands it.
-   Laurie. La nostra cara Laurie che, probabilmente a seguito dell’aborto/scomparsa del figlio, unita alla scoperta del tradimento di Kevin, decide di andare ben oltre il concetto di “farsi suora”, “facendosi CS”. Troppo improvvisto e irrealistico, oltretutto per una psicologa, ossia una che dovrebbe avere i piedi ben piantati per terra ed essere guidata da una mentalità razionale.
-   La crisi fra Laurie e Kevin non è minimamente analizzata o mostrata (se non che lui la sfancula di punto in bianco). Non si capisce perché dovrebbero essere addirittura sul punto di lasciarsi (come dice Jill al fratellastro idiota).

Si continua a fare i furbi sul versante del mistero
Con la solita tattica del profeta del giorno dopo, si continua a “fare i furbi” sul versante del mistero, pur dichiarando ufficialmente che del mistero poco ci importa. Mi riferisco a due dettagli precisi.

1)   Patti che, come ogni “stramboida” che si rispetti, dice a Laurie che “qualcosa sta arrivando”, suggerendo quindi che alcune persone già sapessero/intuissero della sparizione imminente.
2)   Il gruppetto in macchina che accosta Kevin mentre era seduto a fumare, probabilmente scambiandolo per un CS ante litteram, chiedendogli se “è pronto”, ovviamente riferendosi alla sparizione e dunque insinuando che alcuni sapessero esattamente cosa sarebbe avvenuto.

Ultima cosa: la terribile morale che l’episodio sembra suggerire
Il discorso già fatto da altri, sulla sparizione che potrebbe essere stata una liberazione, è giusto ed è al contempo agghiacciante vedere come la “morale” dell’episodio sia effettivamente questa.

Chi di noi, in un momento di rabbia o di frustrazione, non si è augurato che un familiare/persona casa “sparisse”? È capitato a tutti e non c’è niente di cui sentirsi in colpa. Siamo umani, abbiamo le nostre debolezze e in realtà non vorremmo mai sul serio che quelle persone sparissero, è solo il frutto di un momento di rabbia, che ci fa esperire al massimo gli aspetti negativi di una situazione, facendoci scordare momentaneamente quelli positivi.

La morale di questo episodio di The Leftovers è intrinsecamente bacchettona, nel senso più puro e “americano” del termine: se hai desiderato qualcosa di “male”, se hai fatto “pensieri impuri”, “è colpa tua” se poi accade effettivamente qualcosa di male.

Una visione terribile e manichea, oltre che assolutamente sbagliata.

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The Leftovers / Re: [COMMENTI] The Leftovers 1x08 - "Cairo"
« il: 21 August 2014, 09:23:30 »
Non c'è altro da dire sui GR. Loro sostengono che il modo per superare questo trauma sia abbandonare tutto e tutto, diventare apatici e insensibili, non preoccuparsi più di nulla. I comportamenti li abbiamo visti: non accettano le commemorazione, non vogliono che la gente pensi a chi ha perso. E chissà che sta combinando per quest'altro Memorial Day.
Ci sarebbe molto altro da dire, è solo che non viene detto, creando quella patina di assoluta incongruenza che permea aspetti di questa serie (sicuramente più acuta quando si parla di CS).

- Come sono nati i CS? Chi è il loro capo (sembrano diffusi in tutto il paese)?

- Quali sono le motivazioni dei loro aspetti fondanti (voto di silenzio e fumare)?

- Perché mai una persona dovrebbe sentirsi attratta verso questo gruppo? Perlomeno Wayne toglie il dolore delle persone, mentre i CS? Perché mai una persona "normale" dovrebbe valutare l'idea di entrare a farne parte? La motivazione data dalla Patti ("avere uno scopo") è assolutamente insufficiente, in quanto molte altre cose possono "dare uno scopo" senza comportare una così radicale scelta di vita.

- Com'è possibile che in un contesto in cui esistono forze speciali che ammazzano senza tanti complimenti tutti i componenti di una setta perché ritenuta potenzialmente pericolosa, i CS siano intoccati? CS che tengono accurati dossier su non-si-sa-quanti cittadini, CS che si introducono nelle case a rubare foto, CS che pedinano e stalkerano una montagna di cittadini. E invece niente. Addirittura l'unico omicidio di CS si viene a rivelare come un sacrificio interno dell'organizzazione, quindi a Mapleton spetta il Guinness dei Primati per la pazienza e tolleranza, come minimo.

- Va bene che Kevin è un poliziotto "un pò così", ma possibile che per tutti i loro atti i CS non subiscano alcuna conseguenza legale (furti, pedinamenti ecc.)? Perché tutti (cittadini e autorità) sembrano tollerarli così tanto?

- Sempre nel paragone con Wayne, com'è che a lui (che è un solo uomo con una piccola organizzazione) è stato riservato un trattamento di violenza distruttrice (l'assalto al ranch, il dover vivere nell'assoluta clandestinità), mentre i CS se la spassano impuniti, pur essendo un'organizzazione molto più grande e (almeno potenzialmente) più pericolosa? Dev'essere proprio vero che negli USA ai neri va sempre peggio che ai bianchissimi CS...

Potrei andare avanti ma ci siamo capiti. Intendiamoci, non è una tragedia, è semplicemente la constatazione di alcune fra le tante falle di coerenza e logica interna di The Leftovers. Falle a cui non basta la pur ottima colonna sonora o alcune frasi "profonde" per porre rimedio.

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The Leftovers / Re: [COMMENTI] The Leftovers 1x08 - "Cairo"
« il: 20 August 2014, 11:04:24 »
Ed eccoci qua, alla 1x08, con sole 2 puntate rimaste.

Cerchiamo di analizzare la puntata:

Il suo svolgimento è ampiamente telefonato. Soprattutto l’ultima parte, col confronto Patti-Kevin. Suvvia, onestamente basta essere un minimo smaliziati per capire da subito come andrà a finire. Lo schema fallo/non voglio farlo, fallo/non voglio farlo. Si capisce che Patti era destinata a morire, ma non per mano di Kevin che, come di ricorda il Flagello Dei Canidi, è un brav’uomo. Ci dobbiamo pure sorbire la solita solfa del protagonista che dice di “non capire” e poi la Patti gli dice che invece “ha capito”, per poi sgozzarsi da sola. Curioso e quasi comico in alcuni punti come persino la “vittima” volesse essere uccisa e facesse di tutto per arrivare a tale risultato, mentre l’unico riluttante era Kevin.

Le linee narrative continuano ad andare ognuna per conto proprio. A meno di brusche impennate nelle ultime 2 puntate, non si vede ancora traccia di finalismo nel racconto. Non per nulla qui in molti hanno scritto che la guardano “per vedere cosa succede/dove vanno a parare”, perché quando si vede un prodotto oggettivamente ben confezionato, si vuole credere che abbia uno scopo, un’idea alle spalle, e per questo si concede molta più fiducia del dovuto, “sperando” che prima o poi i conti tornino.

Abbiamo Wayne + figlioccio idiota di Kevin, Kevin Senior, i CS, il Flagello Dei Canidi, Matt il Prete Roulette, e ora persino Kevin come “prescelto” di qualche genere. Sì perché è indubbio che Kevin abbia avuto un “trattamento speciale”, dai CS che lo perseguitavano, all’avere il suo “angelo custode”, al voler essere “tirato dentro” dalle voci sentite dal padre, alla Patti in persona (“capo” dei CS) che si sacrifica per “convertirlo” a non-si-sa-che. Insomma è come se i personaggi sapessero di essere in un telefilm e che Kevin è il protagonista, agendo quindi in modi assurdi o illogici verso di lui, proprio perché è il protagonista, e dunque deve avere un trattamento speciale. Intendiamoci, è una cosa che accade spesso, ma qui, in The Leftovers, mi sembra fatta in modo un po’ troppo ovvio e sfacciato.

Ancora con i piedi in due staffe. Ora Kevin ha i blackout per via di tutte le pillole che prendeva, ora lì ha per non-si-sa-cosa (forse è parzialmente posseduto dalle voci, forse è solo un po’ fuori). Il Flagello Dei Canidi è un “fantasma” (come dice Patti) e si fa intuire che sia lui la “persona in aiuto” mandata dalle voci di Kevin Senior (e sembra che anche lui parli a queste voci), ma si insinua anche che sia in qualche modo in combutta con la Patti stessa. Nora è “guarita”, ma ha ancora la pistola. Insomma si continua ad adoperare questa formula del tira-e-molla.

Come già intuito da molti, Gladys è stata un “sacrificio” dei CS per il loro “piano” e suddetto piano sembra sempre più somigliante a una specie di suicidio di massa (o qualcosa del genere).

Nota di odio e spero-che-muoia per Jill, archetipo di tutto il peggio che l’adolescente medio ha da offrire, oltre ad essere il personaggio sviluppato nel modo più squallido, considerando tutto il tempo che le viene concesso.

La confezione è ben fatta e di pregio, ma io sono i cioccolatini che mangio, non la confezione. Vedremo le ultime due puntate, anche se mi aspetto (visto anche la notizia del rinnovamento) la stessa formula vista finora.

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Puntata che mi ha lasciato dubbioso. Da una parte adotta l’avanzamento di rotta che io stesso avevo auspicato dopo la ottima 1x06, dall’altra lo fa in un modo che sembra quasi sfanculare tutto ciò che The Leftovers è stato per ora.

In questa puntata il tema del soprannaturale si è sentito molto di più. Ritroviamo il padre forse-pazzo di Kevin, abbiamo una sostanziale conferma sulla sua (ex?) relazione con la sindaca (ma non sarà stato un conflitto di interesse? Comunque molto “action” e trombante il nonno, va detto) e finalmente Nora e Kevin hanno potuto farsi la loro sana trombata nonostante i CS impiccioni.

Chiaramente finora ho volutamente banalizzato, andando più nel dettaglio credo che alcune delle impressioni sul mio primo lungo post su The Leftovers siano confermate. Andiamo con ordine.

1)   Si continua a tenere i piedi in due staffe. Visti tutti i pregressi e i “previusly”, è abbastanza ovvio che il padre forse-pazzo senta le voci degli scomparsi e che questi, per qualche motivo, vogliano coinvolgere anche Kevin Junior a suon di National Geographic. Il problema è che se della sparizione non ci importa, poi perché ritirarla così prepotentemente in gioco, a sole 3 puntate dalla fine, in una brusca impennata? Stesso dicasi per Wayne, di cui si danno sempre visioni volutamente contraddittorie per confondere lo spettatore e non far capire definitivamente se “ci è” o “ci fa”. È veramente qualcuno che ha “visto qualcosa” e segue un suo piano, oppure uno squallido sessuomane che ha irretito giovani condizionabili per avere il suo harem di troiette asiatiche e il potere su bimbiminchia postadolescenti? Ha veramente dei “poteri” oppure è solo un misto di psicologia, carisma personale e debolezza psicologica della persona “curata”? Questo effetto è creato volutamente e non è onesto, non a 3 puntate dalla fine. Questo dico-non-dico, questo “il mistero iniziale non ha nessuna importanza” e improvvisamente ha molta importanza.
2)   Si continuano a disseminare briciole di pane. Tutta la sequenza onirica della notte immemore di Kevin ha lo scopo di farci interrogare sui suoi profondi significati metaforici e antropologici, ma il tutto (ad ora) sembra un facile espediente narrativo per continuare ad aumentare la tensione dello spettatore, al pari di Dean Flagello dei Canidi (e infatti, anche stavolta un cane salta fuori, dalla cassetta delle lettere o dal giardino). Il tutto è ben fatto e confezionato, ma l’assenza di finalismo di nota eccome. Scorsesiano ha brillantemente riassunto l’incoerenza di questa tecnica di espedienti, dicendo:

Citazione da: scorsesiano
esempio utile: voi siete Kevin Garvey Jr. e vostro padre è appena scappato dal manicomio, lo stesso padre che ha già sfasciato una libreria, spaccato teste di poliziotti a destra e manca, ma che ha fatto tutto questo solo perché potesse trovare 200 dollari con cui comprare un vecchio numero del National Geographic che è di vitale importanza che voi leggiate. Domandina: gli concedereste almeno il benificio del dubbio, perdereste 5 secondi della vostra vita per controllare, aprireste quella rivista, anche solo per curiosità, oppure "no, ma tanto è pazzo". Ma cazzo, aprila!
Inoltre si continuano a disseminare elementi che richiederebbero molto più approfondimento ma che ho il “sospetto” che saranno lasciati là, tanto per fare qualche esempio:
-   Com’è che i CS, che (per quel che si sa) sono dei reclusi intenzionati a “lasciarsi andare” in tutto e per tutto, hanno numerosi fascicoli in stile “pedinamento” su varie persone (ne vediamo uno su Nora)? A cosa puntano? Come può questa pratica intersecarsi col loro credo?
-   Che legame c’è fra Kevin Senior e Matt Il Prete Roulette? Perché quest’ultimo aiuta il “pazzo”? Perché il “pazzo” gli aveva lasciato dei soldi avvoltolati in un volantino che dimostrava che non tutti gli scomparsi erano degli stinchi di santo?
3)   In generale si continua a tirare il sasso e a nascondere la mano. Il senso di questa affermazione è che vengono disseminati vari elementi che sembrano puntare decisamente in una direzione, salvo poi fare vistose marce indietro, di solito entro la fine dell’episodio. Ad esempio, ora Kevin è pazzo (le brioches che scompaiono), e in fine episodio non è più pazzo. Ora Dean Flagello Dei Canidi lo vede solo lui, ora è una persona “normale” che tutti possono vedere, e così via.

All’inizio del post ho usato l’affermazione sfanculare tutto ciò che The Leftovers è stato per ora perché, se verrà mantenuta la linea impostata da quest’ultimo episodio, allora il mistero iniziale della sparizione acquisirà molta più importanza e quindi tutta la varia introspezione e presentazione del personaggi (che ha preso ben 6 episodi su 10) passerà come minimo in secondo piano. In caso contrario sarà un altro episodio in cui questa serie lancia il sasso e nasconde la mano.

Per chi si arrovella sui misteri disseminati dall’episodio, credo che tutto sommato vi stiate spremendo le meningi per poca cosa, dato che alla fine, come ci insegna Guglielmo di Ockham, la spiegazione più semplice tende ad essere quella giusta. Metto la mia spiegazione sotto spoiler, nel caso si preferisca non sapere.

(clicca per mostrare/nascondere)
Comunque, vogliamo scommettere che, a prescindere dal “come”, The Leftovers chiuderà la sua prima stagione con un grosso cliffangherone?

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The Leftovers / Re: [COMMENTI] The Leftovers 1x06 - "Guest"
« il: 10 August 2014, 01:28:51 »
Citazione
hai mai letto la bibbia ?

Citazione
No, aspè, stai dicendo che nella bibbia succede qualcosa che fa sparire una fetta della popolazione? Cosa?

Citazione
il diluvio universale

Nonostante tutti gli sforzi che la serie sta facendo per essere presa come una serie “biblica”, nei suoi toni monitanti, io proprio non ce la faccio a “prenderla sul serio” da quel versante.

Se nelle ultime puntate è migliorata è proprio per il concentrarsi sui personaggi, lasciando (almeno per ora) perdere la bibliologia d’accatto, quella da studente svogliato che copia-incolla i paragrafi wikipediani.

Per curiosità ho dato un’occhiata anche a qualche forum americano e devo dire che lo studioso di ermeneutica che è in me si è sganasciato nel sentire arditi parallelismi e improbabili intersezioni fra The Leftovers e il testo biblico, i rotoli del Mar Morto e persino il Codex Sinaiticus.

Lungi da me voler imbastire in questo luogo discussioni sulla religione, vi posso assicurare senza alcun dubbio che di “biblico” questo telefilm ha solo una apparenza vaga, abbozzata ed estremamente confusa.

Un tipo di religiosità molto “americana”, questo è sicuro. Un misto di tutto e il suo contrario.

Senza dubbio antropologicamente interessante, ma non so quanto tutto questo sia intenzionale e quanto sia frutto della semplice forma mentis degli sceneggiatori.

Datemi pure dell’infedele, ma non ho tutta questa cieca fede in Lindelof che sembra abbondare nei dintorni. Poi, a fine stagione, vedremo se fa “tutto parte del piano” oppure no.

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The Leftovers / Re: [COMMENTI] The Leftovers 1x06 - "Guest"
« il: 8 August 2014, 10:02:19 »
Ah, mi ero scordato una cosa importante.

Credo di non essere il solo il cui sentimento sia stato così brillantemente ed efficaciemente colto da Nora, quando dice:

(clicca per mostrare/nascondere)

 :asd:


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The Leftovers / Re: [COMMENTI] The Leftovers 1x06 - "Guest"
« il: 4 August 2014, 20:01:30 »
Una bella puntata. Il percorso di Nora viene mostrato in maniera convincente e la partecipazione al suo doloroso cammino c’è tutta.

Il “crossover” con le linee narrative di altri personaggi aiuta senza dubbio.

Va detto che il senso di tutto The Leftovers è racchiuso in questo episodio e dunque ora si rende necessario un avanzamento di rotta, visto che la tematica perdita/abbandono/reagire è stata spolpata fino all’osso e questa puntata la assorbe e conclude perfettamente:

Nora ha in sé tutte le caratteristiche riguardo alla sparizione che la serie aveva disseminato già in altri personaggi: ha perso i suoi cari, ma non tutti gli spariti erano stinchi di santo. È bloccata fra il dolore e il desiderio disperato di vivere, usando l’esperienza vicina alla morte per “sentire” la vita e il desiderio di viverla ancora. Nel finale, lei è forse l’unica che ha avuto la forza effettiva di voltare pagina (o cambiare lo scottex, che dir si voglia), smette di seguire la maestra con cui il marito la cornificava, mostra più apertamente il suo interesse per Kevin e riesce ad abbandonare l’illusione consolatoria del “posto migliore” in cui sarebbero finiti i Dipartiti.

Alla fine gli abbracci magici di Wayne sono un misto di psicologia, transfert del dolore e della responsabilità. Wayne riesce a “leggere” molto bene le persone, preme sul loro tasto dolente e poi si fa carico delle sofferenze con l’abbraccio, causando un transfert che fa avere alla persona una sua catarsi.

È abbastanza ovvio che Kevin e Nora finiranno a fare cosacce (sono varie puntate che la cosa viene costruita e preparata).

In questo disegno complessivo mi chiedo come vogliano far confluire (o comunque far combaciare) varie linee narrative che sembrano fini a se stesse e completamente separate fra di loro; ad esempio:
1)   Le vicende dei CS.
2)   Il padre forse-pazzo di Kevin (e la sua forse-relazione con la sindaca).
3)   L’ormai macchiettistico Dean Flagello Dei Canidi.
4)   Il figlioccio idiota di Kevin e la insopportabile troietta asiatica incinta del bambino Indaco di Wayne.

Negli ultimi due episodi la serie è migliorata, e con puntate come questa, dove l’approfondimento dei personaggi è con “i piedi per terra” (senza troppi voli mistici pindarici), dà il meglio di sé.

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The Leftovers / Re: The Leftovers [HBO] (Supernatural/Drama)
« il: 16 July 2014, 16:04:28 »
Fintantoché alle discussioni ci sono dietro ragionamenti e si evitano commenti provocatori, che ogni tanto scappano anche a me, non c'è pericolo di offendere  :OOOKKK:

Per me la verità non sempre è esposta in maniera chiara e lineare. Non sempre c'è un Morpheus che ti prende da parte e ti fa "Questa è...struttura"  :distratto:

Ad esempio "Strade Perdute" di Lynch, come tutti i suoi lavori, racchiudono un mistero e la soluzione a tale mistero. Però per arrivare alla verità bisogna essere disposti a cercarla attraverso tutta la storia, pezzo per pezzo, fino a ricostruire l'intero puzzle.

Lo stesso TWD (Fumetto) ha come sfondo "il virus che trasforma tutti in zombie", e la sua origine è un bel mistero. Eppure risolverlo o no non importa. La cosa bella sono i personaggi e le storie a cui l'apocalisse zombie fa da sfondo.

Tornando in tema. La "sparizione" qua fa da sfondo, le storie dei personaggi, le loro vite belle o brutte, sono ciò che conta. Solo quelle.
Capisco. Sicuramente molti artisti (Lynch ne è un perfetto esempio) non seguono la tipica struttura in tre atti che permea la stragrande maggioranza dei film e dei telefilm, su questo non si discute. Ma la struttura emozionale (così si chiama quella di Lynch e di altri) funziona solo se il tutto crea un tale flusso di emozioni che ti trascina via, e tu "passi sopra" le falle logiche del racconto senza neanche accorgertene perché ridi, piangi, speri e lotti assieme ai personaggi, tu sei loro, attraverso una versione potenziata di quel meccanismo di immedesimazione che è comunque sempre presente (almeno nei lavori con un minimo di qualità).

Il "problema" è che The Leftovers ha (almeno per ora) una struttura di puntata perfettamente in tre atti e "qua e là" sono disseminate briciole di pane. Il punto è se tali briciole siano effettivamente frammenti di un mosaico che può essere ricomposto, oppure espedienti narrativi, alias cose "buttate là" per tenere alta la soglia d'attenzione, per far chiedere allo spettatore cosa avverrà "dopo".

In TWD fumetto, piaccia o non piaccia, effettivamente la catastrofe iniziale ha importanza relativa, e ci si concentra sui personaggi e sul nuovo mondo. In The Leftovers l'impressione è quella che si cerchi di tenere il piede in due staffe, non tanto per il mistero iniziale della sparizione, ma per la struttura misterica disseminata in tanti dettagli "strani" ma paurosamente evidenti, tanto evidenti da farmi pensare a una paraculata (i CS e le loro stranezze, le bizzarre relazioni fra i personaggi e in generale il clima delle cose), fatta per simulare complessità.

Anche se può sembrare strano da come ne parlo, ho intenzione di vederla fino alla fine prima di formalizzare un giudizio definitivo; altresì mi sembra IMHO affrettato gridare al miracolo come fanno in molti.

Come si suol dire, vedremo :vecchio:

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The Leftovers / Re: The Leftovers [HBO] (Supernatural/Drama)
« il: 16 July 2014, 01:50:03 »
mi sembra più facile mettere scomparsi, piccioni, profezie ecc se poi non devi darne alcuna spiegazione. certo il mistero affascina ma alla fine dei giochi mi sento preso per il cu..
Esatto. O meglio, è molto facile la costruzione di qualcosa che sembri un mistero, qualcosa con elementi di inconoscibilità, lasciando paraculamente allo spettatore il compito di "capire".

Di per sé non è un male, lo diventa se si tramuta in un facile espediente narrativo per scodellare roba che sembri profonda ma senza un pattern, in modo che ognuno ci costruisca sopra il proprio film mentale preferito.

Per "capire" ci deve essere qualche cosa da capire, non basta "atteggiarsi", mescolando archetipi e metodologie diverse fra loro.

Il tutto deve arrivare ad una propria conclusione, se non il mistero, perlomeno il divenire dei vari personaggi, senza specchietti per le allodole o facili "esche d'attenzione" come i CS (degli stramboidi che non parlano e fumano come prova di fede e non-si-sa cosa vogliano/facciano effettivamente).

Daario Naharis
Citazione
Il tuo ragionamento è giusto se si considera gli spettatori che pretendono una spiegazione chiara e lineare. Ma per quelli come me, e sono sicuro di non essere il solo, il mistero è bello proprio perché non se ne conosce la spiegazione. La sensazione di vuoto e timore che trasmette l'ignoto è ciò che più conta.
Una spiegazione è per sua definizione "chiara e lineare", sennò, non "spiega" niente. Una cosa che non si conosce è solo una cosa che non si conosce. Non vi è alcuna bellezza o bruttezza, ciò che può piacere è la possibilità di riempire gli spazi vuoti con quel che piace (farsi il proprio film). Non è sbagliato, ma è indubitabilmente un facile espediente narrativo; è una profondità che esiste solo come effetto ottico di prospettiva, più che di sostanza.

Citazione
Una volta svelato l'arcano tutto perde di bellezza, e si trasforma in qualcosa di banale e comune.
Se la meraviglia scompare una volta conosciuta la verità, allora non c'era nulla di cui aver meraviglia.

Citazione
Tutti sono capaci di creare un mistero e dare una spiegazione, pochi riescono a tenere alta la tensione e l'attenzione senza rivelare nulla al pubblico.
Aldilà di qualsiasi gusto od opinione personale, i fatti dimostrano che non è così, è l'esatto contrario. E' difficile creare un mistero e risolverlo senza sprofondare in facili ed ovvie conclusioni, creare una soluzione all'altezza dell'aspettativa creatasi. E' invece facile disseminare elementi chiave che alimentino la tensione e l'aspettativa, senza mai rivelare nulla di sostanziale ma continuando ad alzare la posta, aggiungendo roba nel calderone, proprio per mantenere in uno stato di maggiore tensione e quindi manipolabilità lo spettatore. Non è nulla di misterioso, sono tecniche di comunicazione e storytelling ben note.

Spero sia chiaro che non ce l'ho in nessun modo con te o con le tue opinioni. Se ti ho citato è solo perché il commento mi tornava utile per mostrare quelli che - IMHO - sono meccanismi ingannevoli e potenzialmente fuorvianti.

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