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Post - Lili*

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The Post (sub)

Sulla scia di Spotlight, anche The Post è un bel film sul giornalismo vecchia scuola, quello delle grandi inchieste e delle decisioni morali entro un contesto istituzionale irreggimentato e controllante. Il regista è un nome di poco conto, quello Spielberg che con mano sicura plana dall'alto sui suoi protagonisti, tutti laboriosi dentro spazi chiusi e illuminati artificialmente, intenti a fabbricare la notizia e a soppesare gli scompensi pragmatici ed umani che questa provocherà. Sebbene Spielberg si noti nei dettagli, non è particolarmente preponderante quell'afflato alle volte un po' tanto retorico che lo caratterizza, se non verso il finale più o meno trionfante, dove concede spazio alla maestosità dell'inquadratura e alle musiche di Williams, vero punto debole, perchè smielate e ridicole. Dopo il primo smarrimento iniziale, dovuto a nomi e circostanze da ricordare e comprendere, la sceneggiatura fila molto bene portando convintamente lo spettatore al finale liberatorio, ma non troppo. Film ben fatto, recitato ancora meglio e abbastanza trasponibile nel contesto odierno per le sfaccettate tematiche che mette sul piatto.

2
Call Me By Your Name (sub)

Tripudio dei sensi e dell'immagine, l'ultimo film di Luca Guadagnino è un bellissimo ritratto di una storia sentimentale nata sotto il sole del nord Italia, atemporale (anni '80 sulla carta ma conta veramente poco il contesto storico e l'accenno a Craxi è inutile), intenso e passionale come i sono i primi amori. Splendidamente fotografato, il film è un inno al senso estetico, potendo contare su montagne di scene congelabili nella loro bellezza e su uno sviluppo tutto sommato prevedibile che lascia modo all'occhio di chi guarda di scorrere ammirato sui dettagli più minuti, curati e graziosi. Non vedo nulla di rivoluzionario nella storia in sè, che può benissimo essere slegata dalle tematiche LGBT, visto come corre via liscia e "normale", ma in definitiva un film fatto bene, narrato con eleganza e tenerezza, più interessato a rendere su schermo la sensazione che non il raziocinio dietro lo sviluppo della vicenda (se si può parlare di raziocinio dietro l'amore... Comunque il personaggio di Oliver soffre un minimo della mancanza d'approfondimento introspettivo). Molto evocativa la colonna sonora e grande occhio per le location. Verso l'epilogo, se quanto mostrato in precedenza è stato bastevole, si stringe  il cuore per la fine di questa bellezza dorata, salvo tornare poi (un po' cinicamente) coi piedi per terra grazie al finale dilatato e "meteorologicamente" freddo e più cupo (ma con la viva fiamma del caminetto a segnalare che ci saranno, perchè no, tempi d'oro lungo il corso di una vita ancora da vivere).


3
Three Billboards Outside Ebbing, Missouri (sub)

Dark comedy? Dramma americano a tinte sarcastiche? Non saprei dare una definizione e forse non è neanche importante, perchè "Tre manifesti a Ebbing, Missouri" è comunque un film godibile pur nella sua lentezza, stemperata da scoppi di violenza e/o momenti più concitati ed impulsivi che mantengono vivo l'interesse fino alla fine, sebbene la vicenda non abbia un vero e proprio epilogo. Ogni personaggio è altamente sfaccettato, nevrotico, una sfilza di anti-eroi, per un film con qualche sfumatura paternalistica che a mio parere inficia il sarcasmo acido che prepondera nei dialoghi. Sono persone amareggiate ma anche il più astioso dei protagonisti non è immune a un vago sentimentalismo che viene affidato alle parole delle lettere dello sceriffo. Molto buono tutto il lato tecnico e recitativo ma un soggetto che per come presentato non mi ha smosso dentro granché.

4
Ryuichi Sakamoto: CODA (sub)

Documentario intimo, elegante e delicato, con indiscusso protagonista Sakamoto e la sua musica. Molto accurato nell'illustrare i diversi temi portanti della ricerca artistica di Sakamoto e ciò che sta a cuore al compositore, procede molto bene soprattutto una volta che lo spettatore si abitua al passo rilassato e atmosferico della regia e all'eloquio armonioso di Sakamoto. Alcuni momenti sono particolarmente ben riusciti dal punto di vista estetico ed emotivo, due su tutti Sakamoto che raccoglie il suono dell'acqua usando un secchio e quando registra l'acqua dei ghiacciai del Polo Nord. Da vedere e stimolante anche se non si conosce a fondo l'artista.

5
Closer (sub)

Storia di 4 persone e delle loro relazioni intrecciate,Closer esplora le dinamiche di coppia centrando il proprio focus sul tema della fedeltà e della comunicazione utilizzando tante tantissime parole. Aldilà di qualche bel dialogo però non credo che la storia sia poi così pregnante e  incisiva; l'impalcatura di dialoghi non riesce a reggere tutto il film. Bravo però l'intero cast e bello l'utilizzo, anche spesso in sottofondo, delle musiche. Non ho molto apprezzato certe zoomate, scelta stilistica stridente a mio parere.

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Televisione / Re: Oggi ho iniziato a vedere...
« il: 20 December 2017, 16:50:27 »
In queste settimane ho iniziato a vedere (e in alcuni casi finito):
-Big Mouth
-Bojack Horseman
-She's gotta have it
-Easy
-Master of None

7
Kedi (sub)

Kedi (gatto in turco) è un documentario ambientato ad Istanbul che racconta della numerosa comunità felina che la abita. In città vi sono una miriade di gatti di strada, parte integrante del posto. Con bei movimenti di camera, che spaziano dall'angolino dove una gatta fa nascere i suoi gattini alle vedute aeree di spazi urbani sconfinati, il documentario è un adorabile ritratto, elegante e ben fatto, dell'affezione di una città per i suoi gatti e delle persone che se ne occupano spontaneamente.  Probabilmente un non amante dei gatti troverà difficoltà a reggere l'intera durata (comunque non troppo eccessiva) ma il prodotto è pregevole: le musiche originali sono molto belle, le storie di vita intrecciate a quelle dei gatti sono commoventi (senza sfociare sullo sdolcinato) e il finale è pura gioia emozionante (il pescatore è poesia).

8
Free Fire (sub)

Una lunga sparatoria farcita di dialoghi sarcastici, estetica 70's e bravi attori. Free Fire è sinteticamente questo, 90 minuti che prendono avvio da uno scambio commerciale e che evolvono in uno scambio a fuoco per futili motivi. La lunghezza non troppo elevata permette al film di non stancare eccessivamente e alcuni più personaggi più di altri (Armie Hammer, dall'aplomb grandioso) rendono piacevole da seguire la vicenda. Che ne resti poi effettivamente qualcosa allo spettatore, a distanza di giorni, mi sembra difficile, dato che è un film su dei malavitosi degli anni 70 che poco aggiunge al filone. Si presenta bene e il cast è molto in parte, ma finisce qui.

9
Al tishkechi oti (Don’t forget me)

Il vincitore del Torino Film Festival è un film che racconta dell'incontro tra una anoressica e un suonatore di tuba disturbato. Ovviamente l'incontro non è dei più equilibrati, ma in realtà nessuno nel film (anche tra i comprimari) è particolarmente sano e forse non sono mai riuscita a distaccarmi da una visione "clinica" della storia. Insomma, un manipolo di disagiati che piuttosto che suscitarmi tenerezza mi hanno continuamente fatto pensare "aiutatateli". Direi dunque che lo spirito del film, se doveva essere quello di empatizzare con una storia di pazzi, non mi è arrivato. Molto bravi i protagonisti.

10
Darkest Hour (sub)

L'ora più buia del titolo è il lasso temporale che vide Churchill, appena nominato primo ministro, impegnato a gestire la patata bollente della strategia che l'Inghilterra dovette adottare per uscire dall'impasse dell'egemonia tedesca. Dunque, dato il tema, il film è una pellicola riflessiva, dove all'azione sono sostituite le parole e i pensieri della fase decisionale, ben rese da una sceneggiatura che lascia spazio alla proverbiale parlantina di Churchill, efficace  e sarcastica, senza scadere nella macchietta e donando di tanto in tanto alla storia  scorci di umana naturalezza che rendono facile empatizzare con il protagonista. I momenti più leggeri non sono basati su battute da risata sguaiata ma imperniati su sibilline frasi sarcastiche da accogliere col sorrisetto, alla Churchill maniera. Gary Oldman, neanche a dirlo, irriconoscibile e bravissimo, un attore totalmente al servizio del personaggio, è accompagnato da un cast in forma e dal comparto tecnico di fedelissimi di Joe Wright, il regista. I costumi della solita Durran e la colonna sonora del solito Marianelli sono tutti punti bonus che arricchiscono la pellicola permettendo di raggiungere quel livello lussuoso di cinema cui Joe Wright ha abituato il pubblico. Bellissime alcune scene, cinema puro (Churchill che osserva dalla macchina la vita londinese o che fa il suo discorso illuminato da una luce rosso panico) e attentissima la costruzione dell'inquadratura e la disposizione di luci e ombre (fasci di luce naturale molto suggestivi illuminano svariate scene oppure ombre truci circondano un puntino isolato, ovvero Churchill). Un biopic circoscritto e ben riuscito, dove gli elementi del cinema spiccano tutti ad alti livelli.

11
They

Nell'ambito del Torino Film Festival capita di scegliere di vedere un film semplicemente sulla base di poche righe di sinossi e They (lungometraggio dell'iraniana Anahita Ghazvinizadeh) sembrava, nelle intenzioni, una bella storia di scoperta identitaria, identità di genere. L'esecuzione però è stata piuttosto povera, consegnando allo spettatore un film vuoto, dalla narrativa scarna, dilatata e perfino fuori tema. Non si capisce infatti perchè un film, sulla carta, riflessivo lasci così poco spazio al protagonista, sprecando il suo tempo facendogli mormorare più volte la stessa poesia e dedicando un certo lasso di tempo ai personaggi secondari senza instaurare nessun nesso con la vicenda principale. Qualche bella inquadratura, un po' alla Sofia Coppola, non basta di certo a dare spessore ad una sceneggiatura che ha sprecato una buona idea.

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The Nice Guys

Commedia con sfumature slapstick ambientata negli 70 e con protagonisti Russell Crowe e Ryan Gosling, duo di investigatori, la pellicola non è particolarmente ben scritta a mio parere. Il canovaccio non è male e avrebbe potuto dare vita ad un film brillante e divertente, ma le battute eccessivamente esplicative, superflue, i risvolti di trama pretestuosi e un personaggio insensato e assurdo come quello della figlioletta di Gosling, affossano The Nice Guys. Gli attori, specialmente il duo protagonista sono indubbiamente bravi, Gosling che fa il cazzone è sempre una goduria, ma alla fin fine si tratta di uno spreco se non c'è una sceneggiatura solida alle spalle; sceneggiatura che oltretutto parte e riparte più volte allungando eccessivamente i tempi. Bella la ricostruzione storica e scenografica, ma il potenziale del film è stato tutto buttato nello stuzzicante trailer, quindi aspettative infine deluse.

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Blade Runner 2049

Blade Runner versione Villeneuve è una film visivamente bellissimo, girato con perizia e con una colonna sonora raffinata e ben dosata, che va oltre le radici noir che si rifanno al primo  film e che fa molto bene nel far evolvere la trama da un qualcosa di molto simile al predecessore ad una storia di rapporti umani e ricerca delle origini. Il finale in questo senso è molto molto bello, d'effetto ed emotivamente ben costruito e in generale la sceneggiatura, che fino ad un certo punto è telefonata, quando si scosta dalle banali rivelazioni e lascia spazio alla sfumatura "umana" della vicenda, rende molto bene. Gosling perfetto per il ruolo e bella la side-story con il personaggio di Joi, ha regalato maggiori sfaccettature ai replicanti che nel primo film erano resi su schermo con l'accetta. Un film quasi a sè stante dall'originale, molto godibile.

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Forrest Gump

Una fiaba piacevole, coinvolgente e ben recitata e girata. A costo di risultare cinica ed eccessivamente pragmatica, non ritengo che Forrest Gump sia un capolavoro, ma sicuramente un bel film che ripercorre mezzo secolo di storia Americana, sfruttando un protagonista che si ritrova, in maniera decisamente irrealistica, coinvolto in eventi epocali e che riesce, suo malgrado, a spuntarla molto bene nella vita. Ho apprezzato la commistione tra le vicende personali di Forrest e quelle più grandi relative all'America, poichè tale stratagemma tiene alta l'attenzione e, a mio parere, permette di non basare l'intera faccenda sugli aspetti più sentimentali e sull'assurda progressione di eventi fortunati che portano Forrest ad un discreto successo nella vita. Fortunatamente, non penso che la storia sia totalmente buonista, poichè vi sono delle sfumature anche cupe (Jenny e la sua famiglia, gli orrori della guerra, la malattia ecc.) e ciò per me salva la pellicola dall'essere eccessivamente smielata e sognante; il finale è commovente, adeguato, chiude bene una storia che, tolti i suoi momenti più tristi, ho trovato ricca di passaggi simpatici.

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Mmh beh ma la potenza del Film sono proprio i sentimenti, l'atmosfera.... e per me è abbastanza arrogante dire "la commozione sorge come naturale reazione empatica blablabla" sembra la spiegazione scientifica di un Robot ._. alla fine il Cinema è anche fatto di emozioni e Nolan sarà anche uno che esagera e spesso va fuori quota, però tutti i suoi Film alla fine rendono sempre, se Interstellar non ti colpisce emozionalmente è difficile apprezzarlo, ma è come molti altri Film basati sui Sentimenti o sulle Sensazioni.....che so...C'era una volta in America se non ti prende sentimentalmente è difficile apprezzarlo secondo me  :lol?: . Quindi il punto è proprio questo, ovvero che molti Film vivono quasi esclusivamente di Sensazioni/Sentimenti e per me Interstellar è uno di questi ed è un'opera riuscitissima.

Infatti io dicevo che avrebbe proprio dovuto calcare la mano sul Sentimento, in tutta onestà, lasciando da parte la Scienza ;) Cioè per me la cornice scientifica è stata mal riuscita e ha inficiato un po' la storia, che poteva reggersi primariamente sulle relazioni tra i personaggi.

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