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Post - rozgommatico

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Una puntata, da sola, non può salvare una stagione. Ma può, insieme a tutto il resto, chiudere bene una serie.
Bene e nell'unico modo possibile.
La morte di Hank ci poteva stare, in altre condizioni. L'avrebbe voluta anche Duchovny, non perché non amasse il suo personaggio straordinario, ma perché poteva essere una chiusura del cerchio. Per come è stata intesa la stagione (e le precedenti), va però benissimo così. Certo, è stata tirata un po' per le lunghe, ma va ancora bene così.
Temevo lo stesso la tragedia nel finale perché quel titolo, Grace, mi riportava alla mente la mortifera - per quanto bellissima - canzone di Jeff Buckley. Che questa volta è rimasta, per fortuna, solo una lontana suggestione. 
Chiuderla con le coppie che si formano (Julia e Imperioli) o che resistono (Rukles e Moodys) non è affatto banale, ma necessario.

Possiamo ragionare ore, giorni, settimane, mesi, anni sulla non qualità delle ultime stagioni, della ripetitività delle situazioni, della non evoluzione della storia. Ma il groppo in gola e le lacrime scese su Rocket Man sono il più grande tributo e regalo ad una serie che ha mescolato come nessun'altra romanticismo, malinconia, comicità e scorrettezza. Una serie che, nella sua "happy fuckin' ending", ha fotografato la vita in quasi tutte le sue forme, a volte con grandissima profondità, altre con eccessiva semplificazione. Ma rimanendo incredibilmente fedele a se stessa fino alla fine.
Sette stagioni che potevano essere quattro, ma che avrei continuato a seguire anche se fossero salite a dieci.

Credo che la rivedrò, presto o tardi, per riprovare quelle sensazioni incredibili che mi hanno dato le prime 36 puntate, per rivedere Hank all'opera, guascone incorreggibile ma anche padre amorevole di Becca; per rivedere Runkle spuntare da sotto l'enorme Sue Collini o spruzzato di umori femminili; Karen presa e ripersa fino a perdere il conto; Lew che ha regalato momenti sublimi al racconto; Mia che ha incasinato tutto nel miglior modo possibile; riascoltare Elton John sul volto tumefatto di Hank, portato via a forza dalla polizia; ridere e piangere come se non conoscessi la gioia e il dolore di vivere.

Adesso è finita ed è stato un bellissimo viaggio. A bordo di una Porsche per 86 puntate, racchiuse tra queste due immagini, la cornice di un quadro prezioso del nostro tempo
(clicca per mostrare/nascondere)
Grazie a tutti quelli che l'hanno vissuto, vicini e lontani, e possono dire di aver aggiunto qualcosa alla propria vita.

See you in Hell, Madafakkaa   :lol?: :love: :bYe:

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Ho scelto Maratona nel sondaggio, perché recuperare 4 stagioni in 20 giorni dà un sapore unico e irripetibile.
Come dice Antigone, ci si catapulta anima e corpo in quella serie, in quella dimensione, come se si vivesse a stretto contatto con i protagonisti. Altro vantaggio, come dice Mrs. Darcy, è che con la maratona si smussano i difetti delle singole puntate, dando maggior importanza al prodotto complessivo. E poi ancora, citando Brynden_Tully, ci si fa meno pippe mentali e si va avanti, senza distruggersi il cervello a cercare di capire che cosa voleva dire quel gesto, quella frase, quel momento della singola puntata: non c'è tempo, bisogna vederne subito un'altra!

Ho ricordi meravigliosi di una domenica invernale di febbre, nella quale mi sono visto tutta la seconda stagione di The Walking Dead. L'ho amata alla follia e ci sono quasi rimasto male quando rileggevo i commenti delle singole puntate - fatti di certo da spettatori settimanali - che demolivano l'episodio minacciando addirittura di mollare la serie a metà! Assurdo per me che l'ho goduta a pieno (considero la seconda di TWD un piccolo capolavoro), comprensibile per chi, volta per volta, vedeva gli (effettivi) cali di tensione o momenti morti. Che, nell'arco di una stagione CI POSSONO STARE. Semplicemente scoccia non aver subito a disposizione una puntata per pareggiare quel nulla con l'azione, così emerge solo la frustrazione del momento e non il disegno complessivo. Per cui in questo caso, benissimo la maratona!


Ma è anche vero che la serie perfetta è quella che dura il tempo di messa in onda. Lost? 6 anni. I più belli della mia vita da spettatore. Ho passato momenti indimenticabili, ho cambiato tre volte città, due ragazze, tre lavori, ho fatto viaggi, ho fatto degli errori, in una parola: ho vissuto. E Lost era sempre lì, con me, in quei sei anni. Faceva parte della mia vita, era una costante in quegli anni di crescita e maturazione. Al di là del valore enorme della serie, conta il rapporto emozionale che avevo stabilito con essa. E quando è finita è stato come perdere una parte di me. Per questo ho pianto per due giorni. Non per il finale, ma perché era finito.
E da allora non ho più visto una serie con questa tempistica, forse per paura. Seguo le quinte stagioni di Breaking Bad e Sons of Anarchy in contemporanea con gli USA? Sì, ma le prime 4 le ho viste in un mese. Seguirò week-by-week la sesta di Californication e la terza di Game of Thrones? Certamente, ma le precedenti me le sono fatte fuori in poco tempo.
Seguirò la seconda di Homeland aspettando con ansia la puntata successiva? Sì e credo che sarà un trauma visto che la prima stagione l'ho vista in una notte e mezzo.
Altro pregio della visione puntata per puntata, ti ricordi (quasi) tutto e non dimentichi (quasi) nulla. Sei quasi costretto ad analizzare la puntata allo scanner, trovando mille sfaccettature. E una grande serie passa indenne la visione settimanale.

Ora vado che devo recuperare un paio di puntate di Person of Interest per vedere dove va a parare. Ovviamente in maratona!  :)

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Fargo / Re: [COMMENTI] Fargo - 1x02 - "The Roster Prince"
« il: 4 September 2014, 13:24:35 »
Mi piace davvero questa serie, citazionista, nera, grottesca, sottile.
Billy Bob Thornton mattatore (la scena del cesso è formidabile  :XD:), la poliziotta è perfetta nel rendere tutta la provincialità del personaggio (la goffaggine, il blocknotes sempre in mano) ma la sua intraprendenza è davvero ben levigata.
Interessante la comparsa dei due tipacci di Fargo e splendido il finale, con il corpo calato in una buca scavata in mezzo alla neve, parente stretta della fossa nel deserto che abbiamo imparato a conoscere in certi film e a ritrovare in certe serie. 
E c'è anche il Paul di The Big C nei panni del guru dei supermercati :love:
Si viaggia a grande velocità, bene così!  :riot:

4
Una puntata orchestrata benissimo, che premia lo spettatore che ha saputo aspettare fino a questo punto.
Un flashback sontuoso, in pieno stile Lindelof, che ci permette finalmente di conoscere meglio i personaggi, scoprirne i segreti ed empatizzare con loro.
Ma non c'è nulla di coraggioso in questa scelta, è un marchio di fabbrica del suo autore. Che si merita comunque la sua dose di insulti per avermi fatto penare quasi otto ore prima di riconciliarmi (forse) con la storia.
Questa "The Garveys at Their Best" mi ha preso molto (come il pilot), al punto da farmi dimenticare, almeno per 55 minuti, il vuoto cosmico a cui ho assistito per le 7 puntate centrali. 

EDIT: Il padre naturale di Tom è Cyril O'Reily  :T_T:

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Finale di stagione intensissimo e commovente.

Ruth taglia i ponti con Nikolai, che non sembra affatto turbato dal distacco, anzi. Lei ora riserva le energie per la nipotina Maya, e ha un rapporto autentico con Lisa, davvero materna nelle scene in cui appare. Non è un caso che proprio in questa puntata, Ruth ritrovi fortemente il suo ruolo di madre: la scena in cui consola un distrutto Nate è emblematica e struggente.
Claire non è più una liceale (auto)emarginata e, grazie anche allo strano rapporto con Billy, è pronta per il passo successivo, verso il college. Divertente, nella sua drammaticità, il colloquio per entrare nella scuola d'arte. Così come il saluto/addio con Parker. Bellissima la sequenza in stile Flashdance. Liberatoria la scelta finale di rinunciare alla festa del diploma per stare vicina a Nate.
David mi è piaciuto tantissimo. Commosso nell'insostenibile scena in cui compila le richieste funebri del fratello, duro nel tenere testa a Keith durante l'ennesimo, masochistico litigio (terminato con una meravigliosa immagine dei due amanti stesi, esausti, riappacificati dal sesso), fulmineo nel cambiare i suoi piani e fiondarsi con la sorella al capezzale di Nate. Scena esilarante: lui fatto di erba che scimmiotta Nikolai:"Your mother is a very good woman. God have mercy, God have mercy (battendosi il petto)"  :XD:
Nate, che scopre la gravità della sua situazione, si tiene tutto dentro per non spaventare i suoi cari, per poi crollare come un bimbo sulle gambe della madre. Da manuale tutto il confronto con Brenda, che si conclude con la volontà di lui di non volerla in ospedale. Coraggio, onestà, lucidità e saggezza entrano in lui assieme al sentore dell'avvicinarsi della fine. Bellissimo.  :cry:
 
In questo turbine di emozioni trovano spazio anche la vicenda dell'eredità di Federico, che segna il suo ingresso nell'impresa dei Fisher e la morte di Aaron Bruckbinder, che spira tra le braccia di Nate, in una delle scene più forti in assoluto. Tra l'altro si tratta della morte di apertura più lunga che abbiamo visto nella serie.

Un finale di stagione pazzesco, decisamente superiore al finale precedente. Finora sono trascorse 26 puntate, due stagioni meravigliose e oltre un anno nella serie. Due mesi mezzo, per me. Ora è tempo di immergersi nella terza stagione.

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Fargo / Re: [COMMENTI] Fargo - 1x01 - "The Crocodile's Dilemma"
« il: 4 September 2014, 01:06:26 »
Non so perché, ma avevo snobbato fino ad oggi Fargo. Tirando in ballo impegni, affetti, le tante serie da vedere, in realtà nascondevo il pregiudizio maggiore: da amante del film mi stupivo dell'utilità di una serie simile.
E invece mi trovo a scoprire un episodio superbo, che giustifica abbondantemente la serie!  :metal:
Il pregio maggiore di questa ora e dieci è quello di aver restituito al meglio tutto il malessere della provincia americana, costante di un certo tipo di cinema, di cui comunque i Coen (e non solo Fargo) fanno parte. All'atmosfera cupa e gelida contribuiscono un grande Billy Bob Thornton (altro legame con il cinema dei Coen), i dialoghi pazzeschi e un personaggio, Lester, espressione di quella banalità del male che fa ghiacciare il sangue nelle vene.
Un altro grande valore della serie sta nel ricordare il film, avvicinarcisi, sfiorarne tematiche e situazioni, ma senza sovrapporsi ad esso, mantenendo così una sua dimensione, una sua linea di racconto, una sua autonomia che, sono certo, porterà lontano.

Bellissima sorpresa, scoperta per caso, uno dei fattori più incredibili e determinanti dell'esistenza umana: Lester incontra l'oscuro personaggio per caso..e da lì si innesta un vortice di eventi che danno vita ad una tragedia dopo l'altra  :paura:

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Apro questo topic per i commenti all'episodio che chiude la prima stagione.
Sto recuperando Six Feet Under e sento il bisogno di condividere sensazioni e umori di questa intensa serie tv.
 
L'episodio finale è denso di avvenimenti che saranno destinati a cambiare il corso delle cose. Nate ripete l'esame per ottenere la licenza da impresario funebre e accompagna Brenda a trovare Billy, rinchiuso in clinica. Una scena toccante che racconta con semplicità cosa significhi essere fratello e sorella, nonostante tutto. Al ritorno lei è provatissima, necessita risposte che non può avere, va fuori di testa e si schianta. Sembra aver la peggio, invece le brutte notizie toccano a Nate che, a seguito di analisi di routine, scopre di essere affetto da MAV, un ingrossamento anomalo delle arterie del cervello.
David si toglie la maschera con un coraggio nuovo, spiazzando anche quelli della diocesi. Bello il recupero del rapporto con il poliziotto.
Nuova linfa anche per Ruth, che gestisce a meraviglia i dubbi di Hiram e si getta tra le braccia di Nikolay, un grandissimo personaggio, tenero nel suo inglese raffazzonato e duro nella sua scorza di russo emigrante.
Claire sembra prontissima per la storia della sua vita ma ha a che fare con le ricadute di Gabe. Lui la ama di certo ma non è ancora maturo, non è ancora pronto. I classici tempi diversi, mostrati meravigliosamente in un sottofondo di equilibri precari.
E le immagini del padre che riaffiorano con rinnovata intensità, ci accompagnano verso una nuova stagione, con una nuova consapevolezza. Il finale con la festa per il battesimo del figlio di Federico aggiunge quella vitalità che, in questa serie, affiora disperatamente ad ogni angolo, ad ogni puntata.

Sono entrato in casa Fisher dalla porta di servizio, ho imparato ad ascoltare i personaggi, li ho amati, li ho contestati, ho cercato di capirli. Ormai mi sento parte della storia e non vedo l'ora di iniziare la seconda stagione.   

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Cinema / Re: [Horror movies] Il topic dell'orrore!
« il: 28 December 2014, 19:09:05 »
The Babadook
Inquietante horror psicologico, di notevole profondità e interpretato benissimo. Disturbante e pauroso, uno dei migliori film dell'anno.
Grazie ad ItaSA, a questa sezione e a voi, che me lo ha fatto scoprire  :OOOKKK:
Il film si trova praticamente in ogni classifica dei "top film of the year" e tra i tanti commenti mi sembra doveroso citare almeno quello di William Friedkin

(clicca per mostrare/nascondere)

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Damages / Re: Damages 1x01
« il: 8 August 2014, 16:23:46 »
La noia delle serie estive di oggi mi ha fatto ricordare di un gioiello che nacque proprio in estate: Damages.
Memore delle emozioni di quando lo vidi per la prima volta, mi sono riguardato il pilot di questa fantastica serie.

Le prime inquadrature sulle strade, lo zoom sofferto sull'ascensore, una donna che esce insanguinata, un flashback avvincente e zeppo di intensità, intrighi, sudiciume e mistero, un finale doloroso e beffardo. Elementi che hanno contribuito a rendere questo episodio un vero e proprio cult della televisione.
Attraverso gli occhi di un giovane e ambizioso avvocato, Ellen, conosciamo il volto e l'anima di Patty Hewes, uno dei più grandi personaggi seriali mai concepiti. Una Glenn Close di ghiaccio, respingente e disturbante ma dotata di un magnetismo al quale è impossibile sottrarsi.   
L'avanzare incalzante della trama procedurale e gli incastri già sapientemente percepibili in questi primi 55 minuti, sono una gioia per gli occhi.
Non avevo fatto i conti con l'addiction, però. Rischio seriamente un febbrile rewatch nel giro delle prossime settimane  :interello:

10
Visto il Volume I
Mi è piaciuto molto, è riuscito a sorprendermi e a farmi rimanere incollato allo schermo per due ore. Lo scandalo che ne ha accompagnato trailer e proiezioni lo lasciamo a chi si accontenta, perché il film vale molto di più.
Grande von Trier. Non un capolavoro ma un'opera cinematograficamente impeccabile e narrativamente con i controca**i. Strepitoso il cast, tra cui si eleva - nonostante la piccola parte - una gigantesca Uma Thurman.

11
Vista a notte fonda dopo i Mondiali, mi trovo ad esultare come avevo fatto prima, con le parate del portiere messicano Ochoa contro il Brasile.
Puntata dimenticabile, che vale per l'ultima parte, che culmina con la morte - tanto attesa quanto assurda - dell'odiatissimo Re Joffrey.
Ho poco da dire, non mi piace godere troppo delle disgrazie altrui, anche perché, da qui in poi, i cavoli amari se li papperanno gli altri.

"I morti sanno solamente una cosa. Che è meglio essere vivi", diceva un cinico soldato Joker in Full Metal Jacket.
Game of Thrones, 25 anni dopo, continua a dirci che forse non è proprio così. 

12
Oz / Re: OZ sesta stagione - commenti
« il: 9 April 2014, 13:41:35 »
Grande serie  :mwow:

(clicca per mostrare/nascondere)

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Che sorpresa!
Ti aspetti il solito mix di cazzotti, scontri, violenza e sesso invece ecco che questa serie fracassona estrae dal cilindro una puntata speciale.

Regia curatissima, montaggio ardito, primi piani intensi, sfuocature stranianti, grandi silenzi.
Gli eventi, solitamente fulminei, si prendono una pausa e l'azione è ridotta al minimo, ma è tesissima, di gran classe, come dimostra la splendida sequenza dell'attacco attraverso il campo di grano. Sembra una puntata del miglior The Walking Dead (mai girato così bene, però), zeppa di quadri lynchiani (le immagini spesso sono frutto dell'immaginazione dei personaggi).
Di solito sono molto sospettoso di fronte ai virtuosismi registici, specie nel cinema recente, perché troppo spesso risultano didascalici, fini a se stessi e slegati dalla narrazione. Raramente il mezzo cinematografico riesce a diventare un linguaggio forte, in grado di sostenere l'opera filmica, compenetrandosi con la trama. Quando ci riesce, ecco il capolavoro. Penso ai lavori dei maestri del cinema russo come Tarkovskij (e l'allievo Sokurov), alcuni orientali (Hou Hsiao-hsien, Tsai Ming-liang), in parte Malick e Von Trier, tralasciando il cinema classico.
Qui sembra più un esperimento e certo non siamo a questi livelli, ma già il fatto di averli ricordati la dice lunga sulla qualità tecnica di questo episodio. Che dura meno (40 minuti al posto dei canonici 55) e ha solo due personaggi sempre in scena (con Starr che dimostra di essere anche un attore espressivo). Un terzo personaggio muore, aumentando la drammaticità del momento. Mi mancherà Racine e il suo modo incredibile di pronunciare "Lucas Hood". Un quarto personaggio, l'altro regular della serie, è il grande Sugar, che buca lo schermo con una scena, grazie all'ennesima sentenza finale.

Una puntata da applausi.


14
Episodio finale da manuale. Scritto benissimo, interpretato alla grandissima.
Il primo quarto d'ora è fantastico, mette tantissima carne al fuoco e risolve con un flashback la situazione iniziale. I successivi 15 minuti sono di azione pura, con la fuga di Reese e Turing dai poliziotti, quelli corrotti e i federali. La parte finale riserva, ancora una volta, un colpo di scena totale, spiazzante all'inverosimile, che chiude la stagione alla grande e sospende l'intera faccenda fino alla 2x01. Per la quale, va detto, non devo aspettare 4 mesi ma pochi minuti, giusto il tempo di scrivere altre due sensazioni, qui  :asd:

Ho adorato la scena del bagno, il momento in cui Carter e Fusco si rendono conto di lavorare per lo stesso team. Una liberazione autentica. E' come se si fosse aperta una valvola nel mio petto e l'aria - così tenuta bloccata dalla tensione per mesi - potesse, finalmente, uscire dai polmoni.
Finch rapito da Root. Ci sta. Ma il fatto che Root sia quel personaggio...WTF!  :metal:

Non faccio classifiche di merito, dico solo che Person of Interest è di certo una delle serie più eleganti nella storia della televisione. Grazie, soprattutto, al suo interprete principale. Quel Jim Caviezel che tanto ho criticato ma che alla fine, pur non facendomi impazzire come attore, qui è letteralmente enorme nel dare corpo ed anima al suo personaggio.

15
Puntata impossibile. Da concepire, da sceneggiare, da interpretare, da guardare, da commentare.
Quando invece tutto questo succede, siamo davanti al sublime. E Person of Interest è una serie sublime.  :prego:
Le vette che riesce a toccare in questo episodio sono omeriche. E se succede, è anche grazie a tutto quello che è successo prima. Raramente mi è capitato di emozionarmi così tanto in 40minuti di visione.
Mai, come qui, il presente è così legato al passato. Mai, come qui, ho provato un'empatia totale per John. Mai, prima di ora, avrei pensato di spendere parole di elogio per Caviezel-attore, qui davvero enorme nel contenere tutto il vissuto devastante del suo personaggio.
Carter, che anche di fronte al rapimento del figlio era stata ligia al dovere, ha un cedimento di fronte a questa immensa tragedia. Ma poi i fatti le danno (parzialmente) sollievo. Mi è piaciuto molto anche Finch, sempre attento calcolatore dei dettagli, che si sforza di aprire il cuore in maniera autentica, testimone di un dramma che, forse, avrebbe potuto evitare.
Episodio tristissimo fin dall'inizio, con John che festeggia il compleanno con il giorno libero, in solitudine, in una topaia dove la cosa più affettuosa è la gigantesca macchina del caffé. Nel finale il nuovo appartamento restituisce nuova luce, anche se quel vuoto rimane - ancora, forse per sempre - incolmabile.
Mai avrei pensato di versare lacrime per questa serie. 

"Quando trovi l'unica persona in grado di
farti entrare in connessione con il mondo...
diventi un'altra persona.
Diventi migliore.
Quando ti portano via quella persona...
che cosa diventi?"

"Non lo so"
è davvero la giusta risposta.
Di certo, lui è vivo e, in qualche modo, resiste. E non è diventato una persona peggiore. Solamente, è un'altra persona. Ma non più accecata. Perché più cerchi di fare del male, più ti si ritorce contro.
Come suggerisce la splendida canzone che conclude questo memorabile episodio.
Questa canzone, in loop da troppo tempo, oggi, che riconcilia con la parte più oscura di Reese. E di noi.