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Post - geeno_

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Citazione
O ci sono diverse tipologie di estranei che non si possono ammazzare allo stesso modo ma in modo diverso(chi con il vetro di drago,chi con il fuoco e chi schiacciandogli la testa) o l'autore del libro si è perso un pò.(oppure questi ancora non hanno capito che si possono ammazzare anche con il fuoco).

E' così. Ci sono due diverse tipologie: nel testo inglese sono i Wights e i White Walkers. I primi sono zombie, scheletri...morti rianimati, senza coscienza. I secondi sono una razza senziente, fredda come il ghiaccio, e possono essere uccisi solo con l'ossidiana (Dragonsteel) o l'acciaio di Valyria, e con la magia possono trasformare i morti in wights. Inoltre è stato mostrato, in un solo episodio, un White Walker particolare che ha trasformato un neonato in un WW solo toccandolo, ma non è chiaro se quel potere ce l'abbia solo lui.

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Mad Men / Re: [Commenti] Mad Men 7x11 - Time & Life
« il: 28 April 2015, 01:11:28 »
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Un pensiero molto interessante da parte di Weiner:

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In the roughly 90-minute talk with the writer A. M. Homes, Mr. Weiner discussed how the show’s final season completed the story’s survey of the 1960s, which found progressive ideals giving way to conservative values and the rise of Richard M. Nixon.

“This whole last season,” he said, “was the idea that the revolution failed in some way, and it’s time to deal with what you can control, which is yourself. This turning inward.”

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Mad Men / Re: [Commenti] Mad Men 7x11 - Time & Life
« il: 1 May 2015, 16:02:01 »
Una delle sensazioni più forti dell'episodio è il senso di ineluttabilità dell'assorbimento della SCP. Non c'è più nulla da fare, nessun coniglio dal cilindro da estrarre. E c'è la distinta sensazione che i partner, tutto sommato, nemmeno abbiano voglia di lottare più di tanto: sono tutti troppo ricchi per farlo, schifosamente ricchi rispetto alle prime stagioni. Anche Don che pare provarci con il progetto di trasferire tutto in California...Don, ancora con la California? Voleva scappare lì ai tempi della prima stagione, voleva andarci con Megan, ma quando effettivamente ci stava non sembrava neanche godersela più di tanto. La California non vuol dire nulla, era l'idea di azzerare ancora una volta tutto e ripartire, ma è già usata e riusata, un copione vecchio recitato senza troppa convinzione, che Jim Hobart interrompe subito.

E proprio Hobart non ha tutti i torti, quando gli dice che hanno vinto. Ricchissimi, con account prestigiosissimi, finalmente nel gotha del settore. Ma l'assorbimento era il loro destino ineluttabile dal momento esatto in cui hanno ceduto la proprietà della SCP: è che prima vivevano nell'illusione di rimanere un marchio autonomo, a bagno nei soldi, ma questa illusione era destinata a durare poco.

Fra questi il più onesto è il pecorone Ted: finalmente può fare solo il creativo, ripartire con la nuova compagna. E Peggy, al di là del suo momento di spaesamento, ha solo da guadagnarci da questo salto di carriera. Lei non è con loro dall'inizio, era già passata tranquillamente alla CGC, la carriera è la carriera. Però lo spettatore non può che immedesimarsi con i reduci, che vanno nella nuova agenzia come vecchi campioni a fine carriera che giocano gli ultimi anni nel Real Madrid, dopo avere tentato per tutta la vita di vincere la Champions in una squadra da quarto, quinto posto, a volte terzo.

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Altre Serie - Mondo / Borgen [DR1] [Drama] [Danimarca]
« il: 24 December 2013, 13:17:26 »
Serie danese a tema politico, ambientata in Danimarca. Protagonista è Birgitte Nyborg, leader del partito dei Moderati, che nella prima puntata
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Quello che distingue la serie da altre di tema simile (mi viene da pensare a Boss) è l'ambientazione profondamente europea, continentale, protestante: lo scontro tra la dimensione pubblica e la vita privata e familiare di Birgitte, la continua caccia allo scandalo da parte della stampa (impietoso il paragone con l'Italia, quanto a facilità nel dare le dimissioni in seguito a scandali... :doh:), questioni politiche e identitarie di grande interesse (rapporti con le minoranze etniche, lotta al terrorismo, eccetera).


Se vi piacciono questi temi, ma calati in un'atmosfera meno esasperata delle produzioni americane (scordatevi i dialoghi massimalisti di Newsroom, ad esempio), vi consiglio caldamente questa serie. Molto alta la qualità della fotografia e delle ambientazioni, se siete stati in vacanza o erasmus in Danimarca o altri paesi nordici vi ritroverete le stesse atmosfere, che io personalmente amo molto.

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Pyke è una cosa meravigliosa, e tale è pure la resa dei costumi locali, dal tizio al porto fino a Lord Balon. Una delle ambientazioni più belle viste finora, mentre di Dragonstone purtroppo abbiamo visto pochissimo (comunque bella la sala del comando di Stannis e il suo maxi-tabellone da risiko)

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Mad Men è un prodotto d'eccellenza assoluta. Ma secondo me ha un punto debole, ovvero la sesta stagione, che pesa sul giudizio complessivo se si fa il paragone con gli altri (pochissimi, parliamo di 3-4 al massimo) prodotti del genere, che sono rimasti costanti come qualità.

Comunque è incredibile ripensare a quante sottotrame si siano fatte strada nella serie, al di là della grande narrazione di Don. Ripensate ad esempio alla prima serie, a come il gruppo dei "giovani" della S&C sembrasse una confraternita di bulli WASP: Pete, Harry, Ken, Paul Kinsey, e a come le loro strade si sono separate. O a come le sottoculture degli anni '60 siano entrate ad un certo punto nella vita dell'azienda, con due giovani creativi progressisti come Stan e Ginsberg: il secondo dei due era il più geniale, l'autore del meraviglioso slogan della Jaguar (at last, something beatiful you can truly own e potenziale erede di Don, il più infervorato (sta per farsi licenziare da Cutler per una discussione politica), ma è quello che fa una bruttissima fine, mentre il pacato e adattabile Stan passa da un'azienda all'altra senza colpo ferire (è il Ken Cosgrove dei creativi). La grande e vincente parabola femminista di Joan e Peggy, così lontane e così vicine, ma non sempre buone come le vorrebbero rappresentare molti critici: Joan ad un certo punto si allinea spietatamente con Cutler per cacciare Don dall'azienda (questione di soldi, e Joan ama i soldi), mentre Peggy non ci mette molto a rubare un cliente (Heinz) alla S&C approfittando di una chiamata da amici con Stan. E la grande incompresa Megan, già cresciuta in un ambiente familiare progressista, che ha le certezze del femminismo già interiorizzate e non si sente di doverle conquistare giorno dopo giorno.

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Mad Men / Re: Mad Men addiction - l'astinenza
« il: 24 March 2015, 20:05:46 »
ho quasi finito il rewatch "breve". Ovvero a partire dalla quarta stagione in poi. Ho ritrovato la quarta stagione bellissima come la ricordavo, la quinta sensazionale, con continui colpi di scena, il Jaguar-plot, il caso Lane, e tante altre cose; la sesta un po' debole, con cose poco interessanti come "Peggy frega la Heinz alla SCDP" e la liason con la moglie del chirugo (e l'odioso Bob Benson), e pochi momenti clou (quali quello della fusione). Sto guardando la prima metà della settima stagione, e ritorna a livelli notevoli: Don che si apre con Sally, il conflitto Don-Peggy al rientro del primo in azienda, e così via.

Rimango sempre molto rabbuiato da come è uscito di scena Ginsberg. Peccato

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Citazione
scusa ma credo che siano queste le cose che succedono nelle telenovele. Morirà di una malattia molto comune tra le persone della sua generazione, il cancro ai polmoni causato dal fumo di quelle sigarette che sono state sempre lì dalla prima puntata, nella bocca di quasi tutti i personaggi, nel loro lavoro, nei clienti esigenti, nelle scelte di Don (la famosa lettera)... Realistico, anche troppo

niente di più vero...parliamo di una serie di cui la prima puntata si chiama "Smoke Gets in Your Eyes", e dove la scena clou della puntata stessa è il pitch per la Lucky Strike (it's toasted, ovviamente). Che uno dei personaggi principali morisse così è quasi logico, a posteriori.

La settima stagione è stata bella, secondo me. E' stata la stagione della caduta definitiva di Don, di fallimenti sentimentali, lavorativi ed esistenziali quasi continui. E la meraviglia degli ultimi tre episodi è che è stata già data una conclusione a tutti i personaggi...tranne che a Don stesso. Non è più il Dick figlio della Grande Depressione, non è più il pubblicitario di successo...cosa sarà?

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Certo che la situazione familiare di Don in vista dell'ultima puntata...è a dir poco incasinata. Fare il "babbo" a tempo pieno? Tornare nella pubblicità? Se non fosse morta Betty, avrei detto che il finale perfetto per Don sarebbe stato venire assunto dalla Coca-Cola. Il più americano dei marchi, il marchio sussurrato da Jim Hobart, quello che continua a perseguitarlo nei distributori automatici rotti. Ma ora?

Non mi sorprenderebbe un flash-forward nell'ultima puntata.

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Mad Men / Re: [Commenti] Mad Men 7X10 - The Forecast
« il: 24 April 2015, 23:05:52 »
Non mi stanno entusiasmando queste ultime puntate. Cosa ci dicono i flirt estemporanei di Peggy, Don, Joan? Molto meno delle fortissime scene in cui si risolvono le storie, in cui Mad Men ritorna al suo splendore: l'uscita di scena di Ken, la calata delle donne Calvet a New York al gran completo (e la sorella bigotta di Megan è riuscitissima) e la scena, freddissima e terribile, dell'addio tra Don e Megan; o la partenza di Glen. O la morte di Rachel Katz. Quelli sono momenti indimenticabili.

Quanto a Don...il primo periodo di post-divorzio l'avevamo seguito nel dettaglio, in quella stanzetta squallida. Adesso è stato in gran parte saltato nella pausa tra le due stagioni, e abbiamo visto con il funerale di Rachel e l'infruttuosa storia con la cameriera il suo punto di svolta. E infatti passa la terza puntata a chiedersi cosa lo aspetta in futuro, smettendo di sguazzare nel presente un giorno alla volta, una donna alla volta.

P.S. Don non è così vecchio! Ha 44 anni.

P.P.S. doveva tenersi i capelli lunghi tutta la puntata! Con che coraggio Roger dà lezioni di stile con quei baffi orribili poi.