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Post - Lili*

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Girls / Re: [COMMENTI] Girls 5x06 - The Panic in Central Park
« il: 28 March 2016, 16:17:17 »
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Post unito: [time]<strong>Oggi</strong> alle 16:17:17[/time]
Inside the episode con Lena, molto interessante:

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The Post (sub)

Sulla scia di Spotlight, anche The Post è un bel film sul giornalismo vecchia scuola, quello delle grandi inchieste e delle decisioni morali entro un contesto istituzionale irreggimentato e controllante. Il regista è un nome di poco conto, quello Spielberg che con mano sicura plana dall'alto sui suoi protagonisti, tutti laboriosi dentro spazi chiusi e illuminati artificialmente, intenti a fabbricare la notizia e a soppesare gli scompensi pragmatici ed umani che questa provocherà. Sebbene Spielberg si noti nei dettagli, non è particolarmente preponderante quell'afflato alle volte un po' tanto retorico che lo caratterizza, se non verso il finale più o meno trionfante, dove concede spazio alla maestosità dell'inquadratura e alle musiche di Williams, vero punto debole, perchè smielate e ridicole. Dopo il primo smarrimento iniziale, dovuto a nomi e circostanze da ricordare e comprendere, la sceneggiatura fila molto bene portando convintamente lo spettatore al finale liberatorio, ma non troppo. Film ben fatto, recitato ancora meglio e abbastanza trasponibile nel contesto odierno per le sfaccettate tematiche che mette sul piatto.

3
Call Me By Your Name (sub)

Tripudio dei sensi e dell'immagine, l'ultimo film di Luca Guadagnino è un bellissimo ritratto di una storia sentimentale nata sotto il sole del nord Italia, atemporale (anni '80 sulla carta ma conta veramente poco il contesto storico e l'accenno a Craxi è inutile), intenso e passionale come i sono i primi amori. Splendidamente fotografato, il film è un inno al senso estetico, potendo contare su montagne di scene congelabili nella loro bellezza e su uno sviluppo tutto sommato prevedibile che lascia modo all'occhio di chi guarda di scorrere ammirato sui dettagli più minuti, curati e graziosi. Non vedo nulla di rivoluzionario nella storia in sè, che può benissimo essere slegata dalle tematiche LGBT, visto come corre via liscia e "normale", ma in definitiva un film fatto bene, narrato con eleganza e tenerezza, più interessato a rendere su schermo la sensazione che non il raziocinio dietro lo sviluppo della vicenda (se si può parlare di raziocinio dietro l'amore... Comunque il personaggio di Oliver soffre un minimo della mancanza d'approfondimento introspettivo). Molto evocativa la colonna sonora e grande occhio per le location. Verso l'epilogo, se quanto mostrato in precedenza è stato bastevole, si stringe  il cuore per la fine di questa bellezza dorata, salvo tornare poi (un po' cinicamente) coi piedi per terra grazie al finale dilatato e "meteorologicamente" freddo e più cupo (ma con la viva fiamma del caminetto a segnalare che ci saranno, perchè no, tempi d'oro lungo il corso di una vita ancora da vivere).


4
Three Billboards Outside Ebbing, Missouri (sub)

Dark comedy? Dramma americano a tinte sarcastiche? Non saprei dare una definizione e forse non è neanche importante, perchè "Tre manifesti a Ebbing, Missouri" è comunque un film godibile pur nella sua lentezza, stemperata da scoppi di violenza e/o momenti più concitati ed impulsivi che mantengono vivo l'interesse fino alla fine, sebbene la vicenda non abbia un vero e proprio epilogo. Ogni personaggio è altamente sfaccettato, nevrotico, una sfilza di anti-eroi, per un film con qualche sfumatura paternalistica che a mio parere inficia il sarcasmo acido che prepondera nei dialoghi. Sono persone amareggiate ma anche il più astioso dei protagonisti non è immune a un vago sentimentalismo che viene affidato alle parole delle lettere dello sceriffo. Molto buono tutto il lato tecnico e recitativo ma un soggetto che per come presentato non mi ha smosso dentro granché.

5
Closer (sub)

Storia di 4 persone e delle loro relazioni intrecciate,Closer esplora le dinamiche di coppia centrando il proprio focus sul tema della fedeltà e della comunicazione utilizzando tante tantissime parole. Aldilà di qualche bel dialogo però non credo che la storia sia poi così pregnante e  incisiva; l'impalcatura di dialoghi non riesce a reggere tutto il film. Bravo però l'intero cast e bello l'utilizzo, anche spesso in sottofondo, delle musiche. Non ho molto apprezzato certe zoomate, scelta stilistica stridente a mio parere.

6
Kedi (sub)

Kedi (gatto in turco) è un documentario ambientato ad Istanbul che racconta della numerosa comunità felina che la abita. In città vi sono una miriade di gatti di strada, parte integrante del posto. Con bei movimenti di camera, che spaziano dall'angolino dove una gatta fa nascere i suoi gattini alle vedute aeree di spazi urbani sconfinati, il documentario è un adorabile ritratto, elegante e ben fatto, dell'affezione di una città per i suoi gatti e delle persone che se ne occupano spontaneamente.  Probabilmente un non amante dei gatti troverà difficoltà a reggere l'intera durata (comunque non troppo eccessiva) ma il prodotto è pregevole: le musiche originali sono molto belle, le storie di vita intrecciate a quelle dei gatti sono commoventi (senza sfociare sullo sdolcinato) e il finale è pura gioia emozionante (il pescatore è poesia).

7
Free Fire (sub)

Una lunga sparatoria farcita di dialoghi sarcastici, estetica 70's e bravi attori. Free Fire è sinteticamente questo, 90 minuti che prendono avvio da uno scambio commerciale e che evolvono in uno scambio a fuoco per futili motivi. La lunghezza non troppo elevata permette al film di non stancare eccessivamente e alcuni più personaggi più di altri (Armie Hammer, dall'aplomb grandioso) rendono piacevole da seguire la vicenda. Che ne resti poi effettivamente qualcosa allo spettatore, a distanza di giorni, mi sembra difficile, dato che è un film su dei malavitosi degli anni 70 che poco aggiunge al filone. Si presenta bene e il cast è molto in parte, ma finisce qui.

8
Darkest Hour (sub)

L'ora più buia del titolo è il lasso temporale che vide Churchill, appena nominato primo ministro, impegnato a gestire la patata bollente della strategia che l'Inghilterra dovette adottare per uscire dall'impasse dell'egemonia tedesca. Dunque, dato il tema, il film è una pellicola riflessiva, dove all'azione sono sostituite le parole e i pensieri della fase decisionale, ben rese da una sceneggiatura che lascia spazio alla proverbiale parlantina di Churchill, efficace  e sarcastica, senza scadere nella macchietta e donando di tanto in tanto alla storia  scorci di umana naturalezza che rendono facile empatizzare con il protagonista. I momenti più leggeri non sono basati su battute da risata sguaiata ma imperniati su sibilline frasi sarcastiche da accogliere col sorrisetto, alla Churchill maniera. Gary Oldman, neanche a dirlo, irriconoscibile e bravissimo, un attore totalmente al servizio del personaggio, è accompagnato da un cast in forma e dal comparto tecnico di fedelissimi di Joe Wright, il regista. I costumi della solita Durran e la colonna sonora del solito Marianelli sono tutti punti bonus che arricchiscono la pellicola permettendo di raggiungere quel livello lussuoso di cinema cui Joe Wright ha abituato il pubblico. Bellissime alcune scene, cinema puro (Churchill che osserva dalla macchina la vita londinese o che fa il suo discorso illuminato da una luce rosso panico) e attentissima la costruzione dell'inquadratura e la disposizione di luci e ombre (fasci di luce naturale molto suggestivi illuminano svariate scene oppure ombre truci circondano un puntino isolato, ovvero Churchill). Un biopic circoscritto e ben riuscito, dove gli elementi del cinema spiccano tutti ad alti livelli.

9
Forrest Gump

Una fiaba piacevole, coinvolgente e ben recitata e girata. A costo di risultare cinica ed eccessivamente pragmatica, non ritengo che Forrest Gump sia un capolavoro, ma sicuramente un bel film che ripercorre mezzo secolo di storia Americana, sfruttando un protagonista che si ritrova, in maniera decisamente irrealistica, coinvolto in eventi epocali e che riesce, suo malgrado, a spuntarla molto bene nella vita. Ho apprezzato la commistione tra le vicende personali di Forrest e quelle più grandi relative all'America, poichè tale stratagemma tiene alta l'attenzione e, a mio parere, permette di non basare l'intera faccenda sugli aspetti più sentimentali e sull'assurda progressione di eventi fortunati che portano Forrest ad un discreto successo nella vita. Fortunatamente, non penso che la storia sia totalmente buonista, poichè vi sono delle sfumature anche cupe (Jenny e la sua famiglia, gli orrori della guerra, la malattia ecc.) e ciò per me salva la pellicola dall'essere eccessivamente smielata e sognante; il finale è commovente, adeguato, chiude bene una storia che, tolti i suoi momenti più tristi, ho trovato ricca di passaggi simpatici.

10
Interstellar (sub)

Lungometraggio nolaniano con tutti i crismi, non raggiunge minimamente la bellezza di Inception, dove la freddezza del regista si sposava bene con una storia fin da subito incentrata sui sentimenti. Anche Interstellar viaggia su questo binario sentimentale, ma lo fa in maniera caotica, mal riuscita, raffazzonata, mettendo in mezzo un discorso scientifico piuttosto pretestuoso e trattato secondo le necessità di scrittura. Di fatto quindi parlare o non parlare di concetti fisici complessi sarebbe stato la stessa cosa se alla fine la pellicola voleva girare attorno all'amore e agli affetti. Amore che viene ridicolizzato in uno scambio di battute piuttosto brutto tra i due protagonisti. I dialoghi infatti sono abbastanza smorti, didascalici, per nulla profondi, seppur gli attori tutti siano abbastanza bravi. La commozione sorge come naturale reazione empatica a fronte di una storia che in fin dei conti parla di padri e figli e più in generale di relazioni umane da salvare assieme all'umanità tutta. Ma il risultato è comunque molto poco incisivo, il coinvolgimento emotivo, almeno da parte mia, è stato minimo. Bellissime ovviamente le scenografie, gli effetti speciali, le musiche di Zimmer, l'estetica generale del film, cosa che Nolan non sbaglia mai. Quindi in definitiva, premesse e spunti di riflessioni molto interessanti, sviluppati malamente nel tentativo di fare quadrare i dettagli tecnico-scientifici dentro una storia che più semplicemente poteva fare a meno di velleità scientifiche, buttandosi completamente sul nocciolo umano e affettivo, un po' come avrebbe forse fatto Spielberg se avesse, come in origine previsto, diretto il film.

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Perfetti Sconosciuti

Film costruito su una certa mole di dialoghi, ben scritti, scoppiettanti e al di sopra della banalità tipica di certo cinema italiano, Perfetti Sconosciuti è il tragicomico racconto di una cena tra 7 amici storici e di quanto si possano nascondere bene gli intrallazzi e le meschinità, pur volendosi ancor tanto bene. Giocato tutto sull'ansia della scoperta dei segreti ha dei momenti genuinamente divertenti, comicamente brillanti, recitati molto bene da tutto il cast. I momenti più tesi sono alle volte inutilmente sottolineati da un musichetta evitabile, ma a parte ciò sono molto ben dosati e c'è quel giusto pathos che bilancia la spensieratezza della prima metà del film. Finale bellissimo, che in parte annulla il cinismo della storia che si era dipanata ma che in realtà è ancora più malvagio, perchè lascia tutto così com'è, tranquillo e falso.

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Tutti i santi giorni

Virzì ha sempre un bel modo a metà tra lo spensierato e il riflessivo di raccontare le sue storie e anche Tutti i santi giorni non esce fuori dal binario, narrando di una coppia che si barcamena nella quotidianità della periferia romana, presa dalla voglia di un figlio ma sopratutto di continuare ad amarsi. La storia in sè non a nulla di sconvolgente ma è il modo di proporla che rende il film molto piacevole, denso di momenti ridanciani ma anche costellato di passaggi più seri e complessi, che delineano la vita di una coppia affiatata nonostante tutto. Bravissimi tutti gli attori, pure i comprimari, mentre la fotografia per certi versi sembrava troppo un filtro di Instagram per quanto satura. Poco male comunque, i punti di forza sono altri, come la colonna sonora, composta dall'attrice protagonista e davvero graziosissima, come del resto tutta le pellicola.

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La Jalouise (V.O.)

Storia tipicamente francese di amore e gelosia, girata tutta in bianco e nero e recitata molto bene da Louis Garrel e Anna Mouglalis, non mi ha mai veramente preso e ho spesso pensato durante la sua, per fortuna, breve durata, che ci volesse uno sprint da qualche parte. Mai arrivato comunque, anzi: tutto recitato a bassa voce, con un personaggio femminile da prendere a schiaffi e una bambina talmente matura da essere irrealistica, non sono riuscita a vederci la poesia e i contenuti (o comunque niente di nuovo nelle forme espressive almeno) e mi ha lasciata sostanzialmente fredda e semi-annoiata.

15
Moonlight (v.o.)

Storia in 3 atti di Chiron, ragazzino, adolescente e omaccione nero che prende consapevolezza di sè nel mentre che impara a nascondersi dietro l'aspetto da duro, Moonlight è bellino da un punto di vista estetico, perchè ha un gran bella fotografia fredda e registicamente si lascia apprezzare per certi bei movimenti di camera. Dove però pecca un po' è nella storia, cioè dove le cose andrebbero meglio gestite, dati i temi che si propone di raccontare: sostanzialmente piatto, con qualche momento di intensità emotiva che salva la pellicola, la sceneggiatura fa del concentrato di topoi di nicchia il suo punto di forza, che per me è debolezza: razza, omosessualità, droga, tutto centrifugato assieme è decisamente troppo, per un film che d'altra parte è arrivato alla stagione dei premi forse in parte proprio per questo suo abusare e sguazzare dentro temi forti che fanno sempre presa. Quindi in definitiva una storia che per me fallisce nel rimanere impressa, perchè trovo difficile superare l'idea che si sia voluto strafare un po' ruffianamente per toccare al cuore.