Autore Topic: Dall'ISIS all'IS: dentro il Califfato islamico  (Letto 31320 volte)

Imberbe

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Re: Dall'ISIS all'IS: dentro il Califfato islamico
« Risposta #465 il: 25 July 2017, 18:26:30 »

Quello che intendevo è che l'ultima fase del processo DRIA che ha esposto, l'Alienazione, sembra assorbire tutto quanto è lesivo degli jihadisti, di fatto limitando l'importanza della fede specifica. Cioè non odiano perché sono islamisti, non odiano per conflitto storico o religioso, la loro violenza è in realtà la fase conclusiva del procedimento, odiano perché solo nella fase dell'alienazione.

L'analisi verteva sui terroristi che hanno fatto attentati in Europa e Nord-America,dove non mi risulta siano presenti conflitti di carattere religioso fortunatamente.

E' sicuramente presente una forte retorica radicale sulla prepotenza di un supposto Occidente catto-giudaico volto al disfacimento del "Dar-al-Islam",ma questo rientra nel piano dei leader della prima generazione di portare nuovi adepti dalla loro parte,presentandosi come prodi Cavalieri della Giustizia Divina contro un Nemico sulla carta predominante.

Detto questo,il video in conclusione è parso anche a me incompleto e personalmente,pur non disponendo sicuramente del bagaglio culturale del Professore,avrei aggiunto una seconda "D" opzionale:Distruzione.Ovvero la fase in cui il disprezzo del soggetto per l'ambiente circostante estraneo alla cultura che ha importato si esacerba in un odio acceso che lo spinge a muoversi attivamente per cancellarlo.

Infatti,così come non tutti i musulmani sono estremisti,allo stesso modo non tutti gli estremisti sono terroristi.I musulmani ghettizzatisi per loro scelta nelle nostre capitali dovrebbero essere migliaia,ma solo una parte di essi ha scelto di condurre una battaglia politicizzata.La maggioranza dei "driadati" si limita,appunto,a condurre il suo stile di vita parallelamente al nostro.


Ecco, quello che Orsini non dice è: se le prime tre fasi sono appunto applicabili quasi per tutti gli "adepti" a qualunque cosa, come mai la fase dell'alienazione ha risvolti così civilmente e filosoficamente violenti nel caso degli jihadisti?
Come mai quell' "odiare" che negli altri si traduce al massimo nel discriminare in loro diventa uccidere?

Mi sembra che il dubbio poggi su un assunto scorretto.

Negli USA il terrorismo di estrema destra è diffusissimo.Tra i vari casi che potrei citare abbiamo l'attentato con più morti fino all'11/9.

Un vecchio documento dell'Interpol mostra che dal 2006 al 2013 si sono verificati in Europa più di 2000 atti terroristici,di cui solo 16 riconducibili al jihadismo.

Sicuramente nel periodo attuale è il terrorismo islamista ad essere il più organizzato e letale.Perderemmo ore intere cercando di comprenderne le ragioni,ma se vogliamo trovare una causa singola,andrebbe fatto presente che nessun'altra di quelle ideologie gode delle coperture finanziarie e politiche di specifici stati ed organizzazioni benestanti su cui i nostri governi continuano a volgere lo sguardo per gli imperituri interessi geo-strategici.

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martyinthesky89

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Re: Dall'ISIS all'IS: dentro il Califfato islamico
« Risposta #466 il: 26 July 2017, 10:39:24 »
L'analisi verteva sui terroristi che hanno fatto attentati in Europa e Nord-America,dove non mi risulta siano presenti conflitti di carattere religioso fortunatamente.
Non in maniera palese, almeno.  :asd:
Citazione
E' sicuramente presente una forte retorica radicale sulla prepotenza di un supposto Occidente catto-giudaico volto al disfacimento del "Dar-al-Islam",ma questo rientra nel piano dei leader della prima generazione di portare nuovi adepti dalla loro parte,presentandosi come prodi Cavalieri della Giustizia Divina contro un Nemico sulla carta predominante.

Detto questo,il video in conclusione è parso anche a me incompleto e personalmente,pur non disponendo sicuramente del bagaglio culturale del Professore,avrei aggiunto una seconda "D" opzionale:Distruzione.Ovvero la fase in cui il disprezzo del soggetto per l'ambiente circostante estraneo alla cultura che ha importato si esacerba in un odio acceso che lo spinge a muoversi attivamente per cancellarlo.

Infatti,così come non tutti i musulmani sono estremisti,allo stesso modo non tutti gli estremisti sono terroristi.I musulmani ghettizzatisi per loro scelta nelle nostre capitali dovrebbero essere migliaia,ma solo una parte di essi ha scelto di condurre una battaglia politicizzata.La maggioranza dei "driadati" si limita,appunto,a condurre il suo stile di vita parallelamente al nostro.

Così, però, sembra che chi è estremista-non attivo non agisca per chiara scelta personale, quando è evidente quale siano le primarie motivazioni che lo spingono a farsi da parte (la prospettiva più sorridente che ti si spalanca davanti in qualità di jihadista è il fallimento e l'ergastolo, visto che la buona riuscita di un attacco include la morte dell'attaccante).

Questo non significa (sia a prendere per buona la tua versione "volontaria" che la mia "obbligata") che queste risacche di auto isolazionisti non siano temibili, assolutamente, specie in un'epoca di fortissima instabilità economica dove né tetto sulla testa né piatto di minestra sono garantiti ad alcuno, in primis.

In secondo luogo, non si può non tenere conto che il fenomeno può anche trovare espressione qua, dove si piega alle meccaniche descritte, ma non nasce da noi, bensì nei luoghi di origine, abbracciato in modo trasversale tanto dagli umili e gli sconfitti tanto cari alla retorica quanto dai ricchi e dai potenti: se non posso ritrovare una radice comune nell'età, nel sesso, nel contesto in cui hanno vissuto, nello strato sociale di appartenenza, nello stato di origine mi rimane un solo minimo comune denominatore. L'Islam.

Citazione
Mi sembra che il dubbio poggi su un assunto scorretto.

Negli USA il terrorismo di estrema destra è diffusissimo.Tra i vari casi che potrei citare abbiamo l'attentato con più morti fino all'11/9.

Un vecchio documento dell'Interpol mostra che dal 2006 al 2013 si sono verificati in Europa più di 2000 atti terroristici,di cui solo 16 riconducibili al jihadismo.


Fonte: http://www.datagraver.com/case/europol-reports-terrorism-in-the-eu-2006-2015
Io non metto in dubbio che ci siano pazzi ovunque.
Io considero il terrorismo islamico un problema primario per via di quelle caratteristiche che lo distinguono dagli altri: quando negli schemi che trovate nel link leggete “left wing” o “right wing” ci stiamo riferendo ad una vastità di associazioni e gruppi, con fini e ideologie diverse.


Leggendo l’articolo da te proposto, però, risulta subito evidente una cosa: non si rintraccia nessun comune filo conduttore negli attentati proposti dall’articolista, se non la razza caucasica dell’attentatore.
Infatti abbiamo persone evidentemente “casuali” (assimilabili a quel cuore d’oro che ben decise di ammazzarsi portandosi via con sé un intero volo Lufthansa), “estremisti cattolici”, suprematisti bianchi, vendicatori mascherati.
Il gruppo proposto è totalmente disomogeneo, non ha un disegno neppure in larga parte considerabile comune.
Non ha nemmeno un disegno tout court, anzi, perché perfino la categoria più nominata (estremisti cristiani anti abortisti) si è mossa con un fine primariamente punitivo (più simile, insomma, al mood con cui è stato condotto l'attacco a Charlie Hebdo che non a tutti gli altri).

Citazione
Sicuramente nel periodo attuale è il terrorismo islamista ad essere il più organizzato e letale.Perderemmo ore intere cercando di comprenderne le ragioni,ma se vogliamo trovare una causa singola,andrebbe fatto presente che nessun'altra di quelle ideologie gode delle coperture finanziarie e politiche di specifici stati ed organizzazioni benestanti su cui i nostri governi continuano a volgere lo sguardo per gli imperituri interessi geo-strategici.
Ma scusa, la divisione in tre fasi di Orsini che hai riproposto più di una volta non è forse una ricerca delle ragioni?
Solo che appunto contesto il metodo, non semplicemente di Orsini, ma anche di Franco Cardini -di cui ho letto più di un'opera e con gusto- e in generale dell'Occidente raziocinante: mi sembra che ci sia una ricerca atipica delle ragioni. Cioè si cercano tutte quelle ragioni che non siano l'Islam in sé, ignorando appunto non semplicemente l'evidenza, ma le dichiarazioni dei diretti interessati.

Possiamo cercare di umanizzare queste vicende fino a caricaturizzarle (cosa che del resto è fare finta che tutto quello che una persona dice e fa non abbia importanza  e sia in realtà riconducibile a chissà che traumi), ma in fondo loro vogliono essere considerati soldati e se un gruppo di persone armate si definisce un esercito e ti dichiara guerra, tu prendi e porti a casa, non è che cerchi l’uomo dentro ogni soldato per.. demilitalizzarlo in modo forzoso.
You put too much stock in human intelligence, it doesn't annihilate human nature.

Imberbe

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Re: Dall'ISIS all'IS: dentro il Califfato islamico
« Risposta #467 il: 27 July 2017, 22:21:48 »

Questo non significa (sia a prendere per buona la tua versione "volontaria" che la mia "obbligata") che queste risacche di auto isolazionisti non siano temibili, assolutamente, specie in un'epoca di fortissima instabilità economica dove né tetto sulla testa né piatto di minestra sono garantiti ad alcuno, in primis.

Infatti buona parte di loro non passano all'attivismo per puro istinto di conservazione,ma si potrebbe fare un discorso simili anche per i vari suprematisti "yankee" che,se avessero la sicurezza di non finire in galera,si precipiterebbero all'istante nei quartieri di periferia armi in pugno per ripulirli da "gooks" e "nigga".

In secondo luogo, non si può non tenere conto che il fenomeno può anche trovare espressione qua, dove si piega alle meccaniche descritte, ma non nasce da noi, bensì nei luoghi di origine, abbracciato in modo trasversale tanto dagli umili e gli sconfitti tanto cari alla retorica quanto dai ricchi e dai potenti...

Si e no.Il terrorismo è diffuso maggiormente in quei paesi economicamente depressi e/o in disfacimento (analizzando l'espansione dello Stato Islamico salta all'occhio in maniera lampante).I simpatizzanti delle classi agiate,se non hanno ricevuto un educazione radicale,come accade ad esempio in Arabia Saudita,generalmente non diventano militanti semplici,ma capi militari che non partecipano direttamente ai combattimenti tra le dune o finanziatori occulti.E' il caso dei leader fondatori di "al Qaeda",in buona parte provenienti da famiglie benestanti,quando non proprio magnificenti,come Bin Laden,che sono stati abili a mettere in gioco le loro fortune per accattivarsi il consenso delle masse arabe decadenti per avvicinarle ai loro progetti idealistici.


Fonte: http://www.datagraver.com/case/europol-reports-terrorism-in-the-eu-2006-2015
[/quote]

L'analisi dell'Interpol menzionava il numero di attentati,includendo anche quelli per fortuna falliti,non il numero dei morti.Ovvio che il 2015 abbia avuto un picco,visto che si sono verificati i due attacchi a Parigi,con più di 100 morti.Avevo anticipato che il terrorismo islamista è nella fase attuale quello maggiormente fatale.

Leggendo l’articolo da te proposto, però, risulta subito evidente una cosa: non si rintraccia nessun comune filo conduttore negli attentati proposti dall’articolista, se non la razza caucasica dell’attentatore.

Buona parte seguiva gruppi reazionari di destra.In America ce ne sono migliaia,disorganizzati quanto vuoi,ma con un idee comuni.

Non ha nemmeno un disegno tout court, anzi, perché perfino la categoria più nominata (estremisti cristiani anti abortisti) si è mossa con un fine primariamente punitivo (più simile, insomma, al mood con cui è stato condotto l'attacco a Charlie Hebdo che non a tutti gli altri).

Non so che accezione tu dia all'aggettivo "punitivo",ma anche gli attentati islamisti post-CH possono essere considerati quell'ottica,dato che sono stati attuati come ritorsione contro la scelta dei paesi europei di prendere parte alla coalizione aerea in Siria ed Iraq.

Ma scusa, la divisione in tre fasi di Orsini che hai riproposto più di una volta non è forse una ricerca delle ragioni?

Con "ragioni" mi riferivo al "background" storico che ha portato il Medio-Oriente a chiudersi a riccio alle culture esterne dalla conclusione degli anni '70.

Solo che appunto contesto il metodo, non semplicemente di Orsini, ma anche di Franco Cardini -di cui ho letto più di un'opera e con gusto- e in generale dell'Occidente raziocinante: mi sembra che ci sia una ricerca atipica delle ragioni. Cioè si cercano tutte quelle ragioni che non siano l'Islam in sé, ignorando appunto non semplicemente l'evidenza, ma le dichiarazioni dei diretti interessati.

L'Islam è innanzitutto una fede e,perciò,può essere ascrivibile alla sfera intima dell'essere umano.Poi ci sono le sue derivazioni politiche,non prive di giustificazioni escatologiche,che vanno contrastate attraverso l'implementazione di un esegesi.

Personalmente sono giunto alla conclusione,avendo anche letto molti articoli di analisti del luogo,che il problema principale sia da ricercarsi non in una supposta impossibilità di scindere questi due aspetti,quanto nella mancanza di volontà delle tribù arabe di rinunciare,per via della loro indole conservatrice,di favorire l'attuazione di un serio rinnovamento nel loro stile di vita,al contrario ad esempio dei curdi o molti musulmani dell'Asia centrale.

Possiamo cercare di umanizzare queste vicende fino a caricaturizzarle (cosa che del resto è fare finta che tutto quello che una persona dice e fa non abbia importanza  e sia in realtà riconducibile a chissà che traumi), ma in fondo loro vogliono essere considerati soldati e se un gruppo di persone armate si definisce un esercito e ti dichiara guerra, tu prendi e porti a casa, non è che cerchi l’uomo dentro ogni soldato per.. demilitalizzarlo in modo forzoso.

Un soldato e',nell'accezione moderna,un individuo che milita in un esercito riconosciuto ed ha ricevuto un addestramento militare.Non è il caso di molti di loro.Un esempio del perché vanno sicuramente studiati,ma non si può prendere per buona ogni loro ragliata.Parliamo di gente che vede l'Altro Mondo come un gigantesco bordello in cui la vagina delle loro mogli si riverginerà una volta che avranno concluso l'amplesso.Persone così sono già caricature.





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Imberbe

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Re: Dall'ISIS all'IS: dentro il Califfato islamico
« Risposta #468 il: 31 July 2017, 19:35:16 »

Si vocifera che sul fronte di Raqqah sia nata una formazione affiliata ai volontari anarchici che sostiene i diritti LGBT.



La sigla TQILA starebbe per "The Queer Insurrection and Liberation Army".


Questo sarebbe il loro manifesto.



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Etto

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Re: Dall'ISIS all'IS: dentro il Califfato islamico
« Risposta #469 il: 9 August 2017, 10:35:50 »
il sogno LGBT kurdo finisce in meno di una settimana, pare


https://twitter.com/KyleWOrton/status/894849444629405696
The umbrella #YPG/#PKK foreign fighter unit says #IRPGF [the one with the LGBT subunit, #TQILA] was expelled from #Raqqa on 5 August 2017.


notizia ridicola e sub-ridicola ma serve dare un po' di continuity al topic
"Nella vendita, quando si parla con qualcuno, una parte della nostra energia motivazionale viene assorbita da chi abbiamo di fronte.
Per cui se dobbiamo andare ad un appuntamento la nostra convinzione deve essere al 100% o oltre il 100% in modo che trasmettendola al nostro interlocutore ne resti anche a noi.
Questo vi può servire in tutte le cose della vita."

Imberbe

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Re: Dall'ISIS all'IS: dentro il Califfato islamico
« Risposta #470 il: 9 August 2017, 12:54:15 »

Non erano curdi,ma combattenti stranieri del fronte anarchico.Sembra abbiano accusato gli "imperialisti" USA della loro espulsione.

Un po' dispiace.Già mi ero immaginato le bandiere arcobaleno issate sui minareti millenari di Raqqah :asd: .Ancora meglio di quando i soldati statunitensi trasformarono il mausoleo iracheno per Michael Aflaq in una palestra.



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Kaneda77

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Re: Dall'ISIS all'IS: dentro il Califfato islamico
« Risposta #471 il: 11 August 2017, 09:52:42 »
La corrispondente di guerra Francesca Borri (una delle migliori in circolazione) sta piano piano pubblicando in italiano i suoi articoli dell'ultimo anno (scrive in inglese normalmente). Ne approfitto per riportarne alcuni che meritano di essere letti

CARI LETTORI DELLE MALDIVE...
(testo italiano)



Avrei voluto scrivere prima queste righe. Ma ho cercato intanto di rispondere alle decine e decine di messaggi che mi sono arrivati in privato: e non è stato semplice, perché molti, moltissimi erano come quello qui sopra. E gli altri, quasi tutti, cominciavano con una domanda che, confesso, mi ha lasciato un po' perplessa: Sei musulmana?

Non mi era mai capitato, in dieci anni in Medio Oriente.

Qualunque cosa abbiate da dire, e non solo in questo caso, in generale, di qualunque cosa si parli, qualunque sia la vostra opinione, non può dipendere da questo. Uno di voi a un certo punto ha capito che conosco il Corano, che conosco la sharia, e mi ha detto: Scusa, ma allora ho frainteso tutto. Allora, ha detto, sei una nostra alleata.

No. Non sono né un'alleata né una nemica. Sono solo una giornalista.

Anche perché non ho scritto di Islam. Ho scritto di povertà, di eroina, di violenza. E soprattutto, corruzione. Non ho scritto di povertà, ma più esattamente, di disuguaglianza.

Di ingiustizia.

Sono una corrispondente di guerra, mi occupo fondamentalmente di Siria e Iraq. E se ho scelto di raccontare un paese all'altro capo del mondo, è perché mi sono imbattuta per caso in un pezzo del Guardian, alcuni mesi fa, un pezzo di Jason Burke, uno dei massimi esperti di al-Qaeda, sui jihadisti delle Maldive. E ho pensato quello che hanno pensato tutti i miei lettori, quando hanno letto il mio pezzo: Jihadisti?

Alle Maldive?

Perché mai uno così fortunato da vivere alle Maldive va in Siria?

Se uno non ha mai visto Male, pensa che sia una città tutta sabbia e palme e mare trasparente. Pensa che sia una città bellissima, bellissima come tutte le Maldive: e pensa che questi musulmani devono proprio odiarci, essere tutti dei fanatici, degli squilibrati, per andare in Siria persino da un paese così. Uno pensa: Ma cosa vogliono? Hanno tutto. Ma se invece spieghi come si vive a Male, in realtà, come si vive in dieci in due stanze, allora le cose cambiano.

Allora uno pensa: Ma forse il problema non è l'Islam.

Pensa: Forse è tutto un po' più complesso.

Se ho scelto le Maldive, è perché è un paese che tutti noi occidentali crediamo di conoscere. Tutti abbiamo un amico, un cugino, un collega che è stato alle Maldive. E invece la verità è che non abbiamo idea di cosa siano le Maldive.

Di cosa sia il mondo.

Non abbiamo idea di cosa sia quel Medio Oriente che bombardiamo ogni giorno.

Bombardiamo paesi che non saremmo capaci neppure di individuare su una mappa.

Il mio reportage è stato pubblicato in vari paesi, in varie lingue, è stato letto da migliaia di lettori. E non una singola prenotazione alle Maldive è stata cancellata. Non una. Perché è stato letto in modo completamente diverso da come avete immaginato. Nessuno ha pensato: Le Maldive sono pericolose. Anche perché quale paese non è pericoloso, in questo momento? Quale paese non ha jihadisti? Si va in Siria da tutto il mondo. I miei lettori non hanno pensato affatto: Le Maldive sono un covo di terroristi. Hanno pensato: Ma come è possibile che siano così?

Come è possibile, con tutto quello che costa un resort?

Ma chi può mai immaginare che dei milioni di dollari del turismo, non vi arrivano che spiccioli? Ma davvero pensate che sia normale?
Davvero pensate di non meritare di meglio?

Attaccando me, non difendete il vostro paese. Difendete chi lo sta saccheggiando.

E non venite a dirmi che non è vero niente. Che non c'è violenza. Non c'è eroina in giro. Non c'è corruzione. Negli ultimi anni, dalle casse dello stato sono spariti trecento milioni di dollari. Ma avete visto l'inchiesta di al-Jazeera? Parliamo di un paese in cui il vicepresidente si definisce "il capo di tutte le gang". Sono ai miei ordini, dice Ahmed Adeeb. Sono la mia flotta. Sono cose note a tutti. Solo che nessuno ha mai indagato. Cioè: ha indagato il presidente della Corte dei Conti. Che però, è stato subito rimosso. E Ahmed Adeeb scrive al capo delle forze speciali. Concentrati un po' su questo tipo, gli dice. Certo, gli risponde quello. Forse dovremmo incendiargli l'ufficio, dice Ahmed Adeeb. No, gli dice il capo delle forze speciali. Ha troppe telecamere. Vabbe', vedete voi. Fatelo saltare in aria.

E' un ufficio in cui lavorano 200 persone.

D'altra parte. Quelli che dovrebbero indagare, il più delle volte sono uomini come Ali Hameed. Il presidente della Corte Suprema. Uno che appare in un altro filmato, in mutandoni bianchi in una stanza di hotel, in Sri Lanka, insieme a due prostitute, e per una donna sarebbero state cento frustate, a questo punto: e proprio davanti al tribunale di cui è presidente. In un messaggio, rassicura Ahmed Adeeb. Dice: Rimarremo soldati fino alla fine della missione.

Ecco chi state difendendo.

Mi dite: Hai parlato solo delle cose negative. Ma perché, qualcuno ha bisogno di essere informato che le Maldive sono il paese più bello al mondo? Sono italiana, e in Italia questo è esattamente quello che si dice ai giornalisti che scrivono di mafia. Si dice: Ma perché non racconti del sole, dell'arte? Della cucina? Ma perché parli solo delle cose negative? Così danneggi la reputazione dell'Italia. Siete le Maldive. Le Maldive, signori: ho l'impressione che siate voi a dimenticarvi della bellezza del vostro paese.

Ma davvero pensate di non meritare di più?

E se sono venuta fino alle Maldive, io che vivo in Medio Oriente, non è certo per processarvi: è perché la vostra storia, oggi, è la storia di tutti. La storia di un mondo in cui otto miliardari, otto, possiedono la stessa ricchezza di metà della popolazione del pianeta. E' la storia di una minoranza sempre più ricca, e una maggioranza che non ha più niente da perdere.

Per cui tutto è meglio di questa vita: persino la Siria.

Ho scelto le Maldive perché mai immagineremmo che siano così.

Ho scelto le Maldive per dire ai miei lettori: Attenti a giudicare. Attenti a bombardare.

Cosa sapete voi davvero di questi paesi?

Poi concordo: un giornalista locale avrebbe raccontato tutto questo molto meglio. Di certo non si sarebbe sbagliato sulla bolletta dell'elettricità. Ma avete visto l'inchiesta di al-Jazeera? Un giorno, la redazione di Raajje TV viene bruciata. Ma dopo un po', le trasmissioni ricominciano, e Ahmed Adeeb chiede al capo della polizia di colpirla ancora. No, è inutile, risponde quello. Ha più senso minacciare i finanziatori. Perfetto, dice Ahmed Adeeb. Passami l'elenco.

Il capo della polizia.

Non ho dubbi. Rilwan avrebbe raccontato le Maldive infinitamente meglio di me.

Se solo non fosse stato ucciso.
« Ultima modifica: 11 August 2017, 10:08:52 da Kaneda77 »
Il bello dei film italiani è che sono molto italiani, e vale lo stesso per quelli francesi e inglesi. Un 'cinema unico europeo' sarebbe un incubo - Patrice Leconte

Kaneda77

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Re: Dall'ISIS all'IS: dentro il Califfato islamico
« Risposta #472 il: 21 August 2017, 11:09:30 »
Da tenere a mente

Il bello dei film italiani è che sono molto italiani, e vale lo stesso per quelli francesi e inglesi. Un 'cinema unico europeo' sarebbe un incubo - Patrice Leconte

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Re: Dall'ISIS all'IS: dentro il Califfato islamico
« Risposta #473 il: 12 September 2017, 17:08:22 »

Ironica valutazione a un articolo di Fulvio Scaglione del dissacrante gruppo fb "Tutti i crimini dei geopolitici" che polverizza spietatamente i vari luoghi comuni dell'estrema sinistra (ed una parte dell'estrema destra) sulle responsabilità delle democrazie occidentali nel proliferare delle organizzazioni di matrice jihadista.


Da un po' di tempo mancava uno dei nostrissimi preferiti! Il Fulvione è tornato!
IS BACK! !KCAB SI

Per la serie "Ah, ma è Scaglione" ecco a voi una perla di repertorio rilanciata ieri da Linkiesta. Giorno ideale, naturalmente, per fare un po' di speculazione [geo]politica. E cosa ci dice il nostro prode eroe? "L'occidente è complice del terrorismo islamico!!". Ok, suona male, ma andiamo ad approfondire la tesi del nostro.

Passato l'incipit normale, si entra subito nel vivo: "Com’è possibile che in cinque anni sia stato sradicato il nazismo, in meno di un anno abbattuta la Serbia di Milosevic e in sei mesi disfatto l’Iraq di Saddam Hussein, e da più di due anni una coalizione di 70 Paesi non riesca a sconfiggere l’Isis?". Non fa una piega. Situazioni esattamente identiche, completamente sovrapponibili! Stessi uomini in armi, stesso scenario, stesso modo di fare la guerra, stesse possibilità di intervento diretto e via dicendo. Un premio al miglior inizio: l'ha anche pensato, secondo voi?

Ma il nostrissimo ha la risposta: "La risposta è: non vinciamo il terrorismo islamista perché siamo suoi complici. Per essere più precisi: siamo grandi amici dei più tenaci e determinati finanziatori e sostenitori del terrorismo". Ohiohi! Addirittura? "Basta un minimo di onestà intellettuale per capirlo". E allora, seguiamolo nei meandri della scientifica e intricata spiegazione!

- "i sauditi e le altre monarchie del Golfo Persico (cioè, gli Stati che fino all’altro ieri definivamo “musulmani moderati”)" - Ah! Solo noi vediamo Arabia and co. in fondo a tutte le classifiche (occidentali) su diritti umani e libertà politiche da anni? Chissà dove ha avuto certe visioni...
- "[gli stessi che] diedero ai talebani i mezzi per impadronirsi dell’Afghanistan" - Ehm no Fulvio, no. I talebani nascono come organizzazione nel 1994, qualche anno dopo la fine della guerra in Afghanistan. Su, almeno un po' di precisione con le date!
- "hanno fatto nascere l’Isis dalle ceneri di Al Qaeda. [...] Questa non è un’opinione. È un dato. Non ci credete?" - No, non ci crediamo ma siamo aperti di mente. Facciamo finta di ignorare l'immenso numero di variabili in gioco e sentiamo la sua spiegazione: "Leggete allora quel che scriveva l’autorevole think tank americano Council on Foreign Relations nel 2002, nel rapporto intitolato Terrorist financing (I finanziamenti ai terroristi) : «La rete globale di raccolta fondi di Al Qaeda si basa su una serie di charities, organizzazioni non governative, moschee, siti web, intermediari, facilitatori, banche e altre istituzioni finanziarie… Per anni, singole persone e charities con base in Arabia Saudita sono stati la più importante fonte di finanziamento di Al Qaeda. E per anni le autorità dell’Arabia Saudita hanno fatto finta di non vedere». Ops!"... Cioè, non la sua, ma la spiegazione del CFR che lui, evidentemente, non ha capito. Vediamo di spiegargliela in modo semplice. Il nostro eroe accusa l'occidente di finanziare i Paesi che direttamente finanziano il terrorismo islamico. Innanzitutto, sarebbe utile qualcosa di più approfondito che una paginetta presa dal CFR (seppur autorevole) e, in secondo luogo, bisognerebbe capire la stessa e conoscere le dinamiche dell'area in questione. Ora, è noto a tutti (non è un mistero, Fulvio) che numerose figure saudite, qatariote e via dicendo sovvenzionano il jihad globale. Ed è noto a tutti che, in piccolo, tali finanziamenti provengono anche dai Paesi occidentali. Magari da qualcuno sotto casa del nostro Fulvio. Un conto, però, sono i flussi di denaro privati, un conto è un sostegno diretto statale. Ciò che cita Scaglione, tra l'altro lo smentisce miseramente proprio su questo punto: al massimo la responsabilità dei Sauditi è indiretta. E, ovviamente, il nostro finge di non sapere (o speriamo sia così) le ragioni per cui spesso, perlomeno fino a qualche tempo fa, i sauditi non erano particolarmente attivi nel contrasto ai movimenti terroristici. Sicuramente non è una questione da liquidare così facilmente (promettiamo di ritornarci a breve con qualcosa di dedicato) ma lo spazio è poco. Ricordiamo solo una cosa: l'Arabia Saudita ha subito vari attacchi ed è malvista da tutti i gruppi estremisti islamici (ISIS e Al Qaeda sopra tutti) per il suo legame con gli USA. E' anche per via di tale legame - posizionamento di uomini e mezzi USA sul considerato sacro suolo arabico - che soggetti come Bin Laden hanno iniziato la loro "guerra santa". Forse approfondire un po' le questioni sarebbe gradevole, Fulvio.

- Il nostro, però, insiste imperterrito: "“I donatori privati dell’Arabia Saudita costituiscono la più significativa fonte di finanziamento per i gruppi del terrorismo sunnita”. Però le armi gliele davano lo stesso." Sì Fulvione: serve un dizionario per comprendere la differenza privato/pubblico?

- "Però la Clinton non rifiuta i denari sauditi e degli emirati, che sono tra i principali sostenitori della Fondazione Clinton." - Cavolo Fulvio, basterebbe andare sul sito della Fondazione per scoprire i principali finanziatori della stessa:

- Bill & Melinda Gates Foundation
- Clinton Giustra Enterprise Partnership (Canada) *
- Fred Eychaner and Alphawood Foundation
- Frank Giustra, The Radcliffe Foundation
- Nationale Postcode Loterij
- The Children's Investment Fund Foundation
- UNITAID

I sauditi vengono solo nella scheda successiva destinata ai sostenitori con un peso economico meno rilevante. Certo, loro e il Kuwait, ad esempio, finanziano, così come (con un ammontare simile di denaro) hanno finanziato la Fondazione il Governo della Norvegia, dell'Olanda e dell'Australia. Ma, ovviamente, il nostro Fulvione sa come scuotere gli animi. Che la Norvegia finanzi tanto quanto l'Arabia Saudita non è rilevante se si vuole gettare, a tutti i costi, fango a casaccio.

"Insomma, facciamola breve" com'era più? Uno shot di vodka per ogni sarò breve, questa non è una conferenza, ma vi autorizziamo lo stesso ad ubriacarvi.

Ed ora sondaggio del giorno necessariamente collegato: VODKA QUALE PREFERITE?
Polacca?
Finlandese?
Russa?
Ucraina?
Svedese?

Il candidato dia una spiegazione in termini geopolitici -in una cartella- del perché la vodka da lui/lei selezionata sia migliore rispetto alle altre!


Chi di questi tempi non ha gatti nel cervello?

Imberbe

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Re: Dall'ISIS all'IS: dentro il Califfato islamico
« Risposta #474 il: 7 June 2018, 20:01:43 »



Secondo alcune fonti, militari italiani starebbero partecipando alle operazioni contro le ultime sacche jihadiste in Siria.

Dobbiamo tener presente che lo Stato Islamico concentra le sue attenzioni soprattutto verso i paesi attivi in prima linea contro di essa. La Germania, ad esempio, cominciò a subire attentati solo dopo che il parlamento tedesco aveva approvato una mozione per partecipare ai bombardamenti della coalizione.

Non bisogna dimenticare che stiamo parlando di un'organizzazione al collasso, la cui causa potrebbe apparire ormai priva di valore anche per i fanatici che fino ad un anno fa sarebbero stati ben disposti ad immolarsi. Vedremo...

Chi di questi tempi non ha gatti nel cervello?

krug

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Re: Dall'ISIS all'IS: dentro il Califfato islamico
« Risposta #475 il: 12 June 2018, 20:42:44 »
La continuità generazionale e familiare che avevo evidenziato più volte e che piace tanto a @Toshiro Guerzoni  :asd: :asd:.


Citazione
Giuliano diventò Ibrahim dopo essersi convertito all'Islam nel 2008, proprio in seguito a un periodo di lavoro ai cantieri navali nella città marchigiana. Iniziò a indossare palandrane bianche e turbanti, si fece crescere la barba. Il nonno, Giuseppe, fu comandante partigiano nel Parmense.
Il padre lo ha sempre difeso:  "Era a Ancona per un lavoretto e ha incontrato degli immigrati musulmani, è diventato amico loro e poi si è convertito. Era molto rispettoso dei principi del Corano. Avevamo un rapporto splendido, e io sono orgoglioso di mio figlio, è morto da eroe per salvare un amico" aveva raccontato a Repubblica. Per la Farnesina Giuliano sarebbe sepolto ad Aleppo.


#AchtungJihadisten  :rofl: :rofl: :rofl: :rofl:.
« Ultima modifica: 12 June 2018, 20:45:02 da krug »
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We are living in an era of woke capitalism in which companies pretend to care about social justice to sell products to people who pretend to hate capitalism. Clay Routledge
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Re: Dall'ISIS all'IS: dentro il Califfato islamico
« Risposta #476 il: 12 June 2018, 20:47:34 »
Cose da italiani. Si sa che sono una razza inferiore...

Mi sa che non hai visto l'EDIT, chiaramente ironico e volutamente provocatorio, dove si esplicitava il significato della didascalia al link, altrimenti non avresti reagito con una battuta così soft  :asd: :asd:.
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Re: Dall'ISIS all'IS: dentro il Califfato islamico
« Risposta #477 il: 11 December 2018, 23:11:10 »
A volte il karma entra in azione, altre come in questo caso, no

4 morti e 11 feriti gravi, sulla scena sono presenti un twittatore Italiano all'estero pidiotissimo radical chic di merda che sul suo profilo spara cazzate a raffica e disprezza i gilet gialli e un eurodeputato Italiano dei verdi, neanche un graffio  :interello: :interello: :interello:.
A volte il Karma si prende una serata libera  :zizi: :zizi: :zizi: :zizi: :zizi:.
PS: Inutile scrivere frasi di circostanza, lascio questa incombenza ai poveri di spirito e passo direttamente in modalità black humor  :zizi: :zizi:.
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