Autore Topic: Abbandonare l'università: Disonore,libera,scelta o bagno di umiltà?  (Letto 17582 volte)

Supa Saiyajin

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Per voi cosa rappresenta l'abbandono degli studi universitari?E una cosa degna di biasimo o una scelta del tutto legittima e differibile?Ci sono delle motivazioni che possono giustificarla o ci si deve sentire costernati da ciò?

Vi racconto la mia esperienza personale,dato che ho dei problemi che mi stanno sollecitando a valutare se valga la pena continuare l'università o se mi convenga più lasciare.

Mi sono iscritto quest'anno alla Sapienza di Roma per seguire il corso di laurea in Mediazione Linguistica e culturale.Sono più o meno soddisfatto della mia scelta dal punto di vista didattico se escludiamo il fatto che non sono stato ammesso alla classe di inglese,mia passione da sempre,e ho dovuto ripiegare sul russo che sebbene io ritenga una buona opportunità mi ha fatto venire più di un dubbio. Ma lasciamo perdere questi dettagli didattici o sempre cercato di applicarmi al massimo e di studiare come d'altra parte ho sempre amato fare.

Il problema è che da quando sono all'università non riesco ad affinare il mio metodo,e diverse difficoltà rispetto all'istituzione mi impediscono di rendere e a volte di studiare come vorrei.

Per esempio ho problemi a seguire un calendario preciso di lezioni,poichè alcuni orari non sono riportati sui fogli degli insegnamenti o sul sito internet della facoltà. Per esempio le lezioni di lettorato,che nel mio corso si dovrebbero seguire per ottenere nozioni di grammatica straniera,non sono riportate sulle bacheche,perchè i calendari della mia facoltà sono organizzati per esami e non per singole lezioni. Il lettorato è soltanto un segmento delle nozioni principali sulla mediazione,che essendo le uniche a fare riferimento a un esame sono riportate da sole sui calendari. Ma vien da sé che questo mi impedisce di seguire tutte le lezioni che dovrei seguire e mettono a dura prova non soltanto la mia preparazione ma la riuscita stessa dei miei esami. Ho provato ad esporre il problema alla segreteria didattica ma nessuno mi ha saputo indirizzare su quali fossero gli orari che non erano riportati sul sito.Mi hanno detto di contattare il responsabile di facoltà e ho cercato di farlo,ma ad oggi non ho ricevuto indicazioni da nessuno nè ho avuto alcun appuntamento a causa degli impegni dei docenti. Questo problema non riguarda solo le lezioni di lettorato ma tutte quelle che non fanno riferimento ad un esame,inoltre il sito di rado viene aggiornato e non è sempre semplice da consultare e immediato nelle spiegazioni anche perchè il mio dipartimento e sovraffollato di corsi di laurea e per molti di questi sono state mantenute anche le vecchie versioni dei siti dedicati,il che crea ancora più confusione. Le segreterie sono sempre affollate e questo posso anche accettarlo,ma non sempre riesco a limare gli orari nella maniera adeguata,anche perchè devo mangiare e prendere dei farmaci per un disturbo di personalità che mi è stato diagnosticato,che secondo il mio medico influirebbe ulteriormente sul mio profitto all'università.

Le lezioni sono molto simili a quelle di tantissimi altri corsi di laurea,questo spinge una grande mole di persone a seguirle e ciò sebbene io mi sforzi di accettare dovendo essere onesto mi rende difficile interagire con i docenti e seguire la lezione nella maniera adeguata,spesso anche se capisco la motivazione di fondo mi capita di perdere il filo o di non riuscire a comprendere dei passaggi,e i docenti giustamente non possono seguirmi anche se constatano certe esigenze. Da questi problemi consegue che ho anche delle difficoltà a gestire i programmi di studio, e a volte anche a comprendere quello che è riportato sui saggi,non riesco a stare al passo con ciò che mi viene richiesto e ho dovuto ripiegare su testi delle superiori e sulla rete,ma non so quanto la cosa sia ortodossa,d'altra parte ho sempre cercato di arrancare perchè voglio un posto di lavoro e amo quello che faccio,ma non riuscendo a costruirmi una routine non solo sta compromettendo la mia serenità ma non mi permette di avere un profitto adeguato,inoltre l'incapacità a gestire certe realtà ha stravolto un pò i miei ritmi,per cui riesco ad assimilare poco durante lo studio ma dormo altrettanto poco (in genere 4 ore a notte) e sono spesso confuso e stressato,cosa che ha portato i rapporti con la mia fino a poco tempo fa migliore amica e confidente a incrinarsi drasticamente.Lei è straniera,ha molto da fare e ovviamente non riesce a gestirmi anche se ci ha provato,anche perchè io sono in una situazione di disagio personale e ormai non c'è più la tranquillità che c'era prima.

I miei amici mi dicono sempre che queste sono difficoltà oggettive e non posso ignorarle,ma i miei non sono dello stesso avviso soprattutto io cerco di sforzarmi di continuare a studiare perchè è ciò che voglio fare. Ammetto di avere dei problemi a gestire la politica universitaria ma non sono riuscito a trovare nessuna alternativa valida.Avevo pensato all'università telematica ma non ho trovato nulla di adatto alle mie inclinazioni e inoltre mi spiacerebbe molto rinunciare alle possibilità di socializzazione che l'università comunque mi offre.

A questo punto mi chiedo però se abbia senso lasciare le cose così come stanno...

asthr

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io penso che il tuo conflitto non possa essere inquadrato in una delle categorie del titolo.
tu hai reali problemi anche legati allo stato di salute e non credo che qualcuno potrebbe biasimarti o mal giudicarti se decidessi di lasciare perdere.....però...tu saresti il primo a biasimarti ed ad essere deluso da te stesso se lo facessi

il mio consiglio è questo: non abbandonare, prenditela solo con più calma; in fin dei conti  se invece di 3 anni ne impieghi 5 non sarà la fine del mondo. In questo modo, però, avrai più agio di seguire i corsi diluendoli nel tempo e di approfondire i passaggi che ora ti risultano difficoltosi.

da genitrice comprendo perfettamente l'ansia dei tuoi genitori, il non volere che tu resti indietro, ma se gli parli chiaro, se gli spieghi il tuo disagio come l'hai spiegato a noi, capiranno.

X@d00m

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Ti rispondo da studente di lingue dell'università di Bologna.

Anche i miei orari sono un casino. Capire quando hai lezione è già un problema, fare un piano di studi come si deve pura utopia, alle volte finisci per seguire i corsi che riesci, ossia quelli che si tengono nelle ore in cui non hai le lingue. Oppure segui 2 lezioni sì e una no perchè è sovrapposta ad un'altra, o ti ritrovi a prepare un esame senza aver mai visto il prof in faccia...
La mia salvezza per queste cose sono stati i colleghi di università. Al primo anno da fuorisede, non conoscevo nessuno. Così il primo giorno di lezione ho preso la prima tizia che ho incontrato (guardacaso era una ragazza piuttosto carina  :distratto: ) e c'ho fatto amicizia.
Scoprii che avevo il primo lettorato 2 ore dopo, io il lettorato a quel tempo nemmeno sapevo cosa fosse, nè che dovessi frequentarlo :interello:
Avere degli amici con cui seguire i corsi, confrontarsi sugli orari, scambiarsi gli appunti, studiare insieme, sono tutte cose che al liceo non facevo, ma che all'università mi hanno aiutato in maniera smisurata. E non solo per la parte "politica" della situazione. Quando alla fine del primo semestre del primo anno ho segato tutti gli appelli di tutti gli esami, studiare con gli amici (che in pratica mi facevano ripetizioni) mi ha aiutato a trovare le motivazioni per continuare, a migliorare il mio metodo di studio, e in generale è grazie a quello che sono riuscito a recuperare. Ovviamente ci vuole anche il tuo impegno, però se devi passare tutto il sabato sera in sala studio, è più facile se hai un amico/a con cui scambiare 2 parole durante la pausa sigaretta.
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LITTLE PICS

kEppA`

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Tralasciando i tuoi problemi personali perché non mi sembra questa la sede per discuterne secondo me il tuo problema con l'università è l'università stessa, la sapienza.
Mi sono laureato lì quindi la conosco bene e so quanto può essere spiazzante ritrovarsi in quel caos di segreterie affollate e spesso poco utili, di aule stracolme, di bacheche che bisogna interpretare per riuscire a capirci qualcosa e via dicendo...
Come ti è già stato detto può essere molto utile seguire corsi e preparare esami con colleghi oppure, se proprio non riesci, potresti cambiare università (una mia amica passando dalla sapienza a roma 3 è rinata, per esempio).
Secondo me sarebbe un peccato abbandonarla per problemi "logistici".
:ciao:

chiaretta86

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io quoto Keppa, il problema è la sapienza... Roma 3 ha un corso di lingue che non è malaccio... Cambiare l'Università potrebbe essere una buona soluzione...oppure, come ti ha già consigliato X@d00m, cerca di creare una cerchia di amici o conoscenti a cui aggrapparti. Io ho ritrovato la motivazione di studio solo in questo modo...

emilia20

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anche io ho lasciato gli studi (mi mancavano 8 esami alla fine) e non penso che ci sia disonore, le motivazioni che mi hanno portato a questa scelta sono state varie, vari problemi in famiglia che non mi hanno permesso di concentrarmi, il bisogno di dover pure lavorare per pagare gli studi che però toglieva tempo allo studio stesso, e la disorganizzazione dell'università stessa, che non mi permetteva di seguire i corsi (cosa importantissima in un corso di lingue) o fare esami (pochissime sessioni che si accavallavano tutte) cfu liberi che non si sapeva come prenderli mancando attività. quindi a un certo punto ho fanculizzato  tutto, ovviamente un pò me ne pento anche perchè essendo decaduta dagli studi non posso più riprendere sta facoltà, però ne ho guadagnato in salute

adriana84

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Io mi sono fermata per un bel pezzo,per 4 anni circa ho lavorato un pò ovunque e anche se formalmente ero e sono ancora iscritta,in realtà ho dato praticamente un esame all'anno.Per cui a 28 anni mi trovo un bel pezzo indietro
molti dei miei compagni di università,che continuavo comunque a vedere,mi guardavano chi dall'alto in basso,chi con un pò di commiserazione (e poi fortunatamente c'era chi capiva i motivi della mia scelta)
motivi di due ordini: primo,questioni economiche; secondo la frustrazione incredibile di frequentare una facoltà di merda,perdonatemi la volgarità (giurisprudenza alla fed II),con assistenti mai presenti,professori arroganti che all'esame ti urlano addosso davanti a tutti e così via. (tra parentesi,da me ogni corso era seguito da tipo 400 persone,e tu ti lamenti della tua facoltà  :XD: :XD: a noi mancava solo il numero scritto in petto)
Ho avuto un paio di esperienze che,con un pò di vergogna,ammetto mi hanno bloccata,parecchie volte andavo all'esame e non avevo il coraggio di rispondere all'appello,pensa un pò...
Il pensiero di abbandonare del tutto mi ha sfiorata più volte,ma ora che ho perso il mio ultimo lavoro mi sono messa con la testa e col pensiero per cercare di finire,ed è durissima perchè una volta che sei catapultata in un mondo completamente diverso,quello del lavoro,azzaccarti ai libri 8 ore al giorno è pesante.

Detto ciò,non concepisco il titolo del tuo topic. Ormai c'è la cultura della laurea come se fosse un obbligo. Parli addirittura di scelta da biasimare,di DISONORE!!!Ma quale disonore c'è se lasci perchè ti rendi conto di aver fatto una scelta errata?Che disonore c'è nell'ammettere delle difficoltà,siano oggettive o soggettive?
Potrebbe essere una cosa da biasimare se l'intenzione è quella di abbandonare per fare il parassita alle spalle della propria famiglia finchè questa lo consente.
Reputi senza onore le persone che hanno fatto una scelta diversa?
Ho conoscenti che a 30 anni hanno la loro bella laurea in tasca e sono ancora alla ricerca di un lavoro,ancora a casa a chiedere i soldi per la benzina,e che però hanno rifiutato chessò,un posto temporaneo da cassiera,perchè non è dignitoso per chi ha una laurea....ed è più dignitoso stare a quell'età a dover chiedere i soldi per andare in vacanza?Non fare questo errore,non fossilizzarti in questa mentalità
tra l'altro hai detto che è il tuo primo anno,e le difficoltà sono maggiori perchè vieni dal mondo del liceo che in fondo è come una piccola famiglia,dove i prof ti conoscono,la classe è piccolina,è tutto più schematico e confortevole.Uscire da quel guscio ed essere gettati nella mischia è destabilizzante un pò per tutti


p.s. per concludere il discorso,l'ansia da esame mi è completamente passata ormai. Non ho più paura di farmi urlare addosso o umiliare da un prof come mi è capitato,perchè lavorando ho imparato che nessuno ti può mettere i piedi in testa in quel modo,figuriamoci qualcuno il cui stipendio è pagato da te con le tue tasse. E quando ora vado all'università o in segreteria,pianto dei casini che non avete idea. Insomma,lavorare mi ha aiutato tantissimo anche da questo punto di vista :interello:
« Ultima modifica: 23 May 2012, 09:07:08 da adriana84 »



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Abbandonare l'università non è certo una cosa di cui vergognarsi, ci mancherebbe. Meglio uno che lavora a 22 anni che cazzeggiare all'università sulle spalle dei genitori. Ci vuole una certa maturità anche per rendersi conto che magari si è sbagliato facoltà, o che semplicemente non si vuole più studiare. E non è certo vero che chi non ha la laurea è ignorante, o che ci ce l'ha non lo sia. La Cultura è ben altro, e viene da te, dalla persona, non è certo la facoltà a farla.

Ma da quello che ha scritto al primo post, mi pare che qua la maggior parte dei problemi siano logistici. L'università è una bella esperienza, almeno per me, e credo che possa effettivamente dare delle competenze in più se uno è interessato ad un certo campo, competenze che spesso è difficile acquisire in altri modi. Buttare via tutto questo per colpa della disorganizzazione che regna sovrana in molte facoltà d'Italia mi pare un po' uno spreco, ci si fa forza e si va avanti perchè mica si studia per la facoltà o i professori, almeno io studio per me stesso, per imparare cose che potrò usare un domani nel mondo del lavoro e nella vita in generale.

Se la facoltà e le materie piacciono, mantenere la calma e non farsi scoraggiare. Uno ci mette il massimo dell'impegno, poi ci vuole il tempo che vuole, magari puoi lavorare un po' nel contempo per togliere qualche peso alla famiglia...
Non è facile, ma ce la si può fare :zizi:
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Per voi cosa rappresenta l'abbandono degli studi universitari?

Personalmente per ora la reputo la scelta migliore che io abbia fatto nella vita.
Forse perché ho avuto fortuna eh, ma non vedo perché debba esserci del biasimo.

Poi se abbandoni gli studi e decidi che non vuoi "ne studiare ne lavorare" allora quella sì che è una scelta che biasimo, va benissimo che uno non voglia studiare, ma che smetta di cercare lavoro perché scoraggiato mi fa ridere, fosse per me dovrebbe morire di fame.
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Supa Saiyajin

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Detto ciò,non concepisco il titolo del tuo topic. Ormai c'è la cultura della laurea come se fosse un obbligo. Parli addirittura di scelta da biasimare,di DISONORE!!!Ma quale disonore c'è se lasci perchè ti rendi conto di aver fatto una scelta errata?Che disonore c'è nell'ammettere delle difficoltà,siano oggettive o soggettive?
Potrebbe essere una cosa da biasimare se l'intenzione è quella di abbandonare per fare il parassita alle spalle della propria famiglia finchè questa lo consente.
Reputi senza onore le persone che hanno fatto una scelta diversa?
Ho conoscenti che a 30 anni hanno la loro bella laurea in tasca e sono ancora alla ricerca di un lavoro,ancora a casa a chiedere i soldi per la benzina,e che però hanno rifiutato chessò,un posto temporaneo da cassiera,perchè non è dignitoso per chi ha una laurea....ed è più dignitoso stare a quell'età a dover chiedere i soldi per andare in vacanza?Non fare questo errore,non fossilizzarti in questa mentalità
tra l'altro hai detto che è il tuo primo anno,e le difficoltà sono maggiori perchè vieni dal mondo del liceo che in fondo è come una piccola famiglia,dove i prof ti conoscono,la classe è piccolina,è tutto più schematico e confortevole.Uscire da quel guscio ed essere gettati nella mischia è destabilizzante un pò per tutti

Ho cercato di rappresentare oggettivamente un punto di vista diffuso ma che non è necessariamente il mio,l'hai detto anche che purtroppo si riverisce l'università come se fosse un obbligo inderogabile,specialmente nelle famiglie più venali e tradizionaliste come la mia effettivamente è,ma alla fine il mio discorso non è il punto di riferimento assoluto ma va inteso come il punto di riferimento verso un discorso più ampio,che riguarda la politica dell'istituzione universitaria che io personalmente ritengo sarebbe da rivedere da capo a piedi,e questo lo dico senza peli sulla lingua.

Come hai detto tu l'università funziona in maniera diversa rispetto alla scuola dell'obbligo ed è più rigida,m,a questo non vuol dire che funzioni in maniera corretta. Per come la vedo io il fine principale di un' istituzione a scopo didattico come dice la parola stessa è quello di insegnare qualcosa a qualcuno,di educarlo e non di fare politica spicciola,ognuno deve fare il proprio lavoro e deve farlo bene e soprattutto senza pisciare fuori dalla tazza. Personalmente non me ne può fottere una benemerita cippa se lo stato ritiene che sia giusto mantenere le distanze perchè l'università si staglia tra la scuola e il mondo del lavoro e bisogna educare al rigore. A parte che se permettete quello che faccio al di fuori dell'istituzione universitaria saranno pure cavoli miei e non trovo opportuno che chi magari non lavora nel mio campo mi dica come devo lavorare, E' una filosofia che crea un sacco di problemi allo studente,e non è con la politica  del distacco che si aiutano le persone ad andare avanti negli studi,altrimenti penso che Quintiliano l'avrebbe appoggiata. Poi trovo fuori luogo parlare di mondo del  lavoro laddove non c'è un punto di raccordo tra università e mondo del lavoro tale da creare una è propria fidelizzazione sul mercato del lavoro,specialmente di questi tempi: una generazione di laureati è senza lavoro e il governo pensa alle auto blu. O ma sensazione nuova,o ma che sensazione bella.

In questo periodo essendo stato estromesso dai corsi universitari ho studiato per il TOEFL in una scuola privata e mi sono trovato benissimo,quindi anche se vorrei poter dire il contrario perchè l'istruzione è un diritto di tutti,se l'istituzione pubblica deve rappresentare solo problemi allora che ben venga l'istruzione privata. Me li vedo già i detrattori che dicono "Eh ma la scuola privata si paga invece l'università pubblica è gratuita". Prima di tutto sarà pure vero che il privato si paga ma almeno paghi per quello che richiedi e non per ingrassare dei tamarri arricchiti che ti guardano dall'alto in basso e prendono 2000 euro ciascuno chissà con quali amicizie quando educatori altrettanto meritevoli guadagnano non hanno dottorandi da sfruttare e guadagnano poco più della metà.In secundis,siamo proprio sicuri che l'università pubblica non si paghi?E le tasse governative che pagate per andare avanti nonostante vi facciano i maroni pieni di diritto allo studio cosa sono?Le "donazioni" di Scientology?Io non sarò Zio Paperone,ma potendo scegliere preferisco sapere fin dall'inizio che pago e per quale motivo lo faccio piuttosto che essere manipolato da questo sistema di infidi massoni. Perchè di massoni si tratta se parliamo di gente piena di soldi che non riconosce il merito la passione e il sacrificio e che elargisce borse di studio da fame (se le elargisce ) ai poveri dottorandi che senza l'effettiva sicurezza di diventare ricercatori devono trovarsi un lavoro per andare avanti,poi non lamentiamoci che l'università non funziona o che la gente abbandona gli studi,perchè io non asarò Dio in terra ma almeno penso di aver capito chi l'università non la fa funzionare e perchè. Io voglio continuare a studiare ma per farlo,e farò anche la figura della vittima, ci sto rimettendo soldi e salute,cosa di cui effettivamente ormai non si fotte anima viva perchè giustamente Gian Maria ha sempre studiato,non gli manca niente. Gian Maria non ha mai avuto problemi e non può averne perchè deve diventare un dottore emerito e buscare un pacco di soldi,e allora chi se ne frega se per farlo ci rimette il cervello e la vita sociale,tanto non sono mica queste le cose importanti nella vita,giusto? La verità è che non vuole sacrificarsi e continuare a studiare.

Mah,sia quel che sia,ma se le cose stanno così effettivamente mi rifiuto di studiare,è un insulto alla mia intelligenza e alla mia integrità come essere umano.


Piripicchio

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Vabè ma non divaghiamo sulla politica, il discorso è molto semplice... la vita universitaria è diversa da quella liceale, e alla Sapienza lo è ancor di più. Devi solo prendere le misure, e nel processo essere aperto a credere che forse stai sbagliando qualcosa anche tu come approccio, soprattutto in virtù del fatto che sai che con tutta probabilità l'istituzione difficilmente ti verrà incontro. Se il problema è logistico quoto X@d00m, devi farti degli amici all'università con cui dividere sia l'esperienza che alcune delle incombenze più gravose, già quello ti restituisce serenità.

Studiare insieme, condividere appunti e anche informazioni (sai quante volte, con le bacheche vuote, è stato un amico ad avvertirmi di un ricevimento, un cambio d'aula, una sessione d'esame straordinaria?) alleggerisce il carico nervoso. L'università molto spesso lavora male, soprattutto quelle caotiche e sovraffollate come La Sapienza, ma sapersi districare ti insegna anche una certa forma mentis, può spingerti a trovare una certa determinazione, se di base non ce l'hai (come è successo a me, beninteso).


Serie tradotte: Lights Out, Mike & Molly, The Killing, NCIS Los Angeles, Raising Hope, Saint Seiya: The Lost Canvas, Exile, più episodi sporadici di The Walking Dead e Game of Thrones.

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Io purtroppo sono molto pessimista e penso che oggi come oggi in Italia frequentare l'università possa in molti casi rivelarsi solo una perdita di tempo e di denaro, ai fini lavorativi, intendo.
Se potessi tornare indietro, frequenterei una scuola professionale (tipo l'alberghiero e poi me ne andrei subito a lavorare.
OPPURE, andrei a frequentare l'università all'estero e resteri lì, tanto per uno studente fuori sede studiare all'estero costa quanto studiare in Italia, se non si meno (visti certi affitti). E all'estero trovi università più prestigiose e insegnanti migliori (ovvero non mummificati).

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Comunque visto che hai parlato di diritto allo studio, non so come funzioni dalle altre parti, ma io mi son fatto 3 anni di università pagando praticamente niente di tasse e pochissimo di affitto in uno studentato bello ed accogliente.
Per la casa è un po' un terno al lotto, ma per quanto riguarda le tasse almeno in emilia romagna il diritto allo studio c'è e si vede.
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sasshi

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Io non conosco la tua/vostra università, quindi se dite che è gestita male ci credo ma non partite a generalizzare giusto per arrivare al solito luogo comune  L'Italia fa schifo andiamo tutti all'estero". Una facoltà può essere organizzata bene o meno, ma certo è che se non ti sbatti un minimo nessuno ti viene a prendere per mano per accompagnarti in classe. E' l'università, non la prima elementare e neanche il liceo. Non sei tu che fai un favore al prof imparando quello che lui ha da insegnarti. Lui il suo lavoro lo fa (bene, o meno bene; qui va anche un po' a fortuna nel trovare università con professori competenti e capaci di insegnare, che poi è questo che fa la differenza), e se tu fai il tuo, cioè studiare, allora ci sono anche i presupposti per tutto il resto.

Ma il "distacco" che hai notato, purtroppo, è necessario: è impensabile che un prof, o una segretaria di una facoltà con chissà quanti corsi di laurea e migliaia di studenti, possano star dietro ad ognuno e venire incontro ai problemi di tutti a prescindere. Non dico che sia facile il passaggio da superiori al mondo universitario, e anch'io all'inizio ero molto perplesso. Ma dopo 1 anno e mezzo di università mi sto rendendo conto che funziona, e in qualche modo ti prepara al mondo del lavoro; serve per farti capire che niente ti è più dovuto, ma se vuoi qualcosa e se sai quello che vuoi (cioè stai studiando, hai un minimo di basi del campo/materia dei tuoi studi) allora le opportunità salteranno fuori.

Tutto questo ovviamente è legato in gran parte alla "bontà" dell'università che frequenti. Parlo per me: io nella mia mi trovo strabene anche se all'inizio ero molto poco convinto. La nostra segreteria studenti non è certo perfetta, non risponderanno alle mail in tempo reale, la facoltà è parecchio frammentata tra vecchi e nuovi ordinamenti che spesso non si capisce un tubo, ogni prof pubblica i risultati degli esami su un sito diverso, e sulla scelta del piano di studi dalle segreterie hanno fatto un gran casino. Ma logistica e burocrazia a parte (a cui bisogna c'è solo da abituarsi e capire come muoversi e trovare la persona giusta a cui chiedere determinate cose), ho sempre avuto prof preparati e ben disposti a venirci incontro, nei limiti del possibile.


Da quello che hai scritto, sembrava più che in realtà i tuoi problemi siano di ben altra natura e che questo astio verso il modello dell'istruzione universitaria ne sia solo una conseguenza. Pure io non me la sono passata molto bene appena uscito dalle superiori per motivi personali , ma anzi credo che alla fine iscrivermi all'università dopo due anni (sprecati a non fare veramente un cazzo) dal diploma sia stata la scelta migliore che abbia mai fatto. Ma allo stesso tempo non credo certo che una laurea sia indispensabile nella vita, né che ci sia nulla di tragico nell'abbandonare l'uni. Però un'alternativa devi averla, che sia lavoro/corsi/scuole private o fuggire all'estero come consigliano qua sopra :D

Supa Saiyajin

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Comunque visto che hai parlato di diritto allo studio, non so come funzioni dalle altre parti, ma io mi son fatto 3 anni di università pagando praticamente niente di tasse e pochissimo di affitto in uno studentato bello ed accogliente.
Per la casa è un po' un terno al lotto, ma per quanto riguarda le tasse almeno in emilia romagna il diritto allo studio c'è e si vede.

Gli studentati esistono da tutte le parti,il problema è che l'economia in materia di istruzione si è rigidamente impoverito nei nuovi ordinamenti,ti assicuro che le tasse sia a Napoli dove studia mia sorella che a Roma sono salate,e se fino a un pò di anni fa si poteva fare affidamento sulle borse di studio per eliminare i costi coi nuovi ordinamenti sono stai effettuati di tagli che non lo consentono.Fortunatamente gli studentati non li toccano,ci mancherebbe anche questo.

Non mi trovo affatto d'accordo con quello che dici sasshi.Come lo studente si approccia al mondo del lavoro è un problema dello studente e non credo sia giusto che l'università irrigidisca le proprie dinamiche e crei difficoltà per temprare lo studente,semplicemente perchè non dev'essere questa la priorità dell'università,all'università si deve insegnare e si deve mettere lo studente nelle migliori condizioni possibili di ricevere l'insegnamento. All'università s'insegna,la politica si lascia agli opinionisti.

Personalmente credo che la figura dell'educatore all'interno dell'università italiana andrebbe ridefinita perchè dovrebbero fare da mediatori tra l'istituzione e lo studente e non lo fanno,basta che si dia loro i soldi poi a loro interessa solo essere presenti alle sessioni d'esame.Io non sono vall'interno dell'istituzione ma ti rendi conto che è una cosa malsana e contro millenni di studi sull'educazione?

Un buon educatore non dovrebbe mai perdere di vista il suo ruolo perchè anche se penserai di no si va a ripercuotere sul profitto dello studente e sulla sua capacità di svolgere un mestiere perchè ti viene a mancare un punto di riferimento a cui ispirarti,e del resto non sono sicuro che un metodo in cui l'utilizzo del testo non è controbilanciata ad una certa interazione coi superiori e ad un adeguata applicazione sul campo posso garantirti di imparare correttamente ad esercitare un mestiere,lo si vede dalle difficoltà che un novizio lavoratore ha e come si lavora male in Italia,dove il livello dell'edilizia e dell'ingegneria è vergognosamente terra,c'è una grande criminalità dal colletto bianco e casi scandalosi di malasanità. Infatti rispetto alle altre nazioni in Italia il livello di esercitabilità di stage e seminari è oltraggiosamente scarso.Fidati, l'università italiana dovrebbhe fare molto più di ciò che fa anche se non sembrerebbe.