La prima cosa che mi è venuta in mente alla fine di questo episodio è che se avessero usato la testa la passata stagione avrebbero potuto costruire un degno background a questa puntata che è mediocre, funziona sotto alcuni punti di vista, ma sotto altri ha gli stessi difetti del finale.
Il più grande è l'eccessiva concentrazione: si vede che nel disperato tentativo di coprire quante più lacune possibili in un solo episodio lo hanno infarcito di informazioni, eventi, strangolando la caratterizzazione dei personaggi e strangolando ogni emozione riducendo dunque la puntata ad una mera curiosità di cosa accadrà.
Se i network concedono 22 puntate è per usarle, non per stipare in soli 40 minuti tutto. Non nego che la soluzione di trasformare Cass in qualcos'altro è stato un grande colpo di scena (forse il primo grande cliffhanger dell'era Gamble) ma manca totalmente la caratterizzazione di questo personaggio che si risolve in un flebile I'm sorry poco prima di scaricare la zavorra.
Anche Crowley esce a pezzi da questa premiere: si vede tutta l'inutilità di riportarlo indietro, bastava dare ad Eva il compito di offrire le anime a Castiel e lasciare a Crowley l'ottima conclusione che gli avevano dipinto nel 6.10.
Il muro di Sam: mi fa piacere che ne parlino, mi fa piacere vedere di nuovo Mar “Jacob” Pellegrino nei panni di Lucifero (spero nel ritorno anche di Jake Abel come Michele settimana prossima, anche lui ha preso parte alle torture), però anche questo elemento era da spiegare la scorsa stagione, non in questo episodio.
Quindi in generale una premiere che soffre ancora di eccessiva costipazione di eventi, ma che ha comunque dei momenti positivi. Il confronto Morte-Castiel pur non avendo la carica adrenalinica del passato è comunque un bellissimo momento che dipinge la potenza di Morte rispetto a qualsiasi cosa (probabilmente dio stesso).
Mi ha fatto piacere la mitologia del Purgatorio che però andava messa lo scorso anno, non qui. Mi piacciono, per ora, come sono state ideate le allucinazioni di Sam.
Non mi piace la trasformazione, tempisticamente parlando, di Misha Collins da Castiel a Leviatano, un problema di concentrazione perché bisognava spiegarlo in 3-4 puntate questo passaggio, non ridurlo in 40 minuti lasciando che tutti gli atti efferati venissero narrati alla radio.
Quindi in generale un 5.5 ad una premiere che mostra come non stiamo vedendo un telefilm, ma un cantiere aperto.
Le idee e i buoni propositi ci sono, ora la Gamble da brava showrunner deve tenere saldo il timone e fare in modo di non mandare nuovamente in vacca altri buoni propositi e di non scadere in sviolinate melanse alla “Cass tornerà e farà fuori il Leviatano”.
Deve lavorare molto sulla questione delle divinità, andare in un area mitologica che Kripke aveva sfiorato senza approfondire, deve decidersi a riportare in squadra Rob Benedict (ora più che mai c'è bisogno del vero dio) e dare un senso al Purgatorio, dare un senso ad Eva e alla situazione di Sam.
Il tutto ovviamente non concentrando informazioni su informazioni in una sola puntata, diluendo il tutto per l'arco della stagione. Il tempo di sicuro non manca.