Finale molto intenso, che non ha il suo culmine in un colpo di scena, bensì nell'apertura di una nuova era che trova un parallelo con il passato (e la posa finale suggella questo ponte tra JT e Gemma e Jax e Tara).
E' sicuramente un finale particolare che si basa su un pathos denso, corposo e non su un'azione adrenalinica come avvenuto nella seconda stagione o sulla risoluzione sorprendente di un complesso enigma come nella terza. E' un passaggio di testimone dal retrogusto amaro perché il progetto seguito da Jax sin dall'inizio non si realizza e i Sons, di fatto, devono chinare la testa di fronte al potere del più forte, della CIA (ed ecco la vera sorpresa della puntata, subito sparata all'inizio, ma che pende su tutte le restanti azioni come una condanna a morte: se Clay dovesse morire, i Sons cesseranno di esistere).
E' una puntata che non fa altro che giocare, in maniera magistrale, sul conflitto tra "buoni" e "cattivi": mai come in questo episodio, seppur in pochissime scene, si può vedere tutta la forza di un personaggio come Lincoln Potter, che accetta l'amaro sapore di una cocente sconfitta per poi riscattarsi e demolire il progetto del sindaco Hale.
Nonostante tutto, sono già state messe ottime basi per la prossima stagione: gli affari con il Cartello e gli irlandesi, la presenza incombente del padre della fidanzata di Laroy, presentato come un gangster potentissimo, il ruolo di Ope, il modo in cui Jax dovrà gestire una situazione così delicata...Sutter ha aperto notevoli porte sul futuro e tutte basterebbero a far continuare questa serie in maniera egregia.
Così come il tutto è stato gestito in maniera egregia in questa season, che non ha dato segni di cedimento, anzi è cresciuta puntata dopo puntata, creando un vero e proprio romanzo, che ha ancora tanto da raccontare.