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« il: 5 gennaio 2011, 16:12:19 »
24 è stata una delle mie serie preferite in assoluto e lo sarà per sempre.
Purtroppo da molti viene (a volte preventivamente, altre volte a causa di pregiudizi) etichettata come "serie d'azione per maschi" quando 24 è molto, molto di più, essendo, innanzitutto, una delle serie meglio scritte in assoluto. A volte è retorica, a volte c'è una certa morale che aleggia su tutto, ma chi ha seguito e 24 sa che al di là di questo, soprattutto nei finali di stagioni, il tutto si riconduce, sempre, all'essenziale e all'umanità di cui vive questa serie.
E l'elemento straordinario che, secondo la mia modestissima opinione, rende 24 (così come Lost o The Shield) quello che è non è tanto -o "solo", via- la storia, ma i personaggi e la loro umanità.
Sembro un disco rotto, lo so, ma ormai ho compreso che ciò che davvero, sotto un punto di vista personale, cerco nei persoanggi spesso stereotipati di una serie tv è proprio questo....
E 24 è una delle serie in cui questo aspetto emerge con più preponderanza dopo una visione più attenta.
Ed è proprio per questo che ho amato questa ultima stagione.
Una stagione che parte con molta lentezza, diciamoci la verità, e con tanti,tantissimi elementi tipici di 24: la talpa, l'infiltrato, l'attentato, il controattentato, etc. Poi qualcosa cambia, dopo aver scoperto (qui sì con sorpresa) che la talpa a sto giro è Dana Walsh.
Renee viene uccisa e, soprattutto inizialmente (ma fino alla fine per molti aspetti), Jack perde la testa.
O meglio, Jack comprende che non solo, per l'ennesima volta, ha visto crollare tutto ciò che lo circondava (nello specifico, l'unica persona che ha avuto la capacità di riuscire a dargli una speranza, perché ancora più devastata di lui), ma ha capito che, a sto giro, non ci sarà neanche giustizia in favore di un greater good.
E qui Jack, per la prima volta, smette di sacrificarsi, non può mandare giù anche questa e scoppiare in lacrime nella jeep. Jack affronta frontalmente la sua umanità e decide che: a) giustizia deve essere fatta; b) non c'è nessun bene superiore.
Gli autori sono stati davvero bravi, perché nonostante si provi ovvia empatia dopo otto anni per Jack, la sua "discesa negli inferi" (per usare un luogo comune che sta tanto bene) è brutale e cieca come mai si era visto nella serie e Jack viene posto, ancora una volta, in un'area grigia, come poche volte accade in una serie americana. Jack da un lato non pensa più al suo paese (in effetti, tra l'altro, è l'unica stagione di 24 in cui non c'è una minaccia reale nelle ultime ore!!!) e pensa alla sua umana, comprensibile, vendetta, dall'altro, quasi inconsciamente è il più pragmatico di tutti e comprende che un trattato basato sulla menzogna, è un trattato che non ha futuro.
Non è quello IL suo obiettivo, ma si comprende che sia ANCHE il suo obiettivo.
Avrei preferito che Jack morisse? Da un lato sì. Per dare, finalmente, pace al personaggio più tormentato di tutti i tempi o giù di lì. Avrei preferito che non fosse la Taylor ad autosmascherarsi, ma Chloe, l'altro grande personaggio di 24 dopo Jack.
Anche se la morte, in un certo senso, sarebbe stata troppo "idilliaca" ed eroica. Jack Bauer ha perso tutto, ma, allo stesso modo, sa di dover espiare ancora molto. In redemption questo tema veniva fuori in modo molto esplicito e nella seconda metà di stagione il tema del "pentimento" in generale, non solo di Jack, diventa molto, molto rilevante.
E quindi, forse, è meglio un Jack totalmente solo, braccato dai suoi nemici e, soprattutto, dal suo stesso Paese per cui ha dato tutto ciò per cui vale la pena vivere (tutto: amore, amicizia, famiglia, soldi, lavoro, gratitudine,tutto), alla disperata ricerca di un buco di mondo in cui sopravvivere (come fece in Redemption), che un Jack morto e in pace.
Perché se c'è una cosa che 24, in questi 9 anni (comprendendo lo sciopero) ci ha insegnato è che Jack Bauer non potrà MAI avere pace.
E persino alla fine, non potrà vedere, nè sentire la sua famiglia e potrà solo guardare un drone nel cielo in cui immaginare lo sguardo della sua unica amica rimasta.
Un cane in fuga, come sempre disperato, di fronte ad un'impresa impossibile che non vedremo mai (anche se sono palesemente lasciate spalancate le porte per un possibile film).
Non riesco a immaginare un finale più coerente per questo personaggio, criticato, ingiustamente, da molti che non hanno mai visto la serie, accusato di essere bidimensionle, inespressivo, machistivo quando è stato e sarà sempre, uno dei personaggi più complessi ed umani della storia della televisione.
So long, Jack Bauer.