oddio, bellissimo commento ben trattato e per quanto riguarda i piu' condivido.
ma per lyla la vedo un po' diversa. e anche per tim. per come è andata a finire...
non so perchè fino ad ora non ho trovato una persona che l'apprezzasse.. e invece, a mio parere è un personaggio cosi' ben costruito cosi reale, spesso quello nel quale mi sono identificata di piu'.
E' una ragazza come tante, brava scuola bella, fidanzata, ma non l'hanno mai descritta come "reginetta del ballo" o prima donna, anzi è la classica brava ragazza. L'incidente di jason ha sconvolto la sua vita e si è ritrovata incapace di reagire, si è scoperta debole e egoista quando magari credeva di non esserlo. Ci vedo una profonda onestà da parte degli autori nel descrivere il tradimento con tim, perchè obbiettivamente non era un peso da poter reggere.
Emblematica la frase che lei dice a tim:pensavo che dio mi avrebbe protetta perchè sono una brava ragazza, non è la cosa piu' stupida che tu abbia sentito? Ora, a rifletterci, credo che tutti, sotto sotto, pensano che le brutte cose non ci possono davvero succedere.
e si è punita due anni per questo, (ok la storia dei giovani cristiani è stata pesante anche per me) ma contestualizzandola la vedo perfettamente giusta per lyla.
e credo che nel momento in cui ha perdonato se stessa è riuscita a accettare i sentimenti per riggins.
e ora la loro Love story, sarà che è stato un balsamo vedere Tim felice ma a me è piaciuta. Non ci ho visto queste forzature, questo tentare di cambiarlo. Spronarlo, questo si, ma non cambiarlo.
è sottolineato piu' volte che tim si autopunisce. e va spronato. lo fa jason quando pretende il suo migliore amico vicino e lo fa lyla perchè sa che merita di meglio.
e ora davvero, era una storia che doveva finire. non si tratta di superiorità ma lyla aveva un futuro davanti. mai e poi mai annientarsi per un'altra persona. e ancora mi vedo d'accordo con lei.
e ok.. parlerei da qui all'eternità ma la smetto, ho un tantino esagerato ma sono in pieno rewacth e mi mancano troppo! 
Sai, ti dirò, io sono d'accordo. Lyla non è un personaggio che mi piace. Non mi piaceva nella prima stagione, non mi è piaciuta nella seconda e nella terza, e non mi piace nemmeno ora. Però è un personaggio quasi dolorosamente vero nel suo apparire a prima vista come uno stereotipo. La classica "fidanzatina d'America" che prende coscienza dei limiti della sua educazione, del suo background, e del futuro idealizzato che aveva pensato per se stessa e che Dillon, e la sua famiglia, le hanno creato attorno. L'incidente di Jason Street, catalizzatore di ogni sudato millimetro di crescita dei personaggi, ha reso possibile una presa di coscienza che da sempre appartiene alla tragedia. Se vediamo i Dillon Panthers inginocchiarsi sul campo e pregare per un miracolo che non avviene, se vediamo Lyla Garrity "peccare" e illudersi di potersi redimere attraverso Gesù, e la vediamo invece "capire" che il dolore è la sofferenza non sono meritocratici. Attraverso Lyla, forse più di chiunque altro, vediamo una crepa nella bolla di sapone al sapore di football e bistecche di Dillon, Texas. E' sottile e strisciante la consapevolezza, perchè Lyla avrebbe passato la sua vita a Dillon, come suo padre, suo nonno, il suo bisnonno, e l'intera genealogia, a bordo campo, sugli spalti, a casa davanti alla televisione sempre più grande e dallo schermo sempre più sottile con l'immagine proiettata dell'uomo che ha amato al liceo e che crede di amare, ancora adesso, perchè non conosce altro, perchè non si è mai preoccupata di conoscere altro.
E invece no. Si dice che il bruco provi una sofferenza atroce quando la crisalide si dischiude e diviene farfalla.
Lyla è forse l'emblema di questa sofferenza silenziosa, magari poco plateale proprio perchè resta sempre lei, nella sua "ordinarietà" nel suo modo di contemplare la vita come il sequel di una storia d'amore da romanzo rosa, bel e scritta, con le battute scritte e recitate per lei. Ma non va così, e anche in questa quarta stagione, benchè apparsa per poco, vediamo una Lyla diversa, una Lyla che è uscita dalla bolla di sapone e ha visto il mondo. Qualcosa resterà ancora sporco del fango e dell'erba di Dillon, ma la Lyla che rivede Tim, che trascorre con lui il tempo che viene loro concesso, che si lascia sopraffare dal passato per il tempo che basta a capire che quella non è più la sua vita. Nemmeno quella di Tim, forse, ma Tim, lo sappiamo, non è l'eroe romantico, non è il cattivo ragazzo dal cuore d'oro intagliato con l'accetta. Non è l'amico figo del protagonista che sembra commettere sempre e solo errori ma alla fine fa la scelta giusta. Tim continua a sbagliare, e sbagliare, e sbagliare. Anche quando fa la cosa giusta, a me, da' l'impressione di sbagliare ancora...
Cosa dire di FNL, cosa dire di una stagione così straniante e differente, così amara, così stridente a tratti, così dolorosamente gloriosa. Il pregio di questa serie, uno dei pregi innegabili, è stato quello di bussare alla porta di una cittadina qualsiasi del Texas e trasformarla in un personaggio a tutto tondo. Ma per essere completa, doveva bussare anche alla porta di servizio, l'altra Dillon, quella "brutta". E per Dio se l'ha fatto.