CAPITOLO II
“Quando. Cazzo. È. Successo”. La voce di Bob Austin, un armadio di pelle scura a capo dell’Ottagono, era incrinata come mai Cassidy l’aveva sentita. Comprensibile, visto il significato dei dati. “Alle 15:16, signore. Ho controllato gli strumenti più volte e non c’è dubbio: è iniziata. I media hanno rilevato le prime ‘anomalie’ e già ne parlano”. “Non c’è tempo da perdere, seguimi”. Lungo un asettico corridoio, Bob Austin discusse con qualcuno al cellulare la strategia per depistare i giornalisti. Arrivarono all’ascensore che portava al livello 13S, il più segreto di tutto l’Ottagono. Le porte si spalancarono e 13 luci si accesero in sequenza sopra altrettante teche di vetro. Cassidy rimase a bocca aperta: i 13 teschi di cristallo descritti nel manuale della Prima Procedura erano lì di fronte a lui. Uno sguardo d’intesa con Austin e deglutendo pensò: “Ora tocca a me”.
L’ahaucan si alzò dal letto dopo aver dato piacere alla consorte che aveva gradito l’insapettato amplesso. Era notte di divinazione quella, e il capo dei sacerdoti si affrettò al tempio per compiere il suo dovere. Si riunì con i fratelli dell’ah kin, osservarono insieme gli ultimi astri della notte e si prepararono. Un uomo venne trascinato lungo la scalinata del tempio e fu sistemato sulla sacra ruota. L’ahaucan trapassò le carni dell’uomo estraendone il cuore e un urlo agghiacciante salutò il primo sole: il rito era compiuto. La sapienza del dio creatore Itzamnà scese come un fulmine nelle menti dei sacerdoti. Ma qualcosa non andava, la bava usciva copiosa dalle bocche degli sciamani, erano scossi da tremiti e cadevano morti uno dopo l’altro. L’ahaucan, stremato in ginocchio, unico sopravvissuto, fradicio di sudore, pensò: “I Signori di Xibalba stanno tornando”.
A destra e a sinistra delle gelide sbarre stavano le guardie papali che lo avevano trascinato lì e privato delle armi che teneva nascoste nella bianca tunica. Aveva un peso insostenibile sul cuore: era consapevole di essere l’unico a poter compiere il rito, dal momento che quel coglione del papa si rifiutava di servirsi delle preziose divinazioni di una religione “di sciocchezze, superstizioni, di un popolo che abitava terre inesistenti”. La salvezza del mondo presente e futuro era nelle sue mani. Strinse i denti, si alzò e si appoggiò alle sbarre: “Ehi, voi”. “Che fai? Stai indietro”. Ottimo, si erano avvicinati a sufficienza. Celestino allungò le mani, premette un nervo sul collo delle guardie che si accasciarono. Consapevole che l’impresa a cui si accingeva era impossibile, pensò tuttavia: “Forse c’è ancora speranza”.