Autore Topic: Chiliasmo - romanzo in brevi puntate.  (Letto 244 volte)

Chitarrista Beo

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Chiliasmo - romanzo in brevi puntate.
« il: 22 febbraio 2012, 16:32:11 »


CAPITOLO I

La sacra partita a Pok-a-tok, giocata per assicurarsi il favore del dio-sole Ahaw-kin, si era conclusa e l’ansia saliva veloce nel petto dell’ahaucan. Il corpo prestante del gran sacerdote era rigato abbondantemente dal sudore, mentre pensava alle potenze divine che si accingeva a evocare con quella cerimonia. Una cerimonia riposta nelle pagine più incomprensibili del Popol-Vuh, un rituale talmente rischioso che poteva essere celebrato solo una volta. E ora toccava a lui, i 13 teschi di cristallo riposti con cura sulla ruota di pietra finemente decorata che gli stava di fronte. Il suo popolo, radunato tutto quanto lì, a Palenque, tratteneva il fiato e pregava silenziosamente. Raccolse le energie, si concentrò ed aprì solennemente le braccia. Un raggio di sole spuntò dai nembi andando a colpire il primo dei teschi. “Che i posteri ci perdonino”, pensò. E tutto si fece luce.

“Sua santità, dobbiamo parlare”. “E di cosa, mio caro Celestino?”, sentenziò sua santità con fare spocchioso mentre deglutiva un acino d’uva. “Lo sa benissimo, sua santità: la situazione è grave e non possiamo più rimandare”. “E tu chi saresti per dire che è il momento di agire? Detieni forse tu le chiavi del Paradiso, abate?”. La rabbia invase l’abate che afferrò per la veste il vicario di Pietro e ringhiò: “Sua santità, ora io e lei agiamo, e in fretta. Non farò ricadere le nostre colpe sui figli dei nostri figli”. Un gesto del papa e le guardie furono su Celestino. “Figli dei nostri figli? Celestino, non mi dirai che hai rotto il voto di castità. O insinui forse che io mi sia macchiato di tale peccato?”. Rise fragorosamente. “Portatelo via”. Mentre veniva trascinato nelle segrete, invaso da una rabbia disperata, Celestino chinò il capo e pensò: “Che i posteri ci perdonino”.

Il 20 febbraio 2012, in una stanza piena di strani strumenti elettronici a 200 metri sotto la sede dell’Ottagono, si accese una spia rossa. Altre luci si attivarono in veloce sequenza. Su un pannello luminoso comparve la scritta: – 304D 23H 28M 23S. I numeri che precedevano la “S” iniziarono a diminuire di una unità alla volta. Cassidy, smilzo, capelli scompigliati, unico tecnico che sguazzava in mezzo a quegli apparentemente inutili apparecchi, alzò lo sguardo annoiato, sgranò gli occhi e pensò: “Merda”.

Il prossimo capitolo sarà pubblicato il 27/02/2012!
« Ultima modifica: 9 marzo 2012, 21:23:49 da Chitarrista Beo »

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Re: Chiliasmo - romanzo in brevi puntate.
« Risposta #1 il: 9 marzo 2012, 13:16:55 »
CAPITOLO II

“Quando. Cazzo. È. Successo”. La voce di Bob Austin, un armadio di pelle scura a capo dell’Ottagono, era incrinata come mai Cassidy l’aveva sentita. Comprensibile, visto il significato dei dati. “Alle 15:16, signore. Ho controllato gli strumenti più volte e non c’è dubbio: è iniziata. I media hanno rilevato le prime ‘anomalie’ e già ne parlano”. “Non c’è tempo da perdere, seguimi”. Lungo un asettico corridoio, Bob Austin discusse con qualcuno al cellulare la strategia per depistare i giornalisti. Arrivarono all’ascensore che portava al livello 13S, il più segreto di tutto l’Ottagono. Le porte si spalancarono e 13 luci si accesero in sequenza sopra altrettante teche di vetro. Cassidy rimase a bocca aperta: i 13 teschi di cristallo descritti nel manuale della Prima Procedura erano lì di fronte a lui. Uno sguardo d’intesa con Austin e deglutendo pensò: “Ora tocca a me”.

L’ahaucan si alzò dal letto dopo aver dato piacere alla consorte che aveva gradito l’insapettato amplesso. Era notte di divinazione quella, e il capo dei sacerdoti si affrettò al tempio per compiere il suo dovere. Si riunì con i fratelli dell’ah kin, osservarono insieme gli ultimi astri della notte e si prepararono. Un uomo venne trascinato lungo la scalinata del tempio e fu sistemato sulla sacra ruota. L’ahaucan trapassò le carni dell’uomo estraendone il cuore e un urlo agghiacciante salutò il primo sole: il rito era compiuto. La sapienza del dio creatore Itzamnà scese come un fulmine nelle menti dei sacerdoti. Ma qualcosa non andava, la bava usciva copiosa dalle bocche degli sciamani, erano scossi da tremiti e cadevano morti uno dopo l’altro. L’ahaucan, stremato in ginocchio, unico sopravvissuto, fradicio di sudore, pensò: “I Signori di Xibalba stanno tornando”.

A destra e a sinistra delle gelide sbarre stavano le guardie papali che lo avevano trascinato lì e privato delle armi che teneva nascoste nella bianca tunica. Aveva un peso insostenibile sul cuore: era consapevole di essere l’unico a poter compiere il rito, dal momento che quel coglione del papa si rifiutava di servirsi delle preziose divinazioni di una religione “di sciocchezze, superstizioni, di un popolo che abitava terre inesistenti”. La salvezza del mondo presente e futuro era nelle sue mani. Strinse i denti, si alzò e si appoggiò alle sbarre: “Ehi, voi”. “Che fai? Stai indietro”. Ottimo, si erano avvicinati a sufficienza. Celestino allungò le mani, premette un nervo sul collo delle guardie che si accasciarono. Consapevole che l’impresa a cui si accingeva era impossibile, pensò tuttavia: “Forse c’è ancora speranza”.

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Re: Chiliasmo - romanzo in brevi puntate.
« Risposta #2 il: 12 marzo 2012, 20:00:02 »
CAPITOLO III

Celestino correva per il dedalo di corridoi che conducevano alla Sala della Menzogna, immensa camera dove 200 anni prima il pontefice Agilulfo II aveva deciso di celare ciò che era contenuto nel carico di una nave vichinga che aveva attraccato nel porto di Napoli. L’equipaggio di rudi uomini del Nord si era fermato a riposare in una locanda: ubriachi fradici avevano fatto scoppiare una rissa che fu sedata dalle guardie del vescovo. Interrogati sul misterioso carico, avevano raccontato una storia farneticante di una terra ignota, di antiche e tremende profezie. A Roma, Agilulfo II bollò la testimonianza come eresia, ma qualcosa gli diceva che era meglio far studiare ogni oggetto, ogni riga scritta in quei libri fatti di un materiale sconosciuto. A Celestino si gelò il sangue. Non riusciva a credere a quello che vedeva sulla sua strada: “Sapevo che non poteva essere così facile”.

Sotto lo sguardo impenetrabile di Bob Austin, Cassidy credette di scorgere un breve lampo di ammirazione mentre lo osservava lavorare con quegli strumenti ad altissima tecnologia che solo chi aveva letto il manuale della Prima Procedura poteva attivare. In quei momenti di massima concentrazione si ricordò i suoi primi tempi all’Ottagono. Lui, Cassidy Sanders, studente modello del MIT, 5 anni prima veniva raggiunto da una telefonata che lo privava della sua vita asociale da nerd all’ultimo stadio. “È ora di crescere, figliolo”, gli aveva detto paterno Austin. Oh, se era cresciuto. Un incarico dopo l’altro era stato messo al corrente del più sconvolgente segreto dell’umanità. Ora era un uomo. Ora era pronto. Click. Un fascio di luce attraversò i 13 teschi, dalle orbite scaturì una sorta di ologramma violaceo. Aveva 13 minuti per comprenderne il significato. “Cazzo”.

Janab’ Pakal, ahaucan di Palenque, ancora debilitato dalla sconvolgente visione, si rialzò da terra. Le lacrime rigavano il suo volto. Erano lacrime di dolore per la morte dell’intera casta dell’ah kin, erano lacrime di terrore per ciò che aveva visto. I signori di Xibalba avrebbero preteso una risposta. Lo sapeva che sarebbe giunto quel momento: i regnanti dell’Oltretomba glielo avevano promesso durante la sua prima visione da semplice sacerdote. L’ahaucan di allora non gli aveva creduto, anzi lo aveva fatto punire perché pensava che cercasse attenzioni. Ma i leggendari dei-gemelli Hunahpu e Xbalanque avevano perso per la prima volta da eoni una partita a Pok-a-Tok contro i demoni di Xibalba ed erano stati decapitati. La Prima e la Settima Morte stavano arrivando a riscuotere il loro premio. E toccava a lui, Janab’ Pakal, deciderne la tremenda natura.

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Re: Chiliasmo - romanzo in brevi puntate.
« Risposta #3 il: 25 marzo 2012, 23:47:22 »
CAPITOLO IV

Spiegare l’ecatombe che aveva annientato l’intera casta dell’ah kin sarebbe stato un’impresa. Di certo non poteva dire che durante i riti gli dei avevano voluto dare buone notizie uccidendo tutti i sacerdoti. Il cuore di Janab’ Pakal era pesante, squarciato in due da pensieri contrastanti: rivelare la verità al suo popolo o inventare qualche menzogna per guadagnare tempo? La verità avrebbe sparso il germe del terrore in tutto il territorio, da Palenque a Chichén Itzà, da Kaminaljuyu a Uaxactùn. E il terrore avrebbe portato con sé violenza e dolore che si sarebbero aggiunti insensatamente a quelli promessi dai signori di Xibalba. Ma a cosa sarebbe servito mentire? Quale storia avrebbe giustificato la morte di 12 sacerdoti? No, era escluso. Il suo popolo doveva sapere.

Janab’ Pakal, l’animo in subbuglio, si risolse a fronteggiare le conseguenze che la rivelazione della sua visione avrebbero comportato. Strinse i denti, pensò con rabbia ai signori dell’Oltretomba, agli dei-gemelli decapitati e a quanto fosse ingiusto che il creato fosse in balìa di stupide partite a palla tra divinità. Prima di uscire all’esterno lanciò un ultimo pietoso sguardo ai suoi compagni che giacevano senza vita sul sacro pavimento. Anche se ira, dolore e paura turbinavano nel suo animo, Janab’ Pakal stava ritrovando una lucidità che lo sorprese. Un’idea si era conficcata improvvisa nella sua mente. Tre volte percosse il grande gong usato per chiamare a raccolta la popolazione. In breve tempo gli abitanti di Palenque svegliati di soprassalto furono di fronte a lui. Mentre si apprestava a parlare al suo popolo, pensò: “Imbrogliare gli dei non sarà cosa da poco”.

Celestino si era trovato davanti un’orda di soldati. Guerrieri di terracotta. E si muovevano dannatamente veloci, con schemi d’attacco a lui sconosciuti e difficilmente prevedibili. In quel momento ripensava ai suoi giorni a Masyaf, ai suoi lunghi ed estenuanti allenamenti da Assassino, alla cerimonia che lo aveva reso parte della confraternita. Nulla di tutto ciò che aveva imparato sembrava aiutarlo, ora. “Concentrato, o non ne esci vivo”, pensò mentre con un fendente riduceva in pezzi uno dei guerrieri.

Ancora 180 secondi e il messaggio sarebbe scomparso. Cassidy non ci aveva capito nulla: non si aspettava una lunga sequenza di 2 geroglifici Maya alternati senza senso logico. Gli strumenti per registrare l’ologramma erano inutili, come avvertiva il manuale della Prima Procedura: sarebbe stato visibile solo a occhi umani. Terrorizzato, Cassidy gridò al suo sudato superiore: “Una penna, signore! Carta e penna, presto!”.