Finalmente sappiamo la verità:
Brody è passato dalla parte dei terroristi perché Abu Nazir è l'unico a chiamarlo per nome e non per cognome.

Scherzi a parte... Puntata un po' più rilassata delle due precedenti, per fortuna.
Sinceramente non ho pensato che l'intero attacco alla scuola fosse una messinscena di Nazir, ma ho piuttosto creduto che il video in cui non-so-chi ammette l'attacco ma nega le vittime fosse un falso. Anche se mi rendo conto che non è molto plausibile.

Per il resto, non so che dire. Il piano generale ancora mi sfugge: per ora pare che Walker debba uccidere il presidente e Brody debba essere eletto governatore-vicepresidente-o-quello-che-era... Ma perché? Soprattutto la seconda cosa, e in che modo le due sono colegate... Staremo a vedere.
Due dettagli che ho notato: l'estremo rispetto di Carrie verso la religione islamica (c'è una vena di indignazione nel modo in cui dice all'agente dell'FBI di togliersi le scarpe in moschea). Suppongo derivi dall'aver lavorato molto in Iraq; mi compiaccio che gli autori non abbiano tralasciato questa sottigliezza.
Menzione a parte per il finale, con l'improvviso taglio dopo che Jess dice a Brody della chiamata dall'ufficio del Vicepresidente e lo stacco sui titoli accompagnati da una canzone molto fuori atmosfera: riesce a lasciare col fiato sospeso nonostante la telefonata fosse per niente imprevedibile, anzi, sapevamo benissimo che sarebbe avvenuta. Tanto di cappello.
Voto: 8,5 (era comunque una puntata di assestamento, e dopo le due precedenti è difficile andarci larghi coi voti).