Detachment di Tony Kaye
Henry Barthes è un uomo solitario e introverso che insegna letteratura alle scuole superiori. Quando un nuovo incarico lo conduce in un degradato istituto pubblico della periferia americana, il supplente deve fare i conti con una realtà opprimente: giovani senza ambizioni e speranze per il futuro, genitori disinteressati e assenti, professori disillusi e demotivati. La diversità di Henry è evidente sin dal primo impatto con questo universo allo sbando. Il distacco e l’assenza di coinvolgimento emotivo gli consentono di conquistare il rispetto e la partecipazione di ragazzi difficili, che ben presto sconvolgeranno il mondo apparentemente controllato del docente.
Dramma psico-sociologico depresso ma non deprimente, costruito come un Puzzle dai pezzi sbagliati e mal montati che ne fanno un film sperimentale,curioso e a tratti anche visionario. Il suo essere depresso però non si risolve in un modo moralistico sulla situazione scolastica americana e sui giovani d'oggi,infatti Kaye sa essere bravo a portare tutta la storia e i personaggi ad un livello ancora più profondo,riflettendo su come il dolore,il vuoto emotivo più desolante,siano in fin dei conti i sentimenti protagonisti della essere umano e della sua natura. Un film di un drammaticità e tragicità quasi banale e ridicola per quanto naturale, per la sua enorme portata,per la sua inesorabile catarsi di fronte alla quale si può solo che rimanere sbigottiti davanti allo schermo con le mani davanti alla bocca tentando maldestramente di coprirsi gli occhi per difendersi da una così forte violenza emotiva,che forse alla fine diventa un po' ridonante e sfiancante,ma non si perde mai per strada. Adrien Brody è talmente intenso da diventare non solo il personaggio ma,addirittura, il film stesso. Opera forte e tosta non facile da comprendere e accettare fino in fondo.
Voto 8