Antichrist
Finalmente sono riuscito a vederlo. Avevo sentito (pochi) commenti entusiasti e (molti) furibondi e solo a posteriori ho voluto leggere recensioni, per cercare di capire cosa, in questo film, abbia fatto incazzare cosi' tanto la critica.
Ve lo dico subito: fatte salve un paio di piccole cadute di stile, per me e' un film enorme. Lo e' stilisticamente, cosa cui d'altronde Von Trier ci ha abituati... ma lo e' sopratutto per la purezza rigorosa e feroce con cui si svolge, per il suo essere opera non disperata ma disperante, che ti accompagna per mano fino a una cruda constatazione dei fatti. Non c'e' niente di "horror", non c'e' alcun orrore se non quello cui non riusciamo a rassegnarci: che tutto si corrompe e muore, che tutto cio' che nasce corre verso la propria dissoluzione e sopratutto che non c'e' alcuna prospettiva in questo, nessun fine, nessuna etica, nessun valore sacro e salvifico dell'atto generativo se non l'imperativo primario a tenere in equilibrio la bilancia. Penso sia questo che ha tanto urtato alcune sensibilita'... cio' che viene mostrato travalica i simboli usati per rappresentarlo, la visione che ne emerge e' totalmente astorica, buca qualsiasi filtro e non si adatta a nessun contesto in cui si cerca di infilarla. Tentare di storicizzare un'opera del genere (e vale tanto per la storia del cinema quanto per la storia del pensiero o dell'umanita') significa usare strumenti concettuali inadatti all'opera stessa, anche se spesso gli unici che un critico ha, perche' sono l'essenza del concetto stesso di critica. Il parallelismo con quanto accade al protagonista maschile e' illuminante: tenta di comprendere, razionalizzare, riportare tutto in territori conoscibili, ma tutto gli sfugge di mano, ne resta ferito, quasi soccombe e alla fine uccide... non per ripicca, ma per sopravvivere. Alcuni, con onesta' intellettuale, hanno riconosciuto questo scarto, pur mantenendo un giudizio negativo. Altri, chi con esemplare grettezza caciottara, chi con quella spocchia imbecille che solo certi progressisti sanno avere, hanno ripiegato su accuse di volgarita', misoginia, clerico-fascismo (o satanismo, a seconda dei giornali) e gusto della provocazione fine a se stessa in differenti dosaggi. Non c'e' niente di tutto questo, come non c'e' la preponderanza del dolore, della "discesa agli inferi", non e' un film "profondamente intimista", non e' "un'analisi sul male", non c'e' NIENTE di tutte le cazzate sempre uguali che i critici tirano fuori quando hanno ancora abbastanza pudore da non sbrodolare in accuse ben piu' ridicole. C'e' una visione precisa. Condivisibile o meno, di certo non rassicurante, ma c'e'. Posso anche non condividerla del tutto, ma ne ho visto la chiarezza e lo spessore, tanto formale quanto concettuale. E a me questo basta.