Bè, visto che siamo ufficialmente a giovedì e che avete aperto il 3d metto il mio commento.
Giorni fa, dopo la visione, avevo già messo un commentino nella sezione cinema, a voi tocca leggervi adesso il commento esteso!
Big FishUn pò Forrest Gump, un pò Edward mani di forbice, un pò Amelie... è un film bellissimo dove realtà e fantasia si mescolano continuamente, come il passato e il futuro e i personaggi che popolano entrambi.
Ci sono sempre diverse versioni di una storia: quella semplice e banale e quella "ricamata". Lo scrittore, il pittore, il regista raccontano la versione ricamata. Saper raccontare è un dono, così come saper credere alle storie che ci vengono raccontate. Che sia l'addio al padre o il benvenuto al figlio, il messaggio mi sembra comunque bello.
Bellissima fotografia e meravigliosa colonna sonora.
Secondo me la narrazione deve davvero molto a Forrest Gump: questo personaggio quasi sopra le righe che scopre capacità sconosciute in modo semplice e naturale, e soprattutto che riesce a farsi voler bene da tutti. Il passare attraverso le epoche e le fasi della vita con una leggerezza quasi ingenua. Ma il tocco di Burton si sente eccome. Trasuda da ogni inquadratura e dalla fotografia. Bellissimi i colori pastello dei "racconti" (in questo mi ha ricordato molto Edward mani di forbice) ma molto bella anche la fotografia della "realtà". Burton si vede nel gigante buono, nella strega, nella "mano meccanica" che il protagonista dovrebbe vendere (grande autocitazione).
Bellissimo il racconto (mi sembrano tutti racconti brevi, tenuti insieme da un filo conduttore che alla fine è poco importante) del "paesino"... quasi un messaggio "comunista". Il piccolo centro, con pochi abitanti, che hanno lasciato fuori il brutto, la corsa al denaro, la paura, per vivere in tranquillità. Bellissima la metafora del lasciare fuori la realtà, con le scarpe appese al filo della luce (come si vede fare spesso in molte città), perchè nella loro realtà si può vivere a piedi nudi, non si ha bisogno di scarpe, di ancore che tengano legati al suolo. Si mostrano i piedi, si balla, si corre... Ma in quella realtà "perfetta" il poeta non trova nulla da scrivere, perchè l'artista ha bisogno del caos, del dolore e non a caso alla fine quell'artista diventa prima un ladro e poi un truffatore in borsa... ed è bellissimo che quella "favola" venga distrutta dal "capitalismo", dalle banche. E il nostro protagonista allora che fa? Compra tutta la città, la riporta in vita, senza chiedere denaro in cambio, è un proprietario senza propietà. Se non è comunismo questo...
Forse la parte che ho apprezzato meno è stata quella in Corea... fosse stato per me, in post produzione l'avrei tagliata... se non fosse per le due "gemelle", la cui apparizione alla fine è molto bella, perchè mostra lo scarto fra realtà e finzione, come anche l'apparizione del gigante, nelle sue vere misure.
Bello anche il discorso sul padre e sul figlio. Oscar Wilde disse: "I figli cominciano con l'amare i genitori, dopo poco li giudicano. Raramente li perdonano." Il ragazzo è un figlio che sta per diventare padre. E' un figlio che ha voluto credere alle storie del padre, le ha amate, talmente tanto che è diventato un narratore, uno scrittore. Eppure chiede al padre la verità, chiede al padre quello che lui non sa o non vuole dargli. Forse chiediamo sempre ai nostri genitori di essere diversi da quello che sono... forse perchè a un certo punto ci scopriamo come loro e questa cosa ci fa orrore. Il figlio chiede per tutto il film al padre di avvicinarsi a lui, di capirlo... ma poi alla fine si arrende e capisce di dover essere lui a fare quel passo verso il padre e non il contrario. Quel passo libera il padre, libera il figlio e libera i canali di comunicazione fra i due. E lui finisce per raccontare al proprio figlio le storie che il padre raccontava a lui... e così si raggiunge l'immortalità. Che poi l'immortalità la raggiungono solo i dittatori e gli artisti... meglio essere artisti secondo me!