Ok deciso, posto la fan fiction! Per adesso è solo il primo capitolo! La storia è in via di composizione quindi non so quando sarà pronto il secondo capitolo.
Note per chi conosce Blood Ties:La FF non ha riscontri nei vari episodi. E' ambientata dopo "Heart of Ice" - "Heart of fire". Ovviamente troverete Henry, Mike e Vicky,ma anche dei personaggi nuovi, inventati.
Note per chi non conosce Blood Ties.Cos'è Blood Ties? Blood Ties è la storia di Vicky Nelson, investigatrice privata, ex poliziotta che adesso si trova ad occuparsi di casi paranormali; di Henry Fitzroy, figlio di Enrico VII, vampiro, creatura della notte;e di Mike Celluci, poliziotto, ex collega di Vicky.
La FF è a sei voci! Che vuol dire? Vuol dire che ogniuno dei sei personaggi principali (tre sapete chi sono, gli altri tre ve li presenterò strada facendo) parlerà in prima persona.
Ogni capitolo ha il titolo della persona a cui è dedicato.
Dopo tutto sto monologo... a voi...
Now & Forever"
Henry
A volte le cose accadono per puro caso, coincidenze.
Altre volte qualcuno, qualcosa mette il proprio zampino e la tua vita può imboccare strani sentieri cheti portano a fare i conti con il passato.
E’ esattamente questo ciò che accadde quella notte.
Non so dire cosa mi fosse preso, cosa mi fosse passato per la mente. Sarà che gli ultimi fatti accaduti tra me, Vicky e il suo detective mi avevano lasciato un sapore amaro in bocca, o sarà che ero stufo di essere considerato cattivo senza aver fatto nulla per meritarmi di essere chiamato così.
Ho vissuto per 500 anni perché ho sempre scelto io le battaglie da combattere, ho sempre deciso io da che parte schierarmi, ma da quando Vicky è entrata nella mia vita a volte ho come l’impressione di non essere più io quello che comanda e questo, scusatemi tanto, mi fa proprio incazzare.
Giuro che non dico tutto questo per giustificarmi. Nella mia lunga vita non ho mai sentito la necessità di farlo.
Non sto cercando scuse, non sto chiedendo la vostra grazia.
Se quella notte ho sentito la necessità di forzare quella portiera e di rubare quella Porsche , beh, se permettete, sono solo fatti miei. Miei e della mia coscienza, se ha ancora il coraggio di farsi viva.
E lì alla guida di quell’auto mia solo per una notte, provai nuovamente la sensazione di essere libero, di poter andare dove volevo. Perché in quell’auto c’era solo il sottoscritto, Henry Fitzroy, e il fantasma del proprietario.
Proprietario che non aveva nulla di che preoccuparsi. Quando fosse sceso l’indomani avrebbe trovato la sua adorata Porsche posteggiata esattamente dove l’aveva lasciata la notte precedente e non si sarebbe mai accorto che un vampiro l’aveva guidata al posto suo.
Guidai per chilometri come unica compagnia una luna piena, gialla, da infarto, che spiava ogni mia minima mossa.
E quando decisi che era arrivato il momento di fermarmi, girai la chiave e mi appoggiai allo schienale del sedile.
Il paesaggio attorno a me sembrava familiare, ma del resto, ormai, ogni centimetro del pianeta aveva qualcosa di familiare per me.
Facendo scorrere lo sguardo lungo l’abitacolo mi soffermai su un libro, appoggiato o dimenticato sul sedile del passeggero. Distrattamente lo presi in mano.
Immagino che vi starete chiedendo chi mi autorizzasse a ficcare il naso nelle cose private di un uomo che nemmeno conoscevo.
Non lo so.
E oltretutto dopo avergli anche rubato… preso in prestito la macchina, beh, sinceramente non mi interessava neanche saperlo.
Anche perché tutto quello che accadde poi fu solo grazie al gesto normale, se pur così fuori luogo, di prendere quel libro e sfogliarlo.
Lei mi guardava dalla prima pagina di quel libro, mi fissava da quella foto con i suoi occhi talmente nocciola da sembrare quasi dorati.
Sapevo chi era.
Sapevo il suo nome.
Sapevo, ricordavo ancora, l’odore della sua pelle, il sapore dei suoi baci.
Nonostante questo fosse accaduto cento anni prima, più o meno, era tutto scolpito a fuoco nella mia mente.
Improvvisamente l’aria all’interno dell’abitacolo mi sembrò irrespirabile.
Scesi dall’auto e mi appoggiai alla portiera.
Era impossibile! Non poteva essere lei!
Continuavo a ripetermi questo come un mantra. Anche perché, cerchiamo di ragionare un po’, non poteva
davvero essere lei.
Anche se gli occhi che mi guardavano da quella foto erano i suoi, anche se il sorriso sembrava essere lo stesso che avevo imparato ad amare, anche se il mio cuore continuava ad urlare che era lei, la mia Diana, la testa mi portava a trovare una spiegazione logica a tutto questo.
Spiegazione che non tardò ad arrivare: la ragazza della foto altri non poteva essere che una discendente di Diana, una sua nipote che per uno strano scherzo del destino, aveva ricevuto in eredità il suo stesso aspetto.
Semplice.
Sorrisi alla luce della luna, sorrisi schernendomi di quello che avevo pensato.
Rigirai la foto tra le dita e quello che lessi mi fece rimettere in dubbio ogni cosa.
Là, scritti nero su bianco, i versi di una poesia di Baudelaire.
Le soleil s’est nayé dans son sang qui se fige…
Ton souvenir en mon luit comme un ostensoir.Ok, lo so già cosa vi starete chiedendo. Perché quei due versi mi avevano colpito diritti al cuore. Eh già, voi non lo sapete, non siete a conoscenza di quelle notti passate a leggere Baudelaire, quando lui ancora non era
Baudelaire, ma semplicemente Charles.
Quando in quel gazebo lontani da tutto e da tutti, le leggevo le poesie di quel giovane, promettente scrittore, mentre lei appoggiata sul mio petto ascoltava ad occhi chiusi e commentava ciò che sentiva tra una strofa e un’altra.
Ancora appoggiato alla portiera dell’auto scossi la testa per riprendere il controllo di me stesso.
Che diavolo, io non sono mai stato così romantico, o almeno non lo sono più da un centinaio d’anni
Era ora di smetterla con tutte quelle smancerie e riportare indietro quella Porsche che per una notte mi era appartenuta.
Risalii in macchina ridendo di me stesso.
Guidai rifacendo la strada all’inverso, fino al punto in cui qualcuno o qualcosa mi aveva sussurrato di salire su quella Porsche, e fregarmene per una volta di fare il bravo ragazzo. Dai gusti alimentari un po’ particolari, d’accordo, ma sempre un bravo ragazzo.
Chiusi la portiera dietro le mie spalle e lanciai un’ultima occhiata a quella macchina, ma soprattutto al libro che avevo riposto sul sedile accanto al mio.
Fu mentre ricercavo nella memoria il volto di quella donna, che la sentì. Una risata. Schietta e cristallina. Proveniva da giù.
Solo allora diedi uno sguardo al luogo del mio furto e mi accorsi che la Porsche era stata parcheggiata di fronte ad un albergo.
Ok lo ammetto sono sempre stato un tipo curioso e ammetto anche che per un momento mi era sembrato di riconoscere quella risata. Fatto sta che mi avvicinai all’entrata e velocemente, senza farmi notare da nessuno, come solo noi vampiri sappiamo fare, mi diressi verso quella risata.
Mi ritrovai in un attimo su un prato, sotto di me la piscina dell’albergo, in piedi con addosso solo un costume, una donna… quella donna…. Lei!
Non è lei, mi ripetevo!
Poi, quasi come se avesse avvertito la mia presenza, lei alzò lo sguardo.
E quello che fece, mi risolse ogni dubbio.
Guardandomi fisso, lei, sussurrò il mio nome!"
Continua...
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